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Presidente Istat: “Con il Covid più morti e meno figli, un bilancio da terza guerra mondiale”

© Sputnik . Pavel L'vov / Vai alla galleria fotograficaUnità di terapia intensiva
Unità di terapia intensiva - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
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Blangiardo traccia il quadro dei dati in Italia con un calo della natalità e un invecchiamento costante della popolazione: con questo trend, nel lungo periodo la popolazione italiana sarà dimezzata.
Consapevolezza, speranza e disponibilità “sono le tre chiavi per la ripartenza” dell’Italia, secondo Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, che, parlando a Repubblica degli ultimi dati e le tendenze relative alla popolazione italiana, vede un Paese che si “muove in due direzioni”, tra ripresa economica e un drammatico calo demografico.

Colpa della pandemia, che “ha avuto lo stesso impatto, in termini di perdita di vite umane, di una terza guerra mondiale. Più di 130.000 vittime”.

Mortalità concentrata nelle fasce più anziane, ma che non ha rallentato l’invecchiamento della popolazione, che resta “inesorabile”.
Blangiardo sottolinea poi che la mortalità si accavalla al dato della natalità, ancora in diminuzione: “Se le previsioni saranno confermate, chiuderemo il 2021 per la prima volta sotto quota 400 mila nuovi nati, probabilmente intorno a 390 mila”.

Nel 1964, sottolinea, i nuovi nati erano oltre un milione “nel lungo periodo e se la tendenza rimanesse invariata, porterà la popolazione italiana a 30 milioni, la metà di oggi”.

Meno nascite e madri più anziane

Il presidente dell’Istat entra nel dettaglio del calo di nascite in Italia, legato in particolare alle paure e alle incertezze del lockdown, della perdita del lavoro e dei contagi.
“Solo a marzo c’è stato un aumento, un colpo di scena grazie alle donne, non più giovanissime, italiane e laureate che – esaurita la prima ondata – hanno pensato che il peggio fosse passato e hanno messo in cantiere un figlio”, sottolinea.
Ma poi il trend si è nuovamente fermato e “le donne straniere hanno proprio rinunciato. Troppe difficoltà per loro”.
Blangiardo conferma che donne e giovani sono state le due categorie che hanno sofferto di più nella pandemia.
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“C’è un'enorme difficoltà a gestire la famiglia, a conciliare i tempi del lavoro con la crescita di un figlio. Se un asilo mi costa 500 euro al mese e io ne guadagno 800, rinuncio al lavoro e resto a casa. Ad agosto su 80.000 posti di lavoro persi, 68.000 sono donne”.
Per questo motivo “la strada giusta è quella dell’assegno unico universale, allargato proprio a tutti”.
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