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Maxi sequestro a Molfetta: sottratti beni per 50 milioni ad un noto imprenditore edile

CC0 / Pixabay.com / Carabinieri
Carabinieri - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
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Secondo il tribunale di Bari, che ha disposto il sequestro, Giuseppe Manganelli aveva costruito il suo "impero finanziario e imprenditoriale", investendo capitali provenienti da attività estorsive e dal narcotraffico, nell'attività edilizia e nella distribuzione di carburanti.
I carabinieri di Bari hanno sequestrato beni per il valore di 50 milioni di euro al 52enne Giuseppe Manganelli, noto imprenditore edile di Molfetta. Il decreto di sequestro preventivo, emanato dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, è stato eseguito alle prime luci di venerdì mattina dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale del capoluogo pugliese, coordinati dalla DDA della Procura della Repubblica di Bari e coadiuvati da quelli della Compagnia di Molfetta.
Il capitale sottratto all'imprenditore è costituito da immobili, tra cui 16 fabbricati con vista mare, terreni, compendi aziendali, conti correnti, veicoli e beni di lusso, compresa un’imbarcazione da diporto.

Il passato criminale di Manganelli

Secondo quanto ricostruito nel provvedimento firmato dalla Dott.ssa Giulia Romanazzi, Presidente della Sezione specializzata in misure di prevenzione del Tribunale di Bari, la fortuna di Manganelli deriva da una fruttuosa carriera criminale svolta negli anni '90.

Il suo curriculum criminale, infatti, annovera condanne passate in giudicato per rapina, associazione delinquere finalizzata al narcotraffico ed estorsioni, nonché un periodo detentivo di 12 anni, con il coinvolgimento nelle oramai note operazioni 'Reset' e 'Primavera'.

L'attività imprenditoriale

Ma una volta pagato il debito con la giustizia, Manganelli dismette i panni del criminale per indossare quelli dell'imprenditore e impiega i proventi illeciti, occultati e accumulati, in una lungimirante strategia di investimento.
Così costruisce rapidamente la sua fortuna ed in dieci anni, a partire dal 2011, il 52enne costituisce le prime società, anche grazie alla fittizia interposizione di alcuni prestanome, che permettono di diversificare la sua attività.
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Attraverso un intricato sistema a scatole cinesi, che gli permette di occultare l'illecita provenienza della sua ricchezza finanziaria, in breve tempo Manganelli estende il suo settore dal campo dell'edilizia a quello della distribuzione di carburanti.
Questo percorso di costituzioni ed acquisizioni societarie è stato passato al setaccio dalla Sezione specializzata in Misure di Prevenzione del Comando Provinciale di Bari, che, operando su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bari, ha ricostruito l'attività finanziaria intessuta per oltre vent'anni dall'imprenditore, risalendo alle operazioni che hanno permesso a Manganelli di costruire il suo impero finanziario e imprenditoriale.

I beni sequestrati

A conclusione del lavoro di indagine, la DDA di Bari ha presentato la richiesta, poi accolta dal tribunale di Bari, di procedere al sequestro dell'intero patrimonio di Manganelli, evidenziando la provenienza illecita dei capitali utilizzati dallo stesso.
Sono dunque stati posti sotto sequestro 16 fabbricati, tra i quali la villa, vista mare, ove lo stesso risiede, quattro terreni, per un’estensione totale di circa 5.000 mq, 5 società, tra le quali la 'Unione Petroli s.r.l.', avente da sola un fatturato annuo di circa venti milioni di euro, 6 veicoli ed un'imbarcazione da diporto, nonché 11 conti correnti e quote partecipative ad un fondo di investimento.
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