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Avv. Ruggiero: “Minori sottratti: Il caso Eitan è solo la punta dell’iceberg”

© Foto : PixabayViolenza sui minori
Violenza sui minori - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
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I casi di bambini contesi tra l’Italia e l'estero sono quasi 250 all’anno e, nella maggioranza delle situazioni, circa il 60%, riguarda minori portati fuori dai confini, spesso con la scusa di una vacanza.
Il restante 40% è rappresentato da bambini che si trovano in Italia e sono reclamati dall’estero. Meno del 5% dei bambini portati via fa ritorno in Italia, degli altri si perdono le tracce negli anni, senza nessun intervento delle Autorità preposte per riportarli fisicamente a casa. Una statistica che fa non solo riflettere, ma dovrebbe spingere ad agire subito.
Abbastanza spesso i minori vengono sottratti e portati in Russia. Uno degli ultimi casi è scoppiato qualche anno fa. Si tratta della storia di un padre disperato che di punto in bianco si è ritrovato privato del suo piccolo. Nel 2009 l’uomo si era sposato con la donna: una relazione entusiasmante, che ha portato nel 2012 alla nascita del loro bambino, italiano. Qualcosa tra loro è cambiato tra il novembre del 2014 e il Capodanno 2015. I suoceri, di vecchio stampo tradizionale russo, non avrebbero mai accettato un certo tipo di educazione per il nipote. Lo volevano 'russo' a tutti gli effetti, tanto da pianificare già dal mese di novembre la grande fuga verso Mosca. Nel 2017, sul banco degli imputati erano finiti la mamma del piccolo e i genitori di lei, i nonni materni. La famiglia, in concorso di reato, era accusata di sequestro di persona e di sottrazione di minore. Tutti e tre sono stati condannati a 4 anni di reclusione.
Nell’corso dell'intervista rilasciata a Sputnik Italia l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperto in diritto di famiglia, dirtto minorile e diritti accessori ha spiegato l’iter da seguire, ma anche limiti, falle e lungaggini delle attuali procedure.
© Foto : Valentina RuggieroValentina Ruggiero
Valentina Ruggiero - Sputnik Italia, 1920, 01.10.2021
Valentina Ruggiero
— Avvocato Ruggiero, perché negli ultimi anni il problema dei minori allontanati in Italia è diventato così complesso?
— In realtà, non si tratta di un fenomeno sono degli ultimi anni. La sottrazione internazionale di minori è sempre stata una questione molto delicata e complessa, nella quale entrano in gioco molte dinamiche psicologiche, sociali e familiari, e nella risoluzione dobbiamo sempre mettere al primo posto il benessere dei minori.
Ciò che effettivamente è cambiato è l’estrema facilità con cui ci si possa spostare, andando all’estero anche con minori per motivi ludici o scolastici. Questo rende più semplice far uscire dal paese con l'inganno un minore, ancor di più se accompagnato da un genitore o da un parente stretto, per poi trasferirsi stabilmente in altro stato.
— Come si concludono di solito i casi simili a quello di Eitan, - l’orfano di 5 anni, unico sopravvissuto della tragedia della funivia di Stresa sul Mottarone -ma privi di attenzione mediatica? Quanto spesso viene richiesto l’intervento delle forze dell'ordine e l’attivazione della Convenzione dell'Aja?
— Purtroppo, questi casi non hanno sempre un lieto fine. Riportare un minore in Italia può essere davvero complicato, soprattutto se è stato condotto in un paese che non ha aderito ai trattati internazionali, dei quali ad oggi la Convenzione dell'Aja è la più importante in materia.
I casi di sottrazione di minori vengono denunciati quasi immediatamente, non appena l’altro genitore capisce che c’è qualcosa che non va, e subito vengono protocollati.

Le principali problematiche, però, sono due: la prima è che, ad oggi, non vi sono organi italiani che diano un effettivo e pratico aiuto nelle relazioni con gli altri paesi, e questa è una grande mancanza, poiché sarebbe opportuno non solo un supporto, ma anche una mediazione linguistico-culturale; la seconda è che in Italia siamo molto penalizzati per la lentezza della giustizia, che certo in questi casi non può e non deve essere giustificata.

— A Suo avviso, il caso Eitan è vicino alla soluzione?
— Penso di sì, poiché si sta trattando una conciliazione e ci si sta muovendo in modo abbastanza rapido e seguendo tutti gli step necessari.
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Probabilmente in questo caso ha influito positivamente la grande visibilità mediatica, che ha fatto sì che la vicenda restasse sempre tra le notizie più importanti dei giornali e dei telegiornali italiani e stranieri. Come avvocato, posso dirmi fiduciosa in una prossima e positiva risoluzione. Come essere umano e come madre, spero che Eitan possa tornare presto in Italia.
— Come difendere i propri bambini dagli allontanamenti?
— Il primo passo per tutelare i nostri figli da episodi simili, soprattutto se sappiamo che potrebbe esserci anche il minimo rischio, è fare sempre molta attenzione e custodirne i documenti in modo che nessuno possa avervi accesso.
So che quando ci si sposa o si fanno figli con qualcuno si pensa solo all’amore, ma quando si tratta di coppie con persone provenienti da paesi e culture diverse, il consiglio è quello di fare sempre davvero molta attenzione ai viaggi nei paesi di origine dell’altro genitore, controllare i documenti e, al minimo sospetto, chiedere al Giudice competente un limite temporale per il viaggio.
— Il Suo consiglio: cosa deve fare passo per passo il genitore quando il minore viene sottratto e condotto all’estero?
— Quello che deve fare immediatamente è andare a denunciare il fatto all'autorità penale competente. In questo modo verrà subito incardinato un procedimento per sottrazione di minore a carico dell’altro genitore. Poi, subito dopo, è importante rivolgersi al Giudice civile italiano per procedere all’affido esclusivo e richiedere il rimpatrio immediato, con richiesta di sospensione della responsabilità genitoriale.
— La soluzione per sbloccare questa situazione intollerabile una volta per tutte? Serve una legge più rigorosa oppure ha in mente qualche altra soluzione?
— Le leggi possono anche essere molto rigorose, ma ogni Stato ha potere di legiferare solo per quanto riguarda il proprio territorio. Una volta varcati i confini nazionali, la situazione diventa più complessa.
A mio avviso, l'unico rimedio che potrebbe davvero cambiare le cose è creare un organo sovranazionale, che sia collaborativo ed efficiente, in grado di mediare tra gli Stati e le parti in causa. È importante, però, che questo organo sia insignito di poteri non solo conciliativi, ma anche decisionali, che possa agire con i vari Stati. Un'autorità che non si limiti alla mera mediazione, ma che abbia anche pieni poteri di azione.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione
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