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Dopo il voto tedesco, cosa succede in Germania e in Europa?

© REUTERS / Michaela RehleМужчина в традиционном баварском костюме голосует в Бенедиктбойерне, Германия
Мужчина в традиционном баварском костюме голосует в Бенедиктбойерне, Германия - Sputnik Italia, 1920, 29.09.2021
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I tedeschi hanno votato per eleggere il Cancelliere e la maggioranza, che governeranno il loro paese nei prossimi anni. Con buona pace di chi elogia il loro sistema elettorale, tuttavia, ci vorranno diverse settimane, e forse qualche mese, prima che i partiti si mettano d’accordo su un nome e su una formula.
I dati di partenza sono questi: i due maggiori partiti storici della Germania sono finiti sostanzialmente appaiati. I cristiano-democratici e i cristiano-sociali bavaresi hanno subìto una netta sconfitta, ma la rivale Spd non li ha sopravanzati in modo decisivo, prendendo il 25,7% dei consensi, contro il 24,1% dei suoi avversari. In termini di seggi, al Bundestag gli uni hanno ora 206 seggi contro i 196 degli altri.
La distribuzione dei voti è stata tale che nel nuovo Bundestag si troveranno in posizione decisiva altre due formazioni che sono riuscite a superare lo sbarramento del 5%: ovvero i Verdi, che hanno preso il 14,8% e il Partito Liberale, che ha ottenuto l’11,5. I primi avranno un gruppo composto da 118 parlamentari, mentre i secondi ne conteranno 92.
Сторонники министра финансов Германии, вице-канцлера и кандидата от социал-демократов (СДПГ) на пост канцлера Олафа Шольца, в ожидании его самого, перед предвыборными теледебатами в Берлине, Германия - Sputnik Italia, 1920, 27.09.2021
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Malgrado il 10,3% e gli 83 deputati conquistati, nessuno vuole invece allearsi all’Alternative fuer Deutschland, che, a causa delle sue posizioni anti-europeiste e radicali, è da ritenersi fuori dai giochi.
Al momento, il favore del pronostico va ad una soluzione che preveda il conferimento del Cancellierato al leader dei socialdemocratici, Olaf Scholz, in seguito alla firma di un patto di legislatura con gli ecologisti e gli eredi di Genscher. Dal momento che il colore di questi ultimi è il giallo e quello dell’Spd è il rosso, si parla, a questo proposito, di coalizione “semaforo”. Sulla carta, questo raggruppamento disporrebbe di una maggioranza confortevole, di quasi 50 seggi superiore al quorum richiesto.
Ma il negoziato non sarà facile. I Verdi hanno già governato la Repubblica Federale assieme alla Spd. Il loro ambientalismo li porta ad esigere investimenti pubblici nella transizione ecologica, che in Germania ha anche un'implicita valenza nazionalista, dal momento che potrebbe affrancare il paese dalla dipendenza energetica che lo lega a potenti fornitori esteri.
I liberali, invece, sono favorevoli al ritorno della Repubblica Federale e dell’Unione Europea alla rigorosa disciplina fiscale e monetaria ante-Covid: e chiedono già per il loro leader il Ministero delle Finanze.
I cristiano-democratici e cristiano-sociali sono in forte difficoltà: non hanno i numeri per governare con i liberali e non vogliono aprire alla destra estrema. L’unica vera alternativa a loro favorevole sarebbe una riproposizione della Grosse Koalition, questa volta però con il Cancelliere socialdemocratico, magari con i liberali di rinforzo. Siccome nessuno dice di volerla, al momento è soltanto un’ipotesi teorica di ultima istanza. E in ogni caso non si tratta di una strada che porterebbe Armin Laschet alla Cancelleria.
I risultati elettorali tedeschi dischiudono la porta ad alcune ulteriori considerazioni. Il sistema politico basato sulla forma partito regge ancora in Germania, al contrario di quanto è capitato in Francia, Italia e Spagna. Certo, nessuna formazione ha superato la soglia del 30%, ed è una novità, ma gli attori principali sono rimasti gli stessi degli ultimi anni.
