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Un turbinio di domanda: aumentano le forniture di greggio russo negli USA

© AP Photo / Matthew BrownEstrazione del greggio
Estrazione del greggio - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
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Le raffinerie statunitensi sono in crisi dopo le conseguenze provocate dall’uragano Ida. C’era una grave penuria di idrocarburi. Il Ministero dell’Energia ha cercato di supportare i produttori in tutti i modi, ma le riserve non sono infinite.
Le imprese sulla costiera messicana sono orientate alla produzione di varietà di greggio che, se non in Russia, non sono prodotte altrove. Gli USA hanno già incrementato a livelli record le importazioni e sono intenzionati a comprarne ancora di più.

Aumento della domanda

Le raffinerie statunitensi stanno scandagliando il mondo alla ricerca delle materie prime migliori per soddisfare la domanda di carburante.
Stando ai dati della Energy Information Administration (EIA) statunitense, le importazioni di greggio e derivati dalla Russia hanno registrato a maggio (ultimi dati disponibili) un’impennata del 23%, raggiungendo gli 844.000 barili al giorno. Si confronti il dato con le forniture provenienti dal Messico, che registrano un incremento di soli tre punti percentuale.
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L’anno scorso, le importazioni russe avevano raggiunto il loro record degli ultimi 10 anni. La Russia, superando l’Arabia Saudita (che aveva ridotto drasticamente le esportazioni per ripristinare l’equilibrio di mercato), è passata al secondo posto tra i Paesi fornitori degli USA.
Infatti, le raffinerie statunitensi non ricevono più greggio dal Venezuela. E questo lo devono a Donald Trump, che nel 2019 ha imposto sanzioni alla Petroleos de Venezuela S.A.
La situazione più complicata la stanno vivendo le raffinerie del Golfo del Messico e della costiera orientale, fra cui Citgo Petroleum, Valero Energy, Chevron, le quali si basano sulla raffinazione delle varietà più pesanti di greggio. Queste imprese comprano dalla Russia essenzialmente il bismuto necessario alla produzione di benzina.

“Perdendo il greggio venezuelano e dovendo fare i conti con il rincaro delle materie prime provenienti dai tradizionali fornitori OPEC, gli USA sono diventati il principale consumatore di bismuto russo” spiega Adi Imsirovic, collaboratore scientifico dell’Oxford Institute for Energy Studies.

La Russia è un partner prioritario, poiché è in grado di disporre di un gran numero di oli semiraffinati, come il Mazut 100. Si tratta di prodotti ideali per le raffinerie statunitensi, abituate al greggio “sporco” proveniente dal Venezuela o dal Medio Oriente. Del primo, gli USA si sono dovuti privare per via delle sanzioni. E dal Medio Oriente, invece, hanno limitato le forniture per via degli accordi OPEC.
L’uragano Ida, che si è abbattuto a fine agosto sulle coste del Golfo del Messico, ha complicato ulteriormente la situazione. E sebbene l’EIA preveda un ripristino del volume di estrazioni già durante questo mese di settembre (ossia fino a 1,2 milioni di barili al giorno), le infrastrutture sono state gravemente danneggiate. E così, dal mercato americano sono scomparsi, nel complesso, 20,6 milioni di barili.

Intaccate le riserve

Dopo il ripristino del servizio di approvvigionamento elettrico in Luisiana e la ripartenza dell’attività delle raffinerie, bisogna fare ancora molto. È quello di cui ha parlato Exxon Mobil. La società, infatti, è stata costretta a chiudere i propri stabilimenti in Luisiana.
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Il Ministero dell’Energia ha fornito parte del petrolio delle proprie riserve strategiche di cui Exxon potrà disporre per 2-3 mesi. Tuttavia, le riserve sono limitate. Ciò significa che bisognerà nuovamente incrementare le importazioni. Come osserva la stampa locale, se ci sarà qualcuno che trarrà beneficio dalle conseguenze dell’uragano Ida, saranno proprio gli esportatori russi.

“Tra settembre e ottobre le forniture aumenteranno, perché l’attività estrattiva degli USA nel Golfo del Messico non tornerà più ai livelli di un tempo” scrive Bloomberg. Infatti, nell’arco di pochi giorni, gli statunitensi hanno acquistato ben 3 lotti di greggio russo.

La domanda fa impennare i prezzi. L’8 settembre, le quotazioni del greggio russo Urals hanno raggiunto il loro massimo degli ultimi 7 mesi e hanno superato il Brent di 1,05 dollari. Prima che sugli USA si abbattesse Ida, lo Urals veniva scambiato con uno sconto sul Brent a 1,95 dollari.
In previsione dell’avvio delle attività del North Stream-2, aumentano le tensioni tra Washington e Mosca. Ma è il mercato a dettare le sue regole e gli interessi dei produttori americani non hanno nulla in comune con gli obiettivi geopolitici o diplomatici della Casa Bianca.
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