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Casi Morisi e Renzi, c’entrano qualcosa le elezioni amministrative? Forse Sì, ma anche No

© Foto : PixabayScimmia pensierosa - immagine metaforica
Scimmia pensierosa - immagine metaforica - Sputnik Italia, 1920, 29.09.2021
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Luca Morisi, stratega delle campagne social di Matteo Salvini, indagato dalla Procura di Verona per cessione di stupefacenti. Il padre di Renzi rinviato a giudizio per traffico d’influenze. Il fatto che questi casi emergano proprio adesso c’entra qualcosa con le elezioni amministrative? Qualcuno pensa di sì, ma forse il problema è un altro.
Secondo Augusto Minzolini, ci sarebbero pochi dubbi. Nella sua intervista a Il Giornale, da lui stesso diretto, il giornalista e Senatore della Repubblica non lo dice direttamente, ma lo lascia ben intendere, d’altra parte l’articolo in cui è inserito il video nella versione online si intitola 'Ecco perché stanno colpendo Salvini e Renzi'. La tesi sembra abbastanza chiara: la magistratura colpisce Salvini, attraverso il suo guru delle campagne social, e Renzi, attraverso le disavventure giudiziarie del padre, con una tempistica cucita su misura per le elezioni.
Se si vota domenica prossima e i casi emergono proprio adesso, quando era già da tempo che si indagava, un motivo ci dovrà pur essere, sostiene Minzolini, che ricorda come una volta esisteva l’immunità parlamentare (in realtà esiste ancora, ma indebolita dalla riforma del 1993), proprio per evitare che la magistratura potesse entrare a gamba tesa negli affari che riguardano le questioni dirette tra popolo e rappresentanti del popolo.
Maria Giovanna Maglie, la nota opinionista e saggista, o Antonio Polito, editorialista del Corriere, sono evidentemente d’accordo con questa tesi, per non parlare ovviamente degli analisti più vicini alla Lega, con riferimento al caso Morisi, e a quelli vicini a Italia Viva, per il caso Tiziano Renzi.
La tesi è quindi che la magistratura voglia interferire con le elezioni amministrative, sfruttando le occasioni che le se presentino. Possibile. Certo.

Ma anche NO

Anche NO, perché vi sono tutti gli elementi per obiettare, volendo. Per prima cosa, il candidato della Lega non è Morisi, ma Salvini e il candidato di Italia Viva non è Tiziano Renzi, ma Matteo Renzi. Questo significa che il discorso dell’immunità parlamentare non regge. Anche con la massima immunità parlamentare prevista dai costituenti prima del 1993, niente avrebbe in ogni caso impedito alla magistratura di indagare, accusare e, se del caso, mandare in giudicato Morisi e Tiziano Renzi, che appunto parlamentari non sono.
In secondo luogo, qui stiamo parlando di elezioni amministrative. Di solito le disgrazie vere arrivano quando si parla di elezioni legislative e di governi. Soprattutto di governi che non fanno comodo. Senza andare a disturbare Berlusconi, le cui vicende giudiziarie sono state talmente tante che, anche solo per legge statistica, dentro ci può essere stato di tutto – dal ‘fumus persecutionis’, come direbbe Minzolini, al fatto che tante volte se le sia proprio andate a cercare. Parliamo piuttosto di quello che successe a Craxi dopo Sigonella o di quello che capitò a Moro, stranamente subito dopo il ‘Compromesso Storico’. Quelli sono i casi in cui si manifestano i veri complotti di solito. Non certo per le elezioni amministrative e non certo per colpire indirettamente un Salvini o un Renzi, che in questo momento sono quanto di più allineato al sistema si possa mai immaginare.
Certo, un magistrato che si trovi ad indagare su di un caso cercherà sempre di colpire nella maniera più dura, è il suo lavoro in fin dei conti. Quindi potendo scegliere quando inviare un avviso di garanzia, perché non inviarlo quando dà più fastidio possibile all’indagato? Ma un complotto vero è un’altra cosa.
Un complotto è un qualcosa che in Italia arriva sempre da input esterno, e gli input esterni non vanno mai ad interessarsi di questioncine amministrative interne da condominio o a disturbare chi già è in linea con gli standard richiesti.
Insomma, per essere chiari e farla breve: se ci trovassimo nella settimana delle elezioni non amministrative, ma legislative, se avessimo non dei partiti tutti allineati, ma ve ne fosse almeno uno con un Craxi o un Moro che volessero fare di testa loro, se il programma comprendesse un discostamento dalla linea guida di politica internazionale per noi preimpostata da Washington o quella economica neoliberista indicata da Bruxelles, se questo partito avesse serie possibilità di vincere le elezioni e se, proprio in quel momento, capitassero ‘cose strane’ al suo leader e non certo a qualche parente o spin doctor, allora sì, accidenti, mi insospettirei sul serio e oserei tirare fuori il concetto di ‘complotto’.

