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La "fine" del mondo è vicina: sempre più anziani e sempre più risorse necessarie

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Anziano mangia una mela - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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Bloomberg ammonisce: il primo mondo si sta avvicinando alla soglia critica: nel prossimo futuro il numero di anziani crescerà sempre di più e con questo anche le risorse necessarie a mantenerli.
No, non è quella soglia critica di cui oggi si parla tanto, ossia gli incontrovertibili cambiamenti climatici.
Stiamo parlando piuttosto di quell’enorme problema che la risoluzione della questione ambientale non farà che peggiorare.
Ossia il generalizzato invecchiamento della popolazione.
A questo proposito un breve riepilogo: la maggior parte dei Paesi al mondo oggi ha già superato la soglia del cosiddetto indice di fecondità congiunturale, ossia stanno effettuando una “transizione demografica”.
In parole povere, in questi Paesi il numero medio di figli per donna è inferiore a 2. Ciò significa che le future generazioni di queste nazioni saranno meno numerose di quelle attuali.
Le nazioni interessate da questa transizione sono la Russia, la maggior parte delle repubbliche post-sovietiche (ad eccezione di quelle medioasiatiche), gli USA, il Canada, l’intera Europa, tutta l’Asia orientale e buona parte dell’America meridionale (Brasile e Cuba compresi) e anche diversi grandi Paesi islamici come l’Iran e il Bangladesh.
Un enorme numero di altre nazioni supererà questa soglia nei prossimi 10 anni poiché la natalità si sta riducendo a livello globale: in prossimità della soglia si trovano Messico, Argentina, India, Indonesia e Arabia Saudita.
E persino nei Paesi che al mondo svettano per crescita della popolazione (come Pakistan, Egitto o Nigeria) la natalità oggi è del 25-50% inferiore rispetto ai picchi di 40-60 anni fa.
Bloomberg, analizzando la situazione europea e americana, osserva che il sempre più nutrito esercito di anziani costituisce una crescente sfida.
Infatti, gli anziani non contribuiscono alla economica e ne cambiano i connotati in quanto:
oggi si vive sempre più a lungo
più aumenta l’età, maggiori sono i problemi di salute.
“Il 40% degli americani con 85 anni o più soffrono di Alzheimer. Il 70% degli ultrasessantacinquenni avrà bisogno a un certo punto della vita delle cure di una badante. La cruda realtà è che più si vive a lungo, più vi sono anziani che necessitano di cure continuative”.
Per presentare al meglio la portata del problema, si consideri che nel 2018 gli americani ultraottantacinquenni erano 6,5 milioni, ossia circa il 2% della popolazione statunitense.
A questi si aggiungono i cittadini di età compresa tra 75 e 84 anni che costituiscono il 4,5% della popolazione. Quindi ben preso il numero di americani potenzialmente affetti da Alzheimer potrebbe raddoppiare facendo, di conseguenza, crescere l’esercito di anziani che necessitano di cure continuative.

Chi si prenderà cura degli anziani?

