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Confindustria: “La produzione industriale frena ad agosto, ma le prospettive restano positive”

CC0 / Pixabay.com / Industria
Industria - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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La stima del Centro Studi di via dell’Astronomia è -0,2%. La domanda resta forte e le previsioni dell’economia per i prossimi tre mesi sono migliorate.
La produzione industriale in Italia rallenta ad agosto e settembre, ma la stima non preoccupa gli imprenditori che ritengono che le prospettive “rimangono positive”.
È la previsione del Centro studi di Confindustria, che attraverso la sua indagine rapida sulla produzione industriale ha stimato che la salita si è fermata ad “agosto (-0,2%) e settembre (-0,3%)", ma lo stesso dato è, invece, cresciuto “nel terzo trimestre del 2021 dello 0,5%”.
Si tratta quindi di un ritmo fisiologicamente più contenuto di quanto osservato nei primi due (quando era aumentata rispettivamente di +1,2% e +1,5%)”.
"D'altra parte - rilevano gli economisti di via dell'Astronomia - sono molto migliorate le attese sull'andamento dell'economia nei prossimi tre mesi".
"Le prospettive rimangono quindi positive” e "la domanda si è confermata forte come testimoniato non solo dal dato elevato in prospettiva storica dei giudizi sugli ordini, ma anche dal quinto mese consecutivo di giudizio negativo sulle scorte”, secondo il Centro studi.

A migliorare le attese influisce anche la riduzione dell’incertezza su possibili ricadute economiche, legate a “eventuali irrigidimenti delle restrizioni amministrative dovute alla pandemia”, una riduzione ottenuta “grazie alle percentuali di copertura raggiunte dalle vaccinazioni".

Frenata per la mancanza di materiali e manodopera

L’indagine rileva anche che ad agosto e settembre i settori dove la fiducia delle imprese è peggiorata sono quelli dei servizi e della manifattura, “per via del rallentamento dei giudizi e delle attese sui livelli di produzione e sugli ordini (ancora comunque molto espansivi), per via del canale estero”.

In particolare, a pesare sono stati la scarsità di manodopera e la carenza di materiali, “percepiti come fattori di crescente ostacolo alla produzione”.

Secondo le imprese del campione di IHS-Markit, “hanno pesato negativamente le interruzioni sulla catena di distribuzione, che hanno indotto un ulteriore allungamento dei tempi medi di consegna e un incremento del lavoro inevaso”.
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