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Il ruolo dei futures e della speculazione nell’aumento del prezzo del gas

CC0 / Pixabay / Cucina a gas
Cucina a gas - Sputnik Italia, 1920, 20.09.2021
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C’è un gran dibattere in Italia sull’aumento a ottobre della bolletta del gas del 31% e di quella dell’elettricità del 40%. Com’è noto, il gas è la fonte primaria anche per la produzione di energia elettrica.
E’ una tendenza in atto in tutta Europa e nel resto del mondo. E’ auspicabile che il governo cerchi di intervenire per attenuare l’impatto negativo sulle famiglie e sulle piccole imprese. Manca, però, chiarezza sulle cause.
Non basta riferirsi alla ripresa economica globale e dei consumi dopo i lockdown pandemici, ai blocchi della produzione in alcune parti del mondo, come nel Golfo del Messico, al cambiamento climatico, alla domanda di energia pulita, gas al posto del carbone, all’inverno in arrivo. Tutti aspetti veri, ma il classico rapporto tra domanda e offerta non spiega il fenomeno di prezzi così inflazionati. In Italia, per esempio, il mercato operato dal Gestore dei Mercati Energetici (Gme), la società italiana, controllata dal Ministero dell’Economia, che si occupa dell’organizzazione mercato energetico, nel mese di agosto ha registrato un picco di 200 euro per MWh, tre volte il costo dell’inizio del 2021.
I succitati aspetti, però, posono essere delle giustificazioni per operazioni di carattere finanziario, come i futures sul gas.
Ancora una volta non si prende in seria considerazione il ruolo della speculazione finanziaria. Forse per la convinzione che su questo terreno non si possa intervenire con determinazione.
Il prezzo del gas e quello dei futures sul gas sono definiti dal cosiddetto Henry Hub, centro di negoziazione del gas nello Stato della Louisiana. Essi sono denominati in dollari per Million Bristish Thermal Unit. Il simbolo MMBTU è usato per indicare un milione di BTU. Il British thermal unit è un'unità di misura dell'energia, usata negli Stati Uniti e nel Regno Unito e rappresenta la quantità di calore per innalzare di 1 °F la temperatura di una libbra d'acqua. Per il petrolio la misura di riferimento è il barile. Di conseguenza, tutti i contratti di scambio negli altri mercati fanno riferimento a questo prezzo.
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Dall’inizio dell’anno il prezzo dei futures sul gas contrattati negli Usa è cresciuto di oltre 94%.Cinque volte quelli di due anni fa! I valori dei futures, calcolati rispetto al periodo delle 52 settimane precedenti, mostravano nel 2019 e nel 2020 quasi sempre uno scarto percentuale negativo. Dall’inizio del 2021, invece, registrano aumenti in percentuale sempre positivi, anche con tassi di crescita fino a quasi il 70-80% sul periodo delle 52 settimane. Inoltre, i prezzi deifutures proiettati nei prossimi anni registrano sempre considerevoli aumenti.
Si aggiunga che sul mercato ci sono anche i cosiddetti CFD (contract for difference), strumenti finanziari derivati il cui utilizzo non comporta lo scambio fisico, in questo caso il gas, bensì il pagamento in contanti della variazione di valore della materia prima alla scadenza del contratto. I CFD preferiscono i mercati ad alta volatilità. Lo è quello del gas naturale, dopo che quest’ultimo ha assunto un’importanza globale, attraverso le ramificazioni delle infrastrutture e i miglioramenti nella tecnologia di liquefazione.
I mercati principali dei futures sui prodotti energetici sono il Chicago Mercantile Exchange e il NYMEX di New York. Come per gli altri futurese derivati finanziari, i trader possono usare il cosiddetto leverage, la leva, per cui un deposito limitato messo in garanzia permette di sottoscrivere contratti per un valore multiplo.
Pertanto, la sola spiegazione oggettiva dell’aumento del prezzo del gas, causato dalla crescita della domanda e dei consumi, non regge. Lo conferma anche lo studio, “The future of liquified natural gas: Opportunities for growth“, pubblicato nel settembre 2020, da McKinsey & Company, la maggiore società internazionale di consulenza strategica. Gli analisti del gruppo non sono degli sprovveduti, anzi. Per esempio, McKinsey in passato ha prodotto lo studio più accurato sulle infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, porti, ecc) a livello globale. Le loro analisi si basano su dati e trend oggettivi. Non possono tenere conto delle improvvise speculazioni, così come i bilanci dei governi non possono includere delle voci riguardanti gli affari del crimine organizzato.
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McKinsey sosteneva che l'industria del gas naturale liquefatto (GNL) stava praticando prezzi bassi e un'offerta eccessiva. La riduzione della domanda di gas a causa della pandemia si è aggiunta all'eccesso di offerta, creando volatilità nel mercato. Si stimava che i bassi prezzi del petrolio e una maggiore concorrenza tra le fonti di approvvigionamento di gas avrebbero compresso anche i prezzi del gas. In rapporto agli effetti del COVID-19 sui mercati, la domanda di gas nel 2020 avrebbe potuto diminuire dal 4 al 7%.
In uno studio più recente, McKinsey notava che le scorte di gas nel 2020 ammontavano a circa 3.400 miliardi di piedi cubici (bcf), 20% in più dell’anno precedente. La media di scorte degli ultimi 5 anni è stata di circa 3.000 miliardi di bcf, non lontana dai livelli di questa primavera, mentre i prezzo del gas è rimasto sotto i 4 dollari per MMBTU.
Tanto che gli esportatori di GNL avevano cancellato alcune spedizioni di gas (più di 100 cargo statunitensi sono stati cancellati nel mese di giugno e di luglio 2020), poiché il prezzo spot nei mercati asiatici ed europei non copriva più il costo della fornitura. In ogni caso, McKinsey spiegava che, in futuro, lo GNL avrebbe avuto una grande potenzialità in rapporto a cinque aree di intervento: efficienza del capitale, ottimizzazione della catena di approvvigionamento, sviluppo del mercato, decarbonizzazione e digitalizzazione dei processi. In seguito, McKinsey ha valutato una crescita della domanda globale di gas intorno al 3,4% annuo fino al 2035.
Perciò, l’aumento della domanda c’è, ma in dimensioni che non giustificano la sproporzionata crescita del prezzo del gas. Invece, l’aumento dei prezzi dei futurespuò deformare l’andamento del mercato.
Ovviamente i liberisti facinorosi sostengono che i futures non influenzano l’andamento dei prezzi, poiché si tratta di contratti tra privati, dove se uno perde, l’altro vince. Somma zero.
In realtà, i futures e in generale le operazioni speculative in derivati, grazie al leverage, raggiungono numeri altissimi e sono in grado di influenzare i mercati e determinare i prezzi di una materia prima. L’abbiamo visto tante volte. Per esempio, alla vigilia della Grande Crisi del 2008, quando il prezzo del petrolio arrivò al livello stratosferico di oltre 150 dollari al barile, per poi crollare. Allora si parlò dei famosi “barili di carta”, perché per ogni barile reale di petrolio, almeno cento barili erano trattati con strumenti speculativi. Cosa che aveva spinto alle stelle il mercato petrolifero.
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L’intera faccenda ci riporta sempre alla necessità di introdurre, in modo congiunto e stringente, le tanto agognate regole sulle attività finanziarie e speculative. Il G20 non può sottrarsi a questa specifica responsabilità.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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