A cosa serve colpire il leader in un sistema politico non basato sulla figura del leader?

Ma più che stare ad analizzare se la mossa della magistratura, e quella dei media, di colpire proprio adesso, la settimana delle amministrative, sia stata meschino calcolo o al contrario del tutto naturale, e più di cercare di capire se Morisi o Renzi Tiziano siano innocenti o colpevoli, è un’altra la cosa che mi interessa analizzare sul serio.
Osserviamo bene il nostro sistema politico. La nostra costituente, dopo quello che era avvenuto con Mussolini, ebbe un chiodo fisso nel redigere la Costituzione e l’intero impianto di diritto pubblico della Repubblica. Se osservate bene il filo conduttore è unico: creare un sistema il più possibile controllabile, bilanciato dalle varie istituzioni e, soprattutto, che non potesse finire legato alla figura di un leader unico ma piuttosto centrato sui partiti.
L’intero nostro sistema elettorale è quanto di meno personalizzabile si possa immaginare in effetti. Noi non eleggiamo direttamente un Presidente della Repubblica, né, tantomeno un Presidente del Consiglio. Per l’esattezza la maggior parte dei Presidenti del Consiglio che abbiamo avuto nel nuovo millennio manco li conoscevamo prima delle elezioni. Per lo meno non ci erano stati presentati. Dovevamo scegliere tra A, B, C, ci siamo ritrovati con X al governo dopo le elezioni.
Ma questo in realtà è normale in un sistema come il nostro, che è partitico. Voti il partito, il partito poi si mette d’accordo con altri partiti e si forma il governo, si sceglie il Presidente del Consiglio, quello della Repubblica e tutte le nomine degli alti funzionari. Quindi la domanda è: com’è possibile che, in un sistema partitico, in cui in teoria dovresti votare un concetto, una linea, una strategia, in realtà basti colpire il leader del momento per interferire sulla politica?
La risposta può essere che – sì, il sistema è partitico, ma la mentalità no. Noi in realtà quando andiamo a votare, non votiamo per un’idea, una linea politica. Anche perché le linee politiche non esistono proprio. I partiti italiani sono contenitori per lo più vuoti, in cui ci stanno dentro in tutto un paio di concetti ‘allodola’, tanto per attirare le masse, che, in definitiva, sono comunque sempre alla ricerca di un leader carismatico.
Cioè, noi non siamo quelli che cercano un ‘codice di Hammurabi’ di regole e di valori da seguire, no, noi cerchiamo proprio Hammurabi, il leader.
E questa è debolezza. Perché, all’occorrenza, basta colpire il leader. Anzi, doppia debolezza – intanto devi trovarlo un leader, e già non è facile, poi, se anche lo trovi, te lo possono sempre falciare in qualsiasi momento con un colpo solo. Se ha fatto qualche mossa sbagliata, basta la magistratura, altrimenti si possono trovare anche ‘altre soluzioni’. E dietro non resta nulla, perché un piano non c’è, non c’è uno statuto, un codice, un’ideologia, e spesso, neppure un’idea.
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