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Virologi in TV solo se autorizzati, Galli: "Censura preventiva, questo è bavaglio"

 Massimo Galli - Sputnik Italia, 1920, 23.09.2021
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Nel corso della votazione sul Dl Green Pass bis, la Camera ha accolto un odg presentato da Trizzino che limita la presenza in TV dei virologi, che potranno intervenire solo se autorizzati dalle strutture sanitarie in cui lavorano.
Medici e scienziati non potranno più parlare in TV se non saranno autorizzati dalla struttura di appartenenza. Lo prevede un ordine del giorno del deputato Giorgio Trizzino (ex M5s, adesso gruppo misto), accolto mercoledì dalla Camera durante la discussione sul dl Green Pass bis. Insorgono i virologi, che parlano di censura preventiva e bavaglio.
"Un'uscita peregrina. Fa specie che un professionista abbia da subire una censura preventiva nell'esprimere un'opinione o su una spiegazione tecnica sul Covid. Questo è un bavaglio", commenta Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano.
Per il virologo Fabrizio Pregliasco "l'attacco ai professionisti sanitari che parlano con i media è incomprensibile e inconcludente". Di Bavaglio parla anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del San Martino di Genova.

"Non si può mettere un bavaglio a medici e professori che parlano sui media di come evolve una malattia infettiva, perché, fino a prova contraria, siamo in uno Stato democratico. Limitare la libertà di parlare sarebbe gravissimo, scandaloso, questo è fascismo. Sarebbe una norma che rasenta la stupidità, il ridicolo", afferma.

Cosa prevede l'odg

L'ordine del giorno impegna il governo ad intervenire affinché virologi, scienziati e professionisti della salute "possano fornire informazioni relative alle disposizioni concernenti la gestione dell’emergenza sanitaria in corso, tramite qualunque mezzo di comunicazione, previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria, da fornire all’inizio della partecipazione pubblica, sia essa televisiva, radiofonica, per mezzo stampa, o con qualunque altro sistema di comunicazione".
Il fine è quello di evitare di "diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema Sanitario Nazionale e, di conseguenza, per la salute dei cittadini".
L'ex cinquestelle Giorgio Trizzino, medico siciliano e primo firmatario del documento, ha spiegato che la ratio è quella di "porre fine allo strombazzamento mediatico costruito spesso per la ricerca della ribalta e della notorietà", che sarebbe "responsabile di un numero imprecisato di vittime".

"Credo che non si sia posta la necessaria attenzione al fenomeno e che adesso si debba porre un freno a questa vergogna", ha dichiarato, secondo quanto riporta il Corriere della Sera.

I virologi ammettono l'entità dell'infodemia, la diffusione fuori controllo di notizie sulla pandemia, ma ritengono che l'informazione non possa essere controllata ponendo dei limiti agli scienziati, quanto proponendo una carta di principi.
"Più che l’autorizzazione delle aziende sanitarie di appartenenza, la necessità di una Carta che contenga modalità e principi per la divulgazione di notizie scientifiche", propone Pregliasco, mentre Francesco Vaia, il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, ribadisce la necessità di una scienza autonoma e indipendente per "poter fare bene il proprio lavoro e farci uscire dall’emergenza".
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