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Scoperto un gene che potrebbe essere in grado di bloccare l'Ebola e l'HIV

Virus Ebola - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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La scoperta, qualora dovesse essere confermata, potrebbe costituire un vero punto di svolta nella lotta a questi virus mortali.
Un team di ricercatori americani, guidato dagli scienziati dell'Università dello Utah Health e della Rockefeller University ha determinato come una mutazione genetica rintracciata nei topi e nelle scimmie riesca ad interferire con virus come l'HIV e l'Ebola.
Il gene, chiamato retroCHMP3, codifica per una proteina alterata che interrompe la capacità di alcuni virus di uscire da una cellula infetta, impedendogli di infettare altre cellule.

Normalmente, alcuni virus si racchiudono nelle membrane cellulari e poi escono germogliando dalla cellula ospite. Il RetroCHMP3 è in grado di ritardare tale elaborazione abbastanza a lungo da impedire al virus di fuggire.

"Questa è stata una scoperta inaspettata - afferma Nels Elde, autore dello studio e genetista evoluzionista presso il Dipartimento di genetica umana presso la University of Utah Health - siamo rimasti sorpresi dal fatto che rallentare un po' la nostra biologia cellulare metta fuori gioco la replicazione del virus".

Utilizzando strumenti genetici, gli autori hanno prodotto una versione modificata del gene CHMP3 umano, quindi hanno infettato la coltura cellulare con il virus dell'HIV e hanno scoperto che il virus si separava dalle cellule con maggiore difficoltà.
Una versione modificata del CHMP3 umano ha impedito con successo la riproduzione di cellule infette da HIV. E questo è avvenuto senza che fossero interrotti i segnali metabolici o le funzioni cellulari associate, che potrebbero causare la morte cellulare.

"Siamo entusiasti di questo risultato, perché qualche tempo fa abbiamo dimostrato che molti virus con involucro utilizzano il percorso ESCRT per uscire dalle cellule - ha affermato Wes Sundquist, capo del Dipartimento di Biochimica dell'Università dello Utah - abbiamo sempre pensato che ci fosse un modo in cui le cellule possono difendersi da tali virus, ma non sapevamo come ciò potesse accadere senza interferire con altre funzioni cellulari molto importanti".

Gli autori dello studio ritengono che, da un punto di vista evolutivo, l'emergere di tali varianti genetiche alterate rappresenti un nuovo tipo di immunità, che può formarsi rapidamente per proteggere dalle minacce a breve termine.

Lo studio è stato pubblicato online il 30 settembre e sarà presente nel numero del 14 ottobre della rivista specializzata Cell.
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