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Stato-mafia, Ingroia: sentenza double face, condannati i mafiosi, assolti i politici

Antonio Ingroia - Sputnik Italia, 1920, 24.09.2021
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Per l'ex pm, il dispositivo della sentenza conferma la trattativa Stato-mafia, ma solo i mafiosi sono stati condannati. Bisognerà attendere le motivazioni dei giudici.
La trattativa Stato-mafia c'è stata. Lo afferma l'ex pm Antonio Ingroia a Worldnews.it, commentando una sentenza che definisce double face e che lascia "una sensazione amarognola".

"Dal dispositivo desumo che la sentenza conferma la trattativa e dunque la minaccia nei confronti dello stato. Il paradosso è che sono stati riconosciuti colpevoli soltanto i mafiosi e non gli uomini dello Stato che se ne sono fatti ambasciatori", afferma Ingroia.

Per Ingroia, la conferma della condanna di Antonino Cinnà è la prova della trattativa avvenuta tramite il papello, il documento con le richieste di Cosa Nostra consegnato, tramite l'intermediazione di Ciancimino, al colonnello dei Ros, Mario Mori, che ha sempre smentito.
"È stata confermata la condanna di Cinnà per minaccia consumata, non per tentata minaccia. Questo significa che, secondo il dispositivo Cinnà, non solo si è fatto portatore del papello, ma il papello è arrivato a destinazione. La minaccia è arrivata al governo", spiega l'ex pm di Palermo.
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Trattativa Stato-mafia, assolti in Appello Dell'Utri e gli ex ufficiali dei Carabinieri
L'a Corte di Assise d'Appello di Palermo non ribalta dunque la sentenza in primo grado, ma Ingroia ricorda che "per capire bisognerà attendere le motivazioni" dei giudici. Tuttavia, "rimangono i fatti che perfino questa sentenza d’appello, che assolve gran parte degli imputati, conferma".
"Se la trattativa Stato-mafia - prosegue - è stata un’invenzione di pubblici ministeri fantasiosi e folli, allora andavano assolti tutti, politici e mafiosi. Se sono stati condannati solo i mafiosi, allora vuol dire che la trattativa non è pura fantasia".
"Sono davvero curioso - aggiunge - di leggere come motiveranno i giudici l’assoluzione".
Sebbene sia stata chiusa solo una fase del processo, che potrebbe continuare in Cassazione, per l'ex giudice antimafia la sentenza lascia una sensazione amarognola, non tanto per le assoluzioni, ma perché "qualcuno può pensare che i mafiosi pagano per tutti e gli uomini dello Stato la fanno sempre franca".

"Non vorrei dare ragione post mortem a Totò Riina, quando diceva che lui, come gli altri capi mafia, era diventato il parafulmine di colpe e di responsabilità non sue. Questa sarebbe la maggiore sconfitta della magistratura, dello Stato e della giustizia", conclude.

La sentenza di assoluzione

La corte d'Assise d'Appello ha assolto gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e il senatore Marcello Dell'Utri, accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato nell'ambito del processo sulla Trattativa Stato-mafia.
Mori, Subranni e De Donno sono stati assolti con la formula, perché il "fatto non costituisce reato", mentre Dell'Utri "per non aver commesso il fatto".
Secondo l’accusa, che aveva chiesto di confermare tutte le condanne, "uomini delle istituzioni, apparati istituzionali deviati dello Stato, hanno intavolato una illecita e illegittima interlocuzione con esponenti di vertice di Cosa Nostra per interrompere la strategia stragista”.
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