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L'Antitrust avverte sui fondi del Pnrr: c’è rischio corruzione, serve semplificare il Codice appalti

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Il nuovo ponte di Genova San Giorgio - Sputnik Italia, 1920, 29.09.2021
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Gli oltre 200 miliardi che l’Italia può ricevere dal piano europeo di ripresa fanno gola a tutti, sia alle mafie che a chi facilmente potrebbe lasciarsi sedurre dalla corruzione.
Il presidente dell’AGCM, Roberto Rustichelli, presentando la relazione annuale dell’Antitrust al Parlamento italiano, ha messo in guardia dai pericoli della corruzione, perché “la ricostruzione post-pandemia è un’occasione irripetibile” per tutti, oltre che “per superare antiche fragilità”, come ha affermato alla presenza della presidente del senato, Casellati.
Bisogna dare all’Italia “strutture necessarie a contribuire a garantire un sistema produttivo efficiente”, ha proseguito Rustichelli, che ha però fatto notare un altro problema che l’Italia ha da alcuni decenni: l’incapacità di concretizzare.
Bisogna infatti evitare che “gli ingenti flussi di risorse previsti dal Pnrr non riescano a tradursi tempestivamente in opere pubbliche, quindi in investimenti e in infrastrutture”.
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Del resto, opere incompiute e corruzione in Italia sono sempre andate a braccetto, ed è per questo che il presidente dell’Agcm chiede la revisione del Codice degli Appalti, per limitare i pericoli.
“La corruzione, d'altra parte, continua ad essere un fenomeno radicato che va combattuto con forza, in quanto rischia di condizionare la nuova fase, tenuto conto che una parte significativa delle risorse passa attraverso procedure ad evidenza pubblica”, dice Rustichelli.
La relazione dell’AGCM fa infatti notare che il 74% dei “procedimenti in materia di corruzione riguarda il settore degli appalti pubblici, in particolar modo le procedure di gara (82%), e gli affidamenti diretti (18%): una riflessione urgente si impone”, scrive Teleborsa.

Codice dei contratti pubblici fallimentare

Questi dati evidenziano come, nonostante le “numerosissime” modifiche al Codice dei contratti pubblici, non si sia riusciti a ridurre gli illeciti ed anzi le modifiche ne hanno aumentato “le sue farraginosità e complicazioni”, con il rischio di “ostacolare il conseguimento degli ambiziosi obiettivi assegnati al nostro Paese”.
“Per questo l'Autorità ha richiamato con forza la necessità di semplificare la normativa vigente in un settore che rappresenta l'11% del Pil nazionale”, dice ancora il presidente dell’Antitrust.
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