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Uliano (Fim Cisl): “Automotive in crisi, da Stellantis in giù. Serve un fondo per la transizione”

© Foto : CislFerdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl
Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl - Sputnik Italia, 1920, 22.09.2021
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Oltre alla crisi dei semiconduttori, bisogna ripensare alla catena del valore, a un patto di responsabilità sociale e a come tutelare occupazione e redditi nel passaggio verso l’elettrico, spiega il segretario nazionale.
Un settore industriale che, da solo, conta oltre 278mila addetti e 5.500 imprese, fattura 106 miliardi di euro l’anno e vale il 6,2% del Pil. Un comparto che vive una situazione pesante, drammatica in alcuni casi, sia per la crisi dei semiconduttori, sia per la transizione green, sia per il calo del mercato e, infine, per le scelte europee sul tema della mobilità. Per rispondere a queste sfide, la proposta della Fim Cisl è quella di un Fondo per sostenere la transizione di imprese e lavoratori dell’automotive e un Patto di responsabilità sociale, in cui tutti gli attori, dalle parti sociali al governo, dovranno lavorare ognuno per la propria parte, ma senza contrapposizioni. Lo spiega a Sputnik Italia Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl.
- Segretario, qual è la situazione del maggiore gruppo del settore, Stellantis?
- È veramente pesante, sia per la flessione complessiva del mercato, pari a circa il 20%, sia per il tema dei semiconduttori. Gli stabilimenti italiani di Stellantis, sono fermi al 90%, non hanno lavorato mediamente per più di 5-6 giorni negli ultimi 25 giorni lavorativi. Stessa situazione, anche se meno accentuata, si registra anche negli stabilimenti Stellantis in Francia e Germania con chiusure nell’ordine del 50-60% della capacità produttiva.
È un aspetto contingente che sembra non avere una fine: le previsioni parlano di marzo-aprile 2022 come possibile periodo in cui si riuscirà ad uscire dal tunnel. E di questo aspetto ci preoccupa il prezzo che pagano i lavoratori in cassa integrazione e la riduzione dei ricavi di questi grandi gruppi, che mettono a rischio anche gli investimenti.
- A che punto siamo su questo fronte? Stellantis ha confermato il piano?
- Ad oggi, Stellantis ha confermato la partenza entro il 2021 della nuova produzione nello stabilimento di Cassino e, entro i primi tre mesi del 2022, a Pomigliano. Confidiamo su questa dichiarazione, ma abbiamo sollecitato il governo a convocare in fretta il tavolo per fare il punto in maniera più precisa e per il discutere il piano industriale del gruppo. E siamo stati convocati al Mise per l'11 ottobre.
- La situazione di Stellantis accomuna altre realtà del settore e ha impatti anche sull’indotto.
- C’è un problema Stellantis, ma c’è un problema dell’indotto, perché fermandosi gli stabilimenti di assemblaggio, si ferma anche le componentistica interna ed esterna. Questo è un elemento che va ad aggravare una situazione di transizione che il settore sta vivendo, determinata da tre fattori: il cambio di motorizzazioni, la digitalizzazione e la mobilità individuale.
Per quanto riguarda il cambio di motorizzazioni, un processo accelerato dal “Fit for 55” dell’UE, si è decretato, salvo alcuni elementi di mitigazione, che le pressioni delle parti sociali possono determinare che dal 2035 non dovremo più produrre alcune macchine endotermiche. Il cambio delle motorizzazioni determina già di per sé un impatto di circa 60mila lavoratori in meno nel settore, circa il 30%. Un costo sociale enorme in un arco temporale brevissimo, 14 anni.
- Cosa propone la Fim Cisl?
- Abbiamo lanciato l’idea di un Patto di responsabilità e di un Fondo per sostenere la transizione di imprese e lavoratori dell’automotive, le cui linee di intervento vengano delineate da un Comitato di esperti. È vero che il Pnrr mette al centro le risorse per la transizione, anche per la mobilità, ma non è stato specificato quanto è a disposizione per il settore automotive. Una scelta che, invece, hanno fatto Germania e Francia, destinando dimensioni ingenti di questi fondi, andando in soccorso della realtà del settore del Paese. L’Italia non lo ha fatto e per questo abbiamo parlato della necessità di dedicare un fondo specifico, per la reindustrializzazione delle aziende e per accompagnare il processo di rinnovamento. Uno dei punti chiave è anche quello di portare nuove produzioni che nel nostro Paese non ci sono: il primo risultato che abbiamo ottenuto, per esempio, nell’interlocuzione con Stellantis è stato la costruzione della Gigafactory a Termoli, ma il nostro Paese non deve farsi sfuggire la possibilità di avere una grande azienda che produce semiconduttori in Italia, quindi abbiamo sollecitato il governo e il premier Draghi a intervenire.
L’altro aspetto è quello legato al tema di accorciare la catena del valore e accompagnare la catena del lavoro che si sta modificando. Esiste un tema di sostenibilità sociale, che per noi riguarda la tutela del reddito e dell’occupazione, ma anche l’accompagnamento del processo di trasformazione del lavoro stesso. Se si trasforma la componentistica, si trasforma l’auto, non si può pensare che le competenze professionali dei lavoratori rimangano uguali. È uno sforzo enorme ed è importante accompagnare il processo di transizione industriale con interventi in risorse e con un Fondo che aiuti i lavoratori a non perdere reddito in questa fase.
- Un Fondo che si basa su un Patto di responsabilità sociale.
- Sì, perché su questa questione non ci deve essere contrapposizione: riteniamo che sia il ministero dello Sviluppo economico, sia il governo, sia le parti sociali, sia le parti imprenditoriali debbano remare nella stessa direzione. Quando si tratta di trovare soluzioni per fare in modo che un settore, che rappresenta il 6,2% del Pil, continui ad esistere e ad avere un futuro, tutti devono fare la propria parte, ma un grande ruolo lo deve avere il governo con le politiche industriali, che non sono state realizzate fino ad oggi per il timore che l’interventismo dello Stato impattasse con le regole europee. A differenza di quanto hanno fatto Francia e Germania, che sono intervenute a sostegno del settore, entrando anche nel capitale con fondi pubblici.
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