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I microfoni degli smartphone ci spiano? Il Garante della privacy apre un’inchiesta

Smartphone - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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Dopo la segnalazione di pubblicità e proposte commerciali stranamente simili a desideri espressi in precedenza dagli utenti. Sotto la lente di ingrandimento alcune tra le app più scaricate, secondo l’Authority.
I microfoni degli smartphone sono perennemente aperti, per gli assistenti vocali, ma anche per diverse app che, al momento dell’installazione, chiedono l’accesso al device e poi, senza alcun avvertimento, “rubano” i dati degli utenti e spiano le conversazioni e i desideri per secondi fini.
È la tesi del Garante della privacy che, dopo una serie di segnalazioni, ha aperto un’inchiesta in collaborazione con il Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza.
“Molte app, infatti tra le autorizzazioni di accesso che richiedono al momento del download, inseriscono anche l’utilizzazione del microfono. Una volta che si accetta, senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati, il gioco è fatto”.
Il Garante, quindi, vuole appurare se le app, alcune molto note e scaricate, esplicitino nella loro informativa quale sarà l’uso dei dati carpiti tramite il microfono, o se ci sia una procedura ingannevole.

La denuncia degli utenti

Il Garante ha avviato l’istruttoria dopo segnalazioni di consumatori e utenti.
I reclami riguardano eventi simili tra loro: dopo aver parlato con altre persone di un prodotto è apparsa la pubblicità o la promozione proprio di quel prodotto tramite l’app incriminata. Molto più che una casualità, una vera e propria profilazione a fini commerciali.
La nuova attività si affianca a quella già avviata sulla semplificazione delle informative, attraverso simboli ed immagini, affinché gli utenti e i consumatori siano messi in grado in maniera sintetica ed efficace di fare scelte libere e consapevoli.

I precedenti

Ma le app dei cellulari e l’uso del microfono, non sono i primi a finire all’indice per presunto “furto di dati.
Yahoo! È stata accusata dal Wall Street Journal di spiare le mail degli utenti e poi vendere i dati agli inserzionisti, attraverso l’analisi di oltre 200 milioni di caselle postali e degli acquisti dei proprietari.
Stessa pratica messa in atto per anni da Google con il suo Gmail. Ma il gigante di Mountain View ha dichiarato di aver interrotto l’analisi da un anno.
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