La risposta “faranno tutto i robot” sembra perfetta, ma non è che una illusione. Nel mondo di oggi sono molte le case automobilistiche che cercano di elaborare o migliorare i propri piloti automatici, ma ad oggi sul mercato non esiste nessun vero e proprio pilota automatico in grado di guidare l’auto secondo le norme del codice della strada. Prima di arrivare a un robot in grado di prendersi cura degli anziani con problemi mentali, di cambiare la biancheria, aiutare e lavare e dar da mangiare agli anziani ci vuole molto tempo, più o meno lo stesso che ci separa dalla colonizzazione di Marte.
Nemmeno la risposta “se ne occuperanno figli e nipoti” sembra convincere perché, come visto più sopra, ci saranno sempre meno figli e nipoti. E comunque i figli dovranno lavorare e i nipoti studiare. La necessità di prendersi cura degli anziani significa che i familiari dovranno spendere tempo e denaro su questo invece di studiare e lavorare.
Pertanto, la risposta corretta potrebbe essere “se ne occuperanno delle figure appositamente formate”. Ciò significa che nelle prossime generazioni una quota sempre maggiore di persone sarà costituita da figure professionali che si occuperanno di badare agli anziani.
Questo settore al momento è in crescita a livello globale, ma il problema risiede nel fatto che il comparto genera soltanto dispendio di risorse senza produrne di nuove: infatti, nel badare agli anziani (a differenza di quanto avviene con i bambini) c’è soltanto un dispendio da parte di stato e cittadini, ma non c’è restituzione di alcuna risorsa. È una verità piuttosto dura, ma è così.
© Sputnik . Igor Zarembo / Vai alla galleria fotograficaAnziani
Anziani - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
Anziani
Una ulteriore domanda da porsi è: “da dove prendere tutte queste badanti”.
Le alternative sono 2:
1.
formare per queste professioni una quota sempre maggiore della popolazione in età da lavoro
2.
attrarre lavoratori stranieri
Nella realtà, naturalmente, si verificheranno entrambe le situazioni.
E per qualsiasi Stato si tratta comunque di alternative poco felici perché tutte queste persone andranno pagate. Il coinvolgimento nel settore della terza età di un numero sempre maggiore di cittadini in età da lavoro creerà una necessità di lavoratori stranieri (infatti, nel prossimo futuro i processi di automazione colpiranno più i lavori di ufficio che quelli manuali).
E l’aumento del numero di lavoratori stranieri creerà diversi cambiamenti nello stile di vita che potrebbero non piacere a molti cittadini autoctoni del dato Paese.
Ma in fin dei conti questa potrebbe essere una soluzione temporanea in quanto la natalità sta calando ovunque nel mondo e quando supererà la soglia di cui sopra anche in Africa (fra circa 40 anni) non ci saranno più africani per tutti.
Qui vale la pena di soffermarsi su un dettaglio.
Più sopra ho scritto che la lotta al cambiamento climatico che oggi è rappresentato come la principale minaccia all’umanità non farà che peggiorare il problema dell’invecchiamento della popolazione e della povertà degli anziani (e dunque nell’intera nazione) in futuro.
Il processo logico è molto semplice. La lotta al cambiamento climatico oggi è focalizzata a) sulla riduzione delle emissioni di CO2 e sulla transizione alla cosiddetta energia verde e b) sulla riduzione dei consumi di energia. Al momento non vi è ragione di supporre che l’energia green sarà più conveniente o di pari prezzo rispetto a quella prodotta a partire dall’idrogeno. Anzi, ad oggi pare che sarà molto più cara. Una energia per la cui produzione si spende molto significa che i cittadini di diversi Paesi (che già si lamentano che fare e crescere figli non serve a nulla) faranno sempre meno figli.
Se osserviamo la classifica dei primi Paesi in cui l’energia elettrica costa di più, vediamo che tra i primi 10 troviamo Germania, Danimarca, Portogallo, Belgio, Irlanda, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Ruanda e Austria. Soltanto in uno di questi, il Rwanda, la popolazione non invecchia. Ma a dirla tutta in questa nazione soltanto il 40% della popolazione ha accesso all’elettricità.
Invece, Germania, Gran Bretagna, Italia e Giappone sono tra i leader per quota di fonti green nel mix energetico.
Le conclusioni che possiamo trarre da questa riflessione sono piuttosto crude.
Il mondo, sebbene non se ne parli molto, ha davanti a sé dei decenni molto difficili. Infatti, in questo periodo di tempo vi saranno un numero sempre maggiore di anziani che necessiterà di cure. Saranno decenni in cui il prezzo dell’energia aumenterà molto e, di converso, crollerà a picco la natalità. Infine, saranno anni in cui si produrrà una sostituzione tra la popolazione anziana dei Paesi sviluppati con la gioventù di Paesi non sviluppati.
Riusciranno a salvaguardare un più o meno buon livello di benessere dei cittadini, in termini di potere di acquisto, o i Paesi che avranno garantito l’accesso di cittadini a industrie a energia a basso costo oppure quei Paesi che per qualche miracolo saranno riusciti a convincere i propri cittadini a fare figli.
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