Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a
 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

La faida talebana - Foto, Video

© Sputnik . Gian MicalessinDimostrazione di forza a Kandahar, Afghanistan
Dimostrazione di forza a Kandahar, Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 25.09.2021
Seguici su
Viaggio a Kandahar, all’interno del movimento jihadista, lacerato dalle profonde divisioni tra i sostenitori del mullah Abdul Ghani Baradar - sostenuto dal Qatar - e le fazioni dei 'duri e puri', appoggiate dai servizi segreti di Islamabad e guidate dal ministro degli interni talebano e dal ministro della difesa.
KANDAHAR - “Le notizie sulle divisioni interne del movimento sono solo falsità, frutto della malafede dei media nemici. Noi talebani* siamo una grande famiglia e, nonostante le difficoltà di questa fase iniziale, restiamo uniti. Il Mullah Baradar sta bene ed è qui a Kandahar”. Il mullawi Nur Mohammed Said è sicuramente un’ottima fonte. Qui a Kandahar, l’antica capitale dell’Afghanistan culla del movimento talebano, occupa la poltrona di ministro dell’informazione.
E, prima d’incontrarci ha intervistato, - nell’insolita veste di giornalista - il vice premier Mullah Abdul Ghani Baradar. L’intervista, trasmessa dalla televisione afghana, puntava a smentire voci e indiscrezioni sulle divisioni interne al movimento talebano. Divisioni che, a dar retta alle voci, avrebbero trasformato una banale riunione di governo in una lite furibonda, iniziata con un lancio di termos di tè bollente e degenerata in un scontro armato tra gli uomini di Baradar e quelli del clan Haqqani.
© Foto : Televisione afghana Mullah Abdul Ghani Baradar, vicepremier del governo talebano
Mullah Abdul Ghani Baradar, vicepremier del governo talebano - Sputnik Italia, 1920, 25.09.2021
Mullah Abdul Ghani Baradar, vicepremier del governo talebano
Uno scontro da cui sarebbe uscito ferito e malconcio lo stesso vice premier. Ma l’intervista condotta da Nur Mohammed Said, anziché far piazza pulita delle indiscrezioni, finisce con il rafforzarle.

Nelle riprese, trasmesse dalla tv afghana, l’ex-negoziatore sembra più un ostaggio che un vicepremier. Immobile e irrigidito su un un divano mal illuminato risponde alle domande in maniera innaturale e forzata. Una rigidità e una mancanza di naturalezza che fanno pensare a ferite ancora doloranti o all’imbarazzo per una condizione di semi-prigionia. Anche perchè ogni sua frase - da quando assicura di “star bene” e giura d’intrattenere “ottime relazioni con il clan Haqqani” fino a quando si rivolge “ai soldati dell’emirato”, invitandoli a “non preoccuparsi” - viene letta da un foglio scritto a mano. Un particolare che moltiplica i dubbi sulla condizione di Baradar.

Anche perché, subito dopo, si nota la presenza, alla sinistra del divano, di un militante armato intento a vigilare sull’incontro. Insomma, nonostante il soprannome di Baradar, ovvero “fratello”, affibbiatogli da un Mullah Omar con cui fondò il movimento talebano e condivise sia l’infanzia sia la militanza anti-sovietica, il Mullah Ghani sembrerebbe relegato a Kandahar in una condizione di semi-prigionia. Dietro l’allontanamento dell’ex-protagonista dei negoziati con l’America vi sarebbero le mosse dei servizi segreti pakistani, veri padri e padroni del movimento talebano, con un clan Haqqani che - pur intrattenendo rapporti con al-Qaida* - ha sempre goduto dei favori dell’intelligence di Islamabad.
Talebani a Maidan Shar, capoluogo della provincia di Wardak - Sputnik Italia, 1920, 21.09.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, viaggio nel regno talebano - Foto, Video
Non a caso, nell’esecutivo, annunciato il 7 settembre, la poltrona di premier, destinata nelle previsioni a Baradar, è andata al Mullah Hassan Akhund, conosciuto come un leader senza seguito e privo di sostegno popolare. I grandi giochi sembrano insomma nelle mani di un’intelligence pakistana decisa ad affidare il controllo del secondo emirato al ministro degli interni talebano Sirajuddin Haqqani Mawlawi e al ministro della difesa Muhammad Yaqoob, primogenito del Mullah Omar.
Figlio di Jalaluddin Haqqani, uno storico comandante dei mujhaeddin anti-sovietici, alleatosi poi con Osama Bin Laden, Sirajuddin ha ereditato dal padre la guida di un organizzazione trasformatasi in una via di mezzo tra un gruppo terrorista e un clan mafioso. Oltre a governare le aree tribali a cavallo tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllandone traffici e commerci, gli Haqqani hanno messo a segno i più micidiali attentati contro la coalizione della Nato e i suoi alleati a Kabul.
Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, dissapori interni tra i talebani per la divisione dei poteri nel nuovo governo
Eppure gli Haqqani mantengono uno stretto rapporto con un Isi che punta non solo a controllare i talebani afghani, ma anche i gruppi jihadisti attivi sul proprio territorio. Non a caso gli Haqqani sono stati i primi - il 15 agosto - ad arrivare a Kabul, auto-assegnandosi il controllo della sicurezza nella capitale. E l’annuncio delle nomine ministeriali è stato preceduto, il 5 settembre, dall’arrivo a Kabul di una delegazione dell’intelligence pakistana, guidata dal capo dell’Isi Generale Faiz Hameed. Ma se gli Haqqani sono gli interlocutori privilegiati dei servizi segreti pakistani, il figlio del Mullah Omar è, invece, una loro creatura.
Sconosciuto ai più e contrario, come il padre, a qualsiasi diffusione della propria immagine, Muhammad Yaqoob è stato cresciuto ed educato nelle 'madrasse' pakistane sotto la guida di un’intelligence di Islamabad, che gli ha prima assegnato la carica di comandante militare del movimento e poi quella di ministro della difesa dell’Emirato. E a rendere ancor più assoluto il potere della fazione filo pakistana contribuisce l’eclissi di Hibatullah Akhundzada. Il leader supremo del movimento, insignito del titolo di “comandante dei fedeli”, come già il Mullah Omar, è, oggi, un autentico 'desaparecido'.

Dal 15 agosto ad oggi non è mai comparso in pubblico, contribuendo ad alimentare le voci su un possibile decesso avvenuta già nel 2020, quando i portavoce talebani ne confermarono il ricovero in ospedale per una grave forma di Covid. Proprio la scomparsa di Akhundzada rischia di rendere ancor più fragile la posizione di un Baradar che, prima di venir scelto dagli americani come negoziatore, trascorse otto anni in prigionia su ordine di Islamabad e venne liberato solo nel 2018 in seguito alle pressanti richieste dell’Amministrazione Trump.

La debolezza dell’ex negoziatore, oltre a cancellare le speranze di un presunto governo 'inclusivo', rischia, però, di far svanire la disponibilità di un Qatar pronto a garantire il proprio patrocinio politico-economico al nuovo emirato a solo nell’ambito di una cornice apparentemente 'moderata' garantita da Baradar. Ma senza la copertura politico economica di Doha, il potere dei talebani 'duri e puri', e con esso l’influenza pakistana, resteranno confinati all’ambito, tanto ristretto quanto miserabile, di un Afghanistan isolato politicamente e privato di ogni risorsa economica.
*Organizzazioni terroristiche estremiste illegali in Russia ed altri stati.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала