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Mimmo Lucano: "Quando parlano di associazione a delinquere, coinvolti anche Viminale e Prefettura"

L'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
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A 24 ore dalla condanna in primo grado per associazione a delinquere, torna a parlare l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano.
"Quando parlano di associazione a delinquere dovevano mettere insieme a me anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria, perché allora mi chiamavano 'San Lucano' in Prefettura, perché gli risolvevo i problemi degli sbarchi".
Con queste parole Mimmo Lucano ha commentato la condanna in primo grado a 13 anni e 2 mesi di detenzione in carcere.
L'ex primo cittadino di Riace ha sottolineato che nel comune era presente "un'organizzazione dell'accoglienza, c'erano le associazioni, le coop e alla fine lo Stato mi ripaga dicendo che ho fatto l'associazione"

"Tante cose gravi"

Lucano ha voluto sottolineare i tanti aspetti "gravi" e le "tante ombre" che, a suo modo di vedere, caratterizzerebbero la vicenda che lo vede coinvolto.

"Mi aspetto che qualcuno si ricordi della ragazza che, a causa della chiusura del progetto Cas per mancanza di fondi, è poi morta in un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando", ha detto Luciano, facendo riferimento a Becky Moses, la 26enne nigeriana morta il 27 gennaio 2018 e che ha fatto parte per due anni della comunità di Riace.

Solo orgoglio per l'aiuto agli altri

"Sono dispiaciuto. Non ho nessuna cosa nella vita se non l'orgoglio di avere, per anni, inseguito un'ideale e di aver fatto delle cose che mi davano una fortissima gratificazione, essere di aiuto a tantissime persone arrivate a Riace in fuga dalle guerre, dalla povertà", ha proseguito Lucano, parlando del suo operato nel periodo in cui era in carica come sindaco.
Per l'ex primo cittadino, quanto fatto negli anni nell'assistenza agli immigrati equivaleva a "dare un aiuto al mondo".
"Non ho niente se non orgoglio per aiuto altri", "Questo dava valore a quello che stavo facendo, che non era una cosa persa. Nel mio immaginario era come dare un aiuto al mondo", racconta Lucano, ancora sconvolto per la condanna, ma soprattutto per le accuse rivolte al suo sistema di accoglienza e integrazione dei migranti, il cosiddetto 'modello Riace'.

"Per anni ho avuto questa convinzione. Per anni lo Stato mi ha chiesto con insistenza. Io mi aspettavo l'assoluzione. Il giudice mi aveva revocato le misure cautelari dandomi la possibilità di venire a votare per le Comunali. Poi non conta la Cassazione ed il Riesame che ha smontato l'accusa, come lo stesso gip che pure emise l'ordinanza nei miei confronti", ha concluso il sindaco.

La condanna di Mimmo Lucano

Ieri, il tribunale di Locri, presieduto dal giudice Fulvio Accurso, ha condannato in primo grado l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano.
All'ex primo cittadino è stata inflitta una condanna pari a 13 anni e 2 mesi, più di quanto richiesto dalla Procura di Locri.
Lucano era accusato di essere il promotore di un'associazione a delinquere che aveva lo scopo di commettere "un numero indeterminato di delitti, contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio, così orientando l'esercizio della funzione pubblica del ministero dell'Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell'accoglienza dei rifugiati nell'ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l'affidamento dei servizi da espletare nell'ambito del Comune di Riace".
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