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“È successo davvero”: la scienza spiega i miracoli biblici

CC0 / Demanio Pubblico / La settima piaga, John Martin
La settima piaga, John Martin - Sputnik Italia, 1920, 26.09.2021
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Pochi giorni fa in Giordania è stato registrato un insolito fenomeno naturale: le acque del mar Morto sono diventate improvvisamente rosse. I credenti hanno creduto che si trattasse di un cattivo segno.
Mentre gli scienziati hanno accolto con favore il verificarsi di questo evento perché così potranno provare a spiegare alcuni dei più noti miracoli biblici.
Infatti, di recente sono molti i fenomeni religiosi che stanno trovando una spiegazione scientifica.

Piaghe e vulcani

Secondo gli scienziati, il colore del mar Morto è cambiato per via delle alghe diffuse non soltanto in Palestina, ma anche in Egitto lungo il fiume Nilo. Pertanto, gli scienziati ipotizzano che la nota storia delle 10 piaghe d’Egitto sia in verità basata su fatti reali.
Nella Bibbia leggiamo che Dio inflisse le piaghe perché il faraone non voleva liberare gli ebrei. Le acque del Nilo divennero del colore del sangue e poi vi fu un’invasione di rane, zanzare, mosche e cominciò a morire il bestiame. I corpi degli egiziani si ricoprirono di ulcere, si riversò sull’Egitto una pioggia di fuoco e si verificò una invasione di cavallette. Infine giunsero le tenebre.
Biologi e climatologi tedeschi osservano che nel XIII secolo a.C. l’Egitto affrontò un brusco cambiamento climatico. Dopo una forte siccità il Nilo si è quasi prosciugato, la corrente è rallentata e sono cresciute a dismisura quelle foreste di alghe che hanno tinto il fiume di “sangue”. Nell’ecosistema così turbato si riprodussero rapidamente rane, zanzare e mosche che contribuirono alla diffusione di malattie infettive. Di conseguenza, aumentò bruscamente la mortalità di uomini e bestiame.
La pioggia di fuoco e le tenebre delle piaghe d’Egitto, invece, sono probabilmente le conseguenze di una grande eruzione vulcanica. Ed effettivamente a nord-ovest dell’Egitto si trova l’arcipelago di Santorini dove un tempo vi era un vulcano attivo. Circa 3.500 anni fa questo vulcano si svegliò con una potenza di eruzione pari a 200.000 bombe atomiche (come quelle sganciate su Hiroshima). L’eruzione fu fatale per le civiltà cretese e micenea, indebolì significativamente gli ittiti e colpì anche il Medio Oriente.
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Un mare diviso in due

Per lungo tempo il miracolo di Mosè è rimasto un mistero. Mentre Mosè fuggiva dall’Egitto con gli ebrei, secondo l’Esodo le acque del mare si aprirono di fronte a lui consentendo al popolo ebraico di attraversare il fondale marino.
Alcuni ricercatori del Centro nazionale statunitense di studi atmosferici e dell’Università del Colorado hanno avanzato la seguente proposta. Nei Testi sacri si parla non del mar Rosso (come si pensa), ma del Nilo.
Dall’ebraico antico il nome del Nilo è tradotto sia come “mare rosso” sia come “mare di giunchi”. Molto probabilmente si trattava del lago Manzala nell’area orientale del delta del Nilo il quale effettivamente si separa in due parti. “Tutto sta nella fluidodinamica. Il vento spinge l’acqua in modo da creare un passaggio sicuro e poi la riporta alla sua posizione originaria”, spiega ai giornalisti Carl Drews, ricercatore del Centro nazionale statunitense di studi atmosferici.
Tuttavia, gli scienziati segnalano che sono molto basse le probabilità che si produca questo evento. Possiamo dire che gli ebrei ebbero fortuna nel loro attraversamento. Mentre i loro inseguitori no.
Probabilmente i carri egizi si impantanarono nel fondale e nell’arco di qualche minuto furono ricoperti dall’onda di ritorno.
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Manna dal cielo

Liberatisi dal giogo egizio, gli ebrei guidati da Mosè vagarono nel deserto per 40 anni. Naturalmente, il popolo ebraico soffrì la fame e la sete. Allora Dio ordinò a Mosè di percuotere con il bastone una roccia dalla quale sarebbe sgorgata acqua a sufficienza per dar da bere al popolo. E così avvenne.
I geologi contemporanei hanno trovato la spiegazione di questo insolito metodo per ricavare l’acqua. Infatti, nel Deserto del Sinai è molto diffusa l’arenaria che trattiene molta acqua piovana. Probabilmente Mosè ha semplicemente indotto la fuoriuscita di una riserva di acqua e umidità nascosta tra le rocce.
Invece la fame degli ebrei fu alleviata da una manna dal cielo. La manna era un cibo misterioso che cadeva dal cielo e si scioglieva a causa del calore del sole. È diffusa la versione secondo cui la manna sarebbe il succo addensato dell’albero desertico Tamarix che durante la primavera produce un liquido dolciastro. Il liquido si solidifica rapidamente al contatto con l’aria sotto forma di sfere bianche simili a grandine. I beduini ancora oggi le utilizzano come dolcificante.

Un erede talentuoso

Gli altri miracoli che interessano gli scienziati vengono ricordati nella narrazione biblica relativa a Giosuè, erede di Mosè e condottiero ebraico. Sconfisse la tribà di Canaan che disponeva di molti più combattenti. Secondo la Bibbia il Solo e la Luna si fermarono nel momento decisivo e questo spaventò molto gli avversari di Giosuè.
Gli astronomi britannici, dopo aver analizzato il Testo sacro, credono che si sia trattato di un fenomeno astronomico piuttosto noto. I traduttori lo hanno semplicemente interpretato in maniera errata.
“Nell’originale in lingua ebraica antica sono utilizzate le parole dom e amad. Le traduzioni contemporanee parlano del fatto che Sole e Luna si sono fermate, ma la nostra analisi ha dimostrato che i compositori del testo biblico intendevano qualcos’altro: il Sole e la Luna hanno smesso di splendere”, precisa l’autore dell’articolo Colin Humphreys.
In altre parole, si trattava di un’eclissi solare. La Luna nascondeva il Sole e gli impediva di irradiare la sua luce.
Bibbia - Sputnik Italia, 1920, 05.08.2021
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Tuttavia nel testo biblico si legge che il Sole rimase fermo “finché il popolo non si vendicò dei nemici”. I ricercatori hanno calcolato quando si potesse essere verificata una eclissi in esito alla quale la quantità di luce solare irradiata rimase bassa per molto tempo. Secondo i calcoli astronomici, questo accadde il 30 ottobre del 1207 a.C. A Canaan si vide un’eclissi solare nella quale la Luna era troppo lontana dal Sole, non lo copriva interamente ma alle estremità del disco lunare era possibile vedere un sottile cerchio.
La scienza ha spiegato anche un altro miracolo legato a Giosuè, ossia la caduta delle mura di Gerico. Nella Bibbia si legge che le mura crollarono al suolo quando si udì il suono delle 7 trombe del popolo ebraico. Gli scavi archeologico hanno dimostrato che effettivamente esistevano delle mura attorno alla più antica città della Terra, ma a distruggerle sarebbe stato un potente terremoto.
In verità, è ancora in corso una controversia tra gli scienziati sulla data esatta in cui si verificò questo evento. Alcuni credono che ciò accadde 200 prima di Giosuè. Tuttavia nessuno dei ricercatori dubita del fatto che questo “miracolo biblico”, così come molti altri, sia in verità basato su eventi reali.
di Nikita Bizin
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