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Riforma delle pensioni, intanto aumentano da 65 a 203 i lavori gravosi: entrano anche i bidelli

© Sputnik . Игорь Михалев / Vai alla galleria fotograficaGli abitanti di Montalcino
Gli abitanti di Montalcino - Sputnik Italia, 1920, 20.09.2021
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Oggi dire bidello non è onorevole e si definiscono collaboratori scolastici, ma al di là del nome dato alla categoria di lavoratori e lavoratrici la notizia è che si va verso un enorme ampliamento dei cosiddetti lavori gravosi che passeranno dagli attuali 65 classificati a ben 203.
E tra i lavori considerati gravosi rientrerà anche quello del collaboratore scolastico. A Rifare la lista ci ha pensato l’apposita Commissione parlamentare istituita nel 2018, che ha chiuso l’istruttoria.
Ora spetterà ai ministeri dell’Economia e del Lavoro vagliare i 203 lavori e giudicare se tutti sono meritevoli veramente di essere considerati “gravosi” come quello del metalmeccanico, o come quello di chi rischia la vita con un giubbotto antiproiettile all’esterno di una banca.

Come è stato deciso l’ampliamento

L’ampliamento, che dovrebbe riguardare almeno mezzo milione di lavoratori nell’immediato, è stato deciso in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre Indici, spiega l’Economia del Corriere:
frequenza degli infortuni rispetto alla media;
numero di giornate medie di assenza per infortunio;
numero di giornate medie di assenza per malattia.

Pensione anticipata per tutti

Questa riforma non è di poco conto, perché inciderà direttamente sull’accesso al pensionamento anticipato, con tutti i costi che tale anticipazione avrà sui bilanci dell’Inps e sul sistema economico nazionale.
Grazie all’Ape sociale, infatti, servono 63 anni di età e 36 di contributi interamente versati, e se anche solo negli ultimi 7 anni si è svolto una mansione gravosa per soli 6 anni, o in alternativa 7 anni negli ultimi 10, si accede alla pensione anticipata.
Ora, l’allargamento a 203 categorie consentirà anche agli operatori scolastici di andarsene in pensione prima.

Il reale motivo

Il reale motivo della riforma, riporta l'Economia del Corriere, è legato a Quota 100 che, nonostante Salvini anche quest'oggi abbia assicurato che non sarà toccato, l’addio è quasi certo perché non ha prodotto i risultati attesi, ovvero il ricambio generazionale nei luoghi di lavoro.
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