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Messina: Gdf scopre truffa da 3 milioni di euro al Ssn, 26 indagati

© Sputnik . Fabio CarboneAuto della guardia di finanza
Auto della guardia di finanza - Sputnik Italia, 1920, 23.09.2021
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La truffa milionaria ha coinvolto 7 strutture sanitarie private convenzionate.
Le Fiamme gialle di Messina hanno messo in esecuzione un'ordinanza che dispone, nei confronti di 3 persone, la misura cautelare del divieto di esercitare attività imprenditoriali per 4 mesi e il sequestro di oltre 3 milioni di euro nei confronti di 7 strutture sanitarie private convenzionate.
Come ricostruito dagli inquirenti, tale somma di denaro sarebbe il frutto di una maxi truffa aggravata al Servizio sanitario nazionale, per un'indagine che coinvolge complessivamente 26 persone tra funzionari pubblici, responsabili e dipendenti delle strutture private.
Tra i soggetti implicati, anche i titolari delle più conosciute ed importanti case di cura nella città dello Stretto.

L'attività d'indagine ruota intorno al D.R.G. (Diagnosis Related Group), un sistema che consente di classificare ogni caso clinico in una determinata casella, variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte o alle caratteristiche personali del paziente ricoverato in una struttura accreditata.

L'inchiesta

Nell'inchiesta è emerso un "articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l'entità dei rimborsi corrisposti dal sistema sanitario, che si realizzava attraverso l'indicazione nella scheda di dimissione ospedaliera un D.R.G. difforme rispetto alle reali attività effettuate".
Proprio in base al D.R.G. attribuito, infatti, ogni Regione prevede la tariffa da rimborsare alla casa di cura privata convenzionata, che grava sul Servizio Sanitario Nazionale.
A portare gli inquirenti sulla giusta pista è stato l'esame delle cartelle cliniche, quasi l'82% delle quali presentavano anomalie, inducendo il gip a ritenere l'esistenza di una forma di "radicata connivenza tra controllore e controllato".
Tali anomalie, alla luce delle prove raccolte, non sarebbero però dipese dal caso o da una superficialità dei controllori ma, proprio per la frequenza e la metodicità, quanto piuttosto dal sistema collaudato a cui si faceva riferimento in precedenza.
L'associazione a delinquere aveva, insomma, messo in piedi un meccanismo "finalizzato a lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dalla Regione Sicilia per le prestazioni erogate dagli enti convenzionati".
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