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Carcere di Frosinone, detenuto in regime di Alta Sicurezza spara a tre reclusi

© Hermes e Giovanni MereghettiPolizia Penitenziaria
Polizia Penitenziaria - Sputnik Italia, 1920, 20.09.2021
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Un detenuto napoletano di 28 anni, ristretto in Alta Sicurezza per reati connessi alla camorra, ha sparato diversi colpi, con una pistola di cui era inspiegabilmente in possesso, a tre detenuti rinchiusi in una separata cella, dopo aver minacciato un poliziotto penitenziario puntandogli l’arma.
Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha chiesto al capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Bernardo Petralia, di andare di persona nel carcere vista la gravità di quanto successo, mentre il detenuto è stato trasferito in altro istituto e infuriano le polemiche sulle condizioni di sicurezza nelle carceri.
Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) ha ricostruito l’increscioso incidente: "un detenuto napoletano di 28 anni, ristretto in Alta Sicurezza per reati connessi alla criminalità organizzata - camorra -, una volta autorizzato ad uscire dalla cella per fare la doccia ha puntato una pistola in faccia al poliziotto penitenziario e si è fatto consegnare le chiavi delle altre celle altrimenti lo avrebbe ammazzato. Poi ha raggiunto le celle di altri detenuti (napoletani e albanesi), che nei giorni scorsi lo avevano minacciato e picchiato, e, dopo avere tentato inutilmente di aprirle, ha sparato all'interno tre colpi di pistola".
Non vi sarebbero stati feriti, secondo tale ricostruzione, anche se alcune fonti riferiscono di ferite leggere, tuttavia l’episodio è stato giudicato “di una gravità inaudita” da Leo Beneduci, segretario del sindacato Osapp (Associazione Sindacale per la tutela dei diritti della Polizia Penitenziaria) che ha stigmatizzato come “solo il caso fortuito non ha portato a più gravi conseguenze".
Secondo Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, la pistola in possesso del detenuto sarebbe stata “verosimilmente introdotta con un drone” e “a questo punto”, ha detto, “crediamo che serva costituire una vera e propria unità di crisi magari sotto l'egida di Palazzo Chigi perché le carceri sono fuori controllo mentre dal ministero continuano a mostrarsi inermi e inerti".
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