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Aspettando il Nord Stream: mai il gas è costato così caro agli europei

© Foto : Press Service Eugal  / Vai alla galleria fotograficaСтроительство газопровода "Северный поток-2" в Германии
Строительство газопровода Северный поток-2 в Германии - Sputnik Italia, 1920, 22.09.2021
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Sputnik approfondisce per voi la durata dei rincari del gas e il guadagno della Russia da queste fluttuazioni.
Il mercato del gas è impazzito. La crescita incontrollata è stata soppiantata da un brusco crollo. Dopo il picco a 0,97 dollari al metro cubo, il prezzo è sceso a 0,75. Ma è ancora presto per parlare di stabilizzazione, secondo gli economisti, perchè i prezzi potrebbero raggiungere anche la soglia di 1 dollaro al metro cubo.

Fluttuazioni di prezzo

Mercoledì scorso, alle 9 del mattino, il futuredi ottobre sul gas ha raggiunto 0,84 dollari al metro cubo. Alle 10:30 aveva già guadagnato un decimo e a metà giornata era a quota 0,97.
Ma, a fine giornata, era tornato a quota 0,8. Giovedì, invece, è ripartito a 0,77.
I prezzi non possono aumentare in maniera costante. Ci sono delle soglie naturali. Dopo un’impennata ci sarà un crollo. Talvolta per la correzione servono 2-3 giorni, poi si può produrre un nuovo aumento. Pertanto, la soglia psicologica del dollaro per metro cubo non è più un sogno per gli esportatori, ma una prospettiva più che plausibile. Non ora, ma nei mesi a venire.
I prezzi sono spinti verso l’alto dalla carenza di idrocarburi. I serbatoi europei sotterranei di gas sono quasi vuoti a causa del lungo inverno freddo. A gennaio, Gazprom ha dovuto aumentare tempestivamente le forniture di gas. Le esportazioni sono aumentate anche in Asia, dove l’inverno è stato rigido. Sono quindi aumentati vertiginosamente i prezzi spot (che disciplinano le quotazioni della materia prima venduta, a condizione che si effettui una fornitura tempestiva).
Cucina a gas - Sputnik Italia, 1920, 20.09.2021
Il ruolo dei futures e della speculazione nell’aumento del prezzo del gas
Gli snodi di distribuzione del gas non sono riusciti nemmeno a riprendersi prima dell’arrivo dell’afa anomala. In Europa, i condizionatori hanno lavorato senza sosta. Le centrali elettriche a gas sono state costrette ad aumentare di diverse volte i loro volumi di produzione.
L’UE aveva previsto un calo dei prezzi, ma la corsa dei prezzi non ha fatto altro che intensificarsi. E ora si prevede un altro inverno rigido.
La stagione in cui si selezionano gli idrocarburi per l’inverno comincia a metà ottobre. È giunto il momento di integrare le riserve che, rispetto all’anno scorso, sono calate di circa un terzo.
È stato rimandato anche l’avvio delle attività del Nord Stream-2, che avrebbe dovuto ridurre le fluttuazioni del mercato.
Secondo Aleksey Miller, presidente di Gazprom, il primo ottobre le forniture non saranno ancora cominciate.

È necessario prima condurre ulteriori test tecnici e ottenere le dovute certificazioni e, per questo, serviranno tra i 2 e i 4 mesi, sostiene Fiete Wulff, portavoce dell’agenzia governativa tedesca Federal Network Agency. E in tal senso, potrebbero anche presentarsi ulteriori complessità.

L’UE, però, non può permettersi un rallentamento del processo di avviamento del gasdotto. “Anzi, deve assolutamente accelerarlo. La domanda di gas russo è elevata. Inoltre, il Nord Stream-2 porrà fine alla corsa dei prezzi”, sostiene Oleg Cherednichenko, docente della Facoltà di economia presso l’Università economica russa G. B. Plehanov (REU).
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Si è rivelata poco affidabile anche l’energia rinnovabile, su cui tanto fanno affidamento in Occidente. E non è la prima volta. Il debole vento del Mar del Nord ha, di fatto, privato l’intera regione di energia elettrica. La generazione di energia ha registrato un calo del 20%. I prezzi si sono impennati. Secondo l’agenzia ICIS, da agosto, in Gran Bretagna, i prezzi per megawattora sono triplicati. Da settembre dello scorso anno sono settuplicati, toccando i 331 euro, il massimo storico degli ultimi 20 anni. In Germania, invece, sono triplicati, salendo a quota 130 euro.
Solo grazie agli idrocarburi tradizionali è stato possibile compensare le perdite e soddisfare la domanda, anzitutto di gas, per stabilizzare i prezzi, cosa per la quale è assolutamente necessario il Nord Stream-2.
Gli europei non si fidano più degli altri fornitori. La Norvegia ha avuto problemi nei suoi giacimenti. Sono calate le forniture algerine, perché l’Algeria stessa non ha abbastanza gas. I produttori di GNL vogliono guadagnare sempre più e vendono solo a chi paga di più.
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Anche gli speculatori hanno contribuito alle fluttuazioni del mercato, “giocando” con i futures sul gas. Le grandi società del settore stanno gonfiando di proposito l’isteria causata dalla nuova carenza di idrocarburi.

Vendi finché comprano

Ai prezzi odierni è difficile persino per i più manifesti detrattori del progetto parlare di minaccia del Nord Stream-2. A questo assunto sfugge però Kiev.
Infatti, l’Ucraina incolpa nuovamente la Russia di aver provocato l’ennesima crisi del mercato del gas. Come se il monopolio russo non stia incrementando intenzionalmente le forniture. Ma si tratta di illazioni infondate, in quanto la società russa ha adempiuto a tutte le obbligazioni contrattuali.
“Oggi la priorità è il mercato interno, alla luce delle calamità naturali. Nessuno ha intenzione di tenere l’Europa al guinzaglio sul gas”, osserva Oleg Cherednichenko.
Probabilmente, Gazprom potrebbe dare di più all’Europa, ma questo non avrebbe senso da un punto di vista commerciale.
Incrementando i volumi delle forniture, bisognerebbe far passare più gas dall’Ucraina. Ma l’accordo sul gas di transito prevede dazi aggiuntivi per volumi ulteriori.
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I consumi reali di gas dei cittadini europei si differenziano in maniera sostanziale da quelli di Borsa. La stragrande maggioranza del gas viene venduto non ai prezzi spot, ma in base ad accordi che disciplinano forniture di diversa urgenza. Pertanto, la Russia non gode di guadagni extra in tal senso.

“Già il mese scorso, via oleodotto, Gazprom ha inviato gas, ad esempio, in Germania per 220 dollari. Probabilmente, la società intende concludere accordi per la fornitura di gas via oleodotto a prezzi più elevati. Se non a lungo termine, almeno nei prossimi 2 anni”, ipotizza Petr Pushkarev, economista di TeleTrade.

Ci sono ragioni di pensare che sia davvero così, si pensi, nello specifico, all’ormai maturo fabbisogno interno della Russia nell’ambito di un più ampio progetto di gassificazione. Aumentano le forniture anche a beneficio dei Paesi asiatici.
Se Gazprom non si affretta a riempire i serbatoi europei, può guadagnare di più.
Mosca potrebbe contare su vantaggiosi accordi con l’Austria, la Slovacchia e i Paesi balcanici. Questi compreranno più gas, per il proprio fabbisogno interno e per la futura rivendita sul mercato spota prezzi maggiorati.
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