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Puddu (Deloitte): nel Made in Italy il binomio “piccolo e bello” deve scindersi per la crescita

© Sputnik . Albert PolyakovWorld Food permette un contatto diretto tra produttori italiani e rivenditori e distributori russi selezionati
World Food permette un contatto diretto tra produttori italiani e rivenditori e distributori russi selezionati - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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Il responsabile Consumer Product della società di servizi professionali alle imprese spiega come far entrare il digitale nell’agroalimentare italiano per sfruttare il boom dell’e-commerce puntando al 4.0.
Digitalizzazione, e-commerce, fare rete, usare al meglio la tecnologia senza tralasciare il buono e il bello del Made in Italy. Una ricetta difficile da realizzare soprattutto per le piccole e medie imprese italiane e in particolare per quelle del Mezzogiorno. Eugenio Puddu, responsabile Consumer Product di Deloitte Italia, spiega a Sputnik Italia quali sono le strategie da seguire per agganciare la crescita mondiale anche per l’agroalimentare italiano, così apprezzato nel mondo.
- Si parla di e-commerce e digitale per l’agroalimentare Made in Italy come punto di svolta per la ripresa. Ma come raggiungere tutte quelle realtà piccole o piccolissime che sono parte delle eccellenze italiane del settore?
- L’utilizzo dell’e-commerce per il comparto Food in Italia al momento procede a diverse velocità: da un lato l’esplosione dei servizi di delivery nel mondo della ristorazione, dall’altro l’introduzione – seppure ancora piuttosto limitata – di modelli di business digitali per la spesa alimentare. Dai dati raccolti dal Deloitte State of the Consumer Tracker, infatti, emerge che le intenzioni di spesa dei consumatori italiani in ambito “grocery” sono ancora prevalentemente legate al canale fisico (90%) piuttosto che alla spesa effettuata online e consegnata a casa (7%) o ritirata sul punto vendita (4%).
Come per il delivery / take out nella ristorazione, anche per la spesa alimentare sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (15%) a dimostrare una maggiore disposizione per la scelta del canale digitale rispetto al resto della popolazione (vs. 12% del target 35-54 anni e il 7% degli over 55) . Possiamo immaginare che l’espansione dell’e-commerce in ambito alimentare continuerà nel lungo periodo, forte dell’avvicinamento agli strumenti digitali anche da parte di target tradizionalmente lontani dalle tecnologie ma anche dell’aspettativa dei consumatori di continuare a cucinare a casa e prediligere cibi freschi anche dopo la fine della pandemia.
© Foto : Deloitte ItaliaDeloitte State of the Consumer Tracker
Deloitte State of the Consumer Tracker - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
Deloitte State of the Consumer Tracker
- Cosa fanno le aziende per intercettare questo trend?
- Per andare incontro a questo cambiamento, molte aziende stanno già puntando su una filiera corta e relazioni dirette con il consumatore. Occorre tuttavia investire per abbracciare le potenzialità che offre il digitale. Se il nodo finanziario può essere sciolto più facilmente dalle aziende più solide e grandi, per le piccole realtà è necessario considerare le potenzialità della rete e aprirsi a nuove collaborazioni tra gli attori della filiera. Già oggi un’impresa alimentare (con almeno tre dipendenti) su due non opera in modo isolato, eppure quando si sviluppano relazioni si seguono spesso logiche tradizionali di filiera, principalmente di committenza e subfornitura. Mentre sono ancora poco diffusi modelli di collaborazione che possono meglio rispondere alle logiche di innovazione ed ecosistema, come i contratti di rete e le joint venture, che secondo i dati Istat sono impiegati dal 6% delle aziende in ambito alimentare.
Il binomio del “piccolo” e “bello”, che nel nostro Paese trova conferma in tanti settori tra cui l’alimentare, deve scindersi se si vuole realizzare la crescita e per farlo è necessario creare sinergie.
© Foto : Deloitte ItaliaEugenio Puddu, responsabile Consumer Product di Deloitte Italia
Eugenio Puddu, responsabile Consumer Product di Deloitte Italia - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
Eugenio Puddu, responsabile Consumer Product di Deloitte Italia
- Quali sono le potenzialità, in particolare al Sud?
- Secondo le rilevazioni del Digital Economy and Society Index (DESI) elaborato dalla Commissione Europea, prima dell’inizio della crisi sanitaria l’Italia era tra gli ultimi paesi in Europa per digitalizzazione, a fianco di Bulgaria, Grecia e Romania.
Guardando all’interno del nostro Paese, il divario tra nord e sud emerge nitidamente: delle undici regioni con un punteggio superiore alla media italiana,
8 sono del nord;
3 del centro;
chiudono la fila le regioni del Mezzogiorno.
La DESI, tuttavia, scatta una fotografia precedente alla pandemia e all’accelerazione tecnologica che ne è scaturita. Inoltre, questi dati devono essere letti alla luce delle misure di digitalizzazione messe in campo sia dall’UE sia dai singoli Paesi per realizzare la ripresa.
Questo il contesto da considerare come premessa per la digitalizzazione del settore agroalimentare: una trasformazione che non può interessare solo i canali di distribuzione ma è necessario che permei l’organizzazione per abilitarne lo sviluppo secondo logiche di industria 4.0.
Più sarà diffuso questo modello, maggiori saranno i vantaggi non solo per le imprese ma anche per il territorio. Ciò perché il digitale consente una maggiore condivisione di informazioni ma anche l’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse, a tutto vantaggio delle persone e dell’ambiente.
Essendo quello dell’industria 4.0 un mercato giovane ma con potenzialità, il sogno potrebbe essere di aggiungere una stella all’eccellenza italiana in ambito agroalimentare: la tecnologia.
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