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Referendum sulla Cannabis, il boom delle firme online

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Cannabis - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
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Dopo il grande successo della raccolta firme per l'eutanasia legale è partita la nuova iniziativa popolare.
La campagna sul Referendum sulla Cannabis legale, coordinata dall’Associazione Luca Coscioni, promossa dal Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione e dai rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani ha già raccolto le 500 mila firme necessarie all’abrogazione totale o parziale della legge, prevista dall’articolo 75 della Costituzione.
Perché lo strumento referendario è tornato centrale nel dibattito pubblico? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Marco Perduca, Presidente del Comitato Promotore che, per l'Associazione Luca Coscioni, cura la campagna Legalizziamo.
— Dott. Perduca, potrebbe spiegarci perché bisogna firmare il Referendum sulla Cannabis?
— Le firme per questo referendum vogliono far votare i cittadini sulla cancellazione delle sanzioni penali per la coltivazione e per il consumo personale della cannabis. Secondo la legislazione attuale, per questi due tipi di comportamento, oggi in Italia, c'è il rischio di essere condannato ad una pena di reclusione da 2 a 6 anni. Bisogna tener conto che le carceri sono piene e il 30% dei carcerati sono quelli che hanno violato la legge sulla droga e, molto probabilmente, sono anche quelli che hanno usato la cannabis.

Mentre, sul piano amministrativo, si propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori. È altrettanto grave come una denuncia penale, perché se uno lavora e ha bisogno di un'auto, non può svolgere le sue mansioni. Fra l'altro, si sospende la patente anche a chi non ha l'auto. Perciò, è una sanzione arbitraria.

Occorre, quindi, firmare per i motivi sopra elencati. Si può fare online, sul sito, non per lanciare un messaggio, ma per cambiare una legge che esiste dal 1990 e che ha creato soltanto criminalità.
— Cosa risponderebbe ai vostri avversari, secondo i quali l'aumento di disponibilità di sostanze produce un aumento di consumo?
— In Italia oggi ci sono 6 milioni di maggiorenni che consumano la cannabis abitualmente. Mi pare che sia già una cifra significativa, che difficilmente potrà crescere. I nostri cosiddetti avversari parlano per sentito dire e non studiano i rapporti del governo su questo fenomeno. Se li studiassero, saprebbero che è un elemento puramente culturale. Non è un vizio, un passatempo o una voglia di sballo, ma fa parte, come altre sostanze psicoattive (il tabacco o l'alcol), di un modo di vivere.
Se ipotizziamo che queste persone hanno ragione, vorrei chiedergli solo una cosa: dopo 30 anni di leggi che non hanno funzionato e non hanno cancellato le droghe, che cosa propongono in alternativa? La pena di morte?
— Il Referendum sulla Cannabis legale si avvia a superare la soglia legale delle 500 mila firme, ben prima della data limite del 30 settembre. Pensate di chiudere la campagna in anticipo?
— Vorrei precisare che, dopo le firme, bisogna raccogliere tutti i certificati elettorali di chi ha firmato. E poi seguirà la seconda fase, che è burocraticamente un po’ più complessa, perché è la prima volta che in Italia si fa un referendum solo online. Speriamo che tutti i comuni siano attrezzati, dal punto di vista tecnologico, per poter inviare immediatamente, entro 48 ore, i certificati elettorali con la posta elettronica certificata (PEC) al nostro ufficio, in cui poi dobbiamo recuperare il nome del firmatario, mettere insieme il suo certificato e consegnarlo entro il 30 settembre alla Corte di Cassazione.
Mattia Santori - Sputnik Italia, 1920, 08.06.2021
Il pressing delle Sardine: "Italia pronta per cannabis, Ius Soli e Ddl Zan"
— A Suo avