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Trattativa Stato-mafia, assolti in Appello Dell'Utri e gli ex ufficiali dei Carabinieri

© Foto : ShirtoUn murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone
Un murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone  - Sputnik Italia, 1920, 23.09.2021
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Erano accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato e in primo grado erano stati tutti condannati. Ridotta la pena per il boss Bagarella. Prescritte le accuse al pentito Giovanni Brusca.
La corte d'Assise d'Appello di Palermo ha ribaltato la sentenza di primo grado della cosiddetta Trattativa Stato-Mafia.
Il tribunale ha assolto gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e il senatore Marcello Dell'Utri, accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato.
Mori, Subranni e De Donno sono stati assolti con la formula perché il "fatto non costituisce reato", mentre Dell'Utri "per non aver commesso il fatto".
In primo grado erano stati tutti condannati a pene molto severe: 12 anni a Dell’utri, Mori e Subranni e otto a De Donno.

Gli altri imputati

Nell’ambito del processo sono state dichiarate prescritte le accuse contro il pentito Giovanni Brusca.
Invece, è stata ridotta la pena, da 28 a 27 anni per il boss Leoluca Bagarella: riqualificato il reato in tentata minaccia a corpo politico dello Stato.
È stata confermata la condanna del capomafia Nino Cinà a 12 anni di carcere.
Nel corso dell’appello, per la prescrizione dei reati contestati, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, è uscito di scena: era accusato di calunnia aggravata contro l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e di concorso in associazione mafiosa.

La trattativa secondo i pm

Secondo l’accusa, che aveva chiesto di confermare tutte le condanne, "uomini delle istituzioni, apparati istituzionali deviati dello Stato, hanno intavolato una illecita e illegittima interlocuzione con esponenti di vertice di Cosa nostra per interrompere la strategia stragista”.
Nella requisitoria si sottolineava la comprovata “esistenza di una verità inconfessabile, di una verità che è dentro lo Stato, della trattativa Stato-mafia”.
Sul piatto della trattativa tra Cosa Nostra, il Ros, tramite i Ciancimino, in cambio della cessazione delle stragi, sarebbero state messe concessioni carcerarie ai mafiosi detenuti al 41 bis e un alleggerimento nell'azione di contrasto alla mafia.
Dopo il '93, Dell'Utri prese il posto di Mori e degli altri componenti dell’Arma, divenendo la "cinghia di trasmissione" tra i clan e gli interlocutori istituzionali.
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