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Peggio della zanzara tigre, arriva la zanzara giapponese, esperti ne temono la diffusione

© Foto : James Gathany, via Wikimedia CommonsZanzara giapponese
Zanzara giapponese - Sputnik Italia, 1920, 27.09.2021
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Molto simile alla zanzara tigre ma più resistente, e probabilmente anche più pericolosa perché si ritiene possa potenzialmente trasmettere malattie come la Dengue, la Chikungunya e la West Nile, la zanzara giapponese è apparsa nel nord-est Italia e si teme possa diffondersi ulteriormente.
Il suo nome scientifico è Aedes japonicus, un insetto della famiglia dei Culicidae, come la temuta zanzara tigre ma ancora più invasiva, sostengono gli specialisti. A preoccupare ulteriormente c’è il fatto che è dimostrato che le sue punture possano, per ora solo in teoria nel nostro Paese, trasmettere il Virus del Nilo occidentale (virus WNV) e più recentemente il virus Dengue ed il virus Chikungunya, e forse anche la cefalea giapponese, tutte malattie che portano a febbre alta, cefalea, spesso esantemi e, in alcuni casi, possono condurre perfino alla morte.
L’origine di questa specie è il Giappone, come indica il suo nome, ma è endemica anche in Corea, Taiwan, Cina Meridionale e alcune zone della Russia. Recentemente è stata notata la sua presenza anche in tutti gli altri continenti e, in particolar modo, nel nord-est d’Italia è stata manifestata preoccupazione per il recente aumento della sua diffusione.
Pare che sia una specie più resistente al freddo e al contrario delle specie tropicali le sue larve temano il caldo e non riescano a svilupparsi in acque oltre una certa temperatura, motivo per cui, sarebbe meno adatta all’Europa meridionale e, per quanto riguarda l’Italia, le regioni del sud in teoria dovrebbero avere meno da temere.
Tuttavia si tratta di una specie molto invasiva, la terza più invasiva del pianeta, dicono gli esperti, e punge anche di giorno, dimostrando un atteggiamento particolarmente aggressivo e molesto.
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“Affinché il virus venga trasmesso occorre che via sia l'insetto, il virus, ma anche lo stesso identico ambiente in cui questa trasmissione è possibile, tipicamente quello del Sudest asiatico”, ha detto Fabrizio Montarsi, responsabile del laboratorio di parassitologia dell'Istituto zooprofilattico di Padova, offrendo quindi una parziale rassicurazione.
La veterinaria Annapaola Rizzoli ha da parte sua spiegato che si tratta di una specie con grande “capacità di svilupparsi in una serie di contenitori naturali e artificiali in cui vi sia ristagno d'acqua”, suggerendo quindi a tutti di eseguire una semplice profilassi svuotando qualsiasi contenitore possa conservare acqua.
“Non lasciare aperti i contenitori che possono colmarsi di acqua, non accatastare materiali, usare le reti antizanzare, vuotare e capovolgere gli annaffiatoi, mantenere pulite le aree in cui si vive”, ha suggerito la veterinaria, non tralasciando per altro, la possibilità di utilizzare insetticidi quando necessario, interventi larvicidi se possibile, nonché studiare strategie di sterilizzazione, monitoraggio e ricerca per affrontare meglio il problema, di cui ancora non è del tutto nota la gravità, ma che sarebbe senz’altro meglio non trascurare e iniziare ad affrontare da subito.
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