Molto verosimilmente non è un caso: la Repubblica Federale non ha infatti dovuto fronteggiare una crisi economico-sociale paragonabile a quella patita dai suoi partner maggiori, che hanno sofferto maggiormente la transizione all’euro e la concorrenza delle maggiori potenze commerciali del mondo.
Il voto tedesco evolve, quindi, ma sullo sfondo di una stabilità sostanziale, nella quale le spinte antisistema vengono assorbite in contenitori moderati o messe ai margini della politica nazionale, come l’AfD.
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È molto probabile, pertanto, che la Germania continui a perseguire la sua crescita, puntando sulle proprie capacità economiche e privilegiando l’ambito europeo. Non ci saranno strappi chiunque governi.
È inoltre certo che non tarderà molto ad emergere una pressione condivisa in favore del ritorno all’ortodossia di bilancio e monetaria. La Repubblica Federale Tedesca è ciò che è – ovvero una grande potenza economica e commerciale - proprio in virtù del cosiddetto “modello non accondiscendente di sviluppo”, abbracciato all’indomani della disfatta per prevenire la riemersione di qualsiasi genere di estremismo.
In nome della stabilità sociale, distrutta in passato dall’inflazione, il mantenimento del potere d’acquisto interno ed esterno della moneta è stato posto al centro di qualsiasi politica e quindi imposto all’intera Unione Europea.
Tutto è andato liscio, perché le imprese tedesche hanno scommesso sulla qualità dei prodotti, anziché sulla loro convenienza, ed hanno potuto contare sulla presenza di sindacati che hanno tratto vantaggi dalla competitività tecnologica dell’apparato industriale della Germania.
Non è stato così per altri grandi paesi europei, come la Francia e l’Italia, che invece avevano ottenuto molto dall’approccio opposto, quello “accondiscendente”, nel quale proprio con la spesa pubblica e l’inflazione si erano smussati i conflitti sociali, assicurando non solo la crescita, ma anche la tenuta dell’ordine politico-sociale.
La temporanea sospensione dell’austerità è sicuramente tra le cause principali della spettacolare ripresa italiana del 2021, che potrebbe concludersi con un incremento del Pil pari al 6% reale a fine anno, un dato che non ha precedenti negli ultimi quattro decenni. Per Roma potrebbe adesso profilarsi un brusco risveglio.
Sono probabili tensioni anche in ambiti più vasti, come quello comunitario. Emergeranno non appena la Germania inizierà a premere per chiudere la fase emergenziale determinata dalla pandemia.
Quanto accadrà non dipenderà dalla figura del Cancelliere di turno e dalla natura della sua maggioranza. Si tratterà piuttosto di un fatto riconducibile alla logica di funzionamento del sistema paese tedesco. Ad un dato momento, torneremo tutti al rigore, mentre si accelererà la trasformazione in senso green dell’economia europea.
Le vere incognite riguardano la politica estera e dipendono in buona misura anche dal modo in cui i tedeschi risponderanno al cambio di postura degli Stati Uniti sulla scena internazionale.
Un riarmo tedesco appare improbabile, ma la ricerca di un pilastro europeo più solido dentro l’Alleanza Atlantica non è da escludere, mentre è incerto l’atteggiamento del futuro governo della Germania nei confronti della Russia e della Cina.
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La Merkel è stata molto neoconservatrice nei confronti di Mosca, specialmente con riferimento al dossier ucraino e alla vicenda Navalniy, ma è sotto il suo Cancellierato che è stato ultimato il Nord Stream-2.
Vedremo cosa farà il successore, che dovrà misurarsi anche con l’emergente questione cinese. Alla Germania, infatti, Washington chiederà certamente di ridimensionare i propri rapporti con la Repubblica Popolare. Non è detto che vi riesca e non vi resista.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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