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Dell’Utri: “Felice dopo 10 anni di fango, mi sentivo come un turco alla predica”

CC0 / succo / CourTribunale
Tribunale - Sputnik Italia, 1920, 24.09.2021
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L’ex senatore, fedelissimo di Berlusconi, commenta la sentenza di assoluzione della Corte di Appello di Palermo nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia.
Si dice felice, sollevato e pronto a immergersi, alleggerito di un peso, nella sua amata lettura, tra i suoi libri che lo hanno accompagnato in tutti questi anni.
Marcello Dell’Utri commenta su diversi giornali, oggi, l’assoluzione decisa dalla Corte d’Appello di Palermo nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia: in primo grado era stato condannato a 12 anni, adesso per i giudici hanno decretato che è assolto “per non aver commesso il fatto”.
“Sono felice, commosso, mi tolgo un gran peso”, dice parlando del “giorno della gioia, dell’allegria”.
Un murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone  - Sputnik Italia, 1920, 23.09.2021
Trattativa Stato-mafia, assolti in Appello Dell'Utri e gli ex ufficiali dei Carabinieri
Un momento che arriva dopo “10 anni di fango”: “Ma ormai è finita, anche se gli stenti rimangono...”, aggiunge, parlando dei due infarti avuti negli ultimi anni.
E dopo la sentenza, racconta a Repubblica, La Stampa e al Giornale di aver festeggiato con “il mio adorato Pinocchio, il più bel libro che ci sia” e un Amarone.

Fiducioso, ma ancora incredulo

Dell’Utri, il fedelissimo compagno di lavoro e avventure politiche di Silvio Berlusconi, ammette di aver sperato nell’assoluzione, “ma non ero sicuro”.
L’ex senatore di Forza Italia non ha mai pensato di essere mafioso, “è sempre stata la stampa a dire che ero un mafioso”.
In questi anni, “udienza dopo udienza stavo come un turco alla predica”, senza capire quali fossero i motivi per cui ero alla sbarra: “Non capivo niente, o, meglio, non capivo di cosa parlavano. Dicevano che avevo incontrato questo, poi avevo incontrato quello, poi non so che cosa altro. Un film, totalmente inventato”, spiega.
Per Dell’Utri, “era impossibile non riconoscere l’assurdità dell’impianto accusatorio”.
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