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Cingolani: “Alla preCop 26 nessun bla bla bla, è successo qualcosa di eccezionale”

© Sputnik . Evgeny UtkinRoberto Cingolani
Roberto Cingolani - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
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Per il ministro della Transizione ecologica è giusto che i giovani “ci bastonino”, ma bisogna dare il tempo alle industrie di trasformarsi senza lasciare nessuno indietro.
Alla Youth4Climate, che si è svolta durante la preCop 26 a Milano, in vista della conferenza sul clima di Glasgow, “è successo qualcosa di eccezionale. Avevo aspettative enormi, sono state superate”, dice il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervistato da La Stampa.
“Il lavoro che abbiamo fatto è tutto il contrario del 'bla bla bla’. – dice riferendosi alle critiche dei giovani ambientalisti, Greta Thunberg in testa - A Milano è successo qualcosa di importante, con quattrocento ragazzi che hanno preso l’aereo e, per due giorni, hanno lavorato per produrre un documento di proposte. Il nostro impegno è portare questo testo alla Cop 26. È giusto che loro provochino, ed è nostro compito dare risposte”.
Cingolani è convinto che ascoltare i giovani e coloro che provengono dai Paesi più svantaggiati sia giusto, come è anche corretto che i delegati “ci abbiano bastonato, avevano ragione: loro pagano conseguenze molto più alte delle nostre. Per loro, già oggi, il problema è la sopravvivenza”.

La transizione è necessaria, ma serve dialogo

Per Cingolani, il Pnrr, che è lo strumento con cui in Italia si lancerà la transizione energetica, “è assolutamente audace. Porteremo l’energia prodotta dalle rinnovabili oltre il 70%”.
Ma bisogna andare oltre e “mettere a terra i risultati di queste azioni. Ma noi produciamo l’1% dei gas climalteranti, metterci a posto la coscienza non basta”.
In particolare, bisogna lavorare di concerto con sindacati e aziende e “cambiare tutto molto in fretta, azzeccando i tempi e senza lasciare indietro nessuno”.
Ci sono infatti settori, come l’automotive, dove ci sarà una vera rivoluzione, dal termico all’elettrico o combustioni alternative.

“Abbiamo 13 milioni di auto mobili euro 0 e euro 1, la gente se le tiene perché non ha i soldi, se noi li portassimo sugli euro 6 l’impatto sarebbe enorme”.

Un cambiamento da fare in più passi, il primo “salto” entro nove anni e poi ce ne saranno altri 20 per completare la transizione.
“Cerchiamo di salvaguardare il lavoro e diamo modo alle filiere di riconvertirsi”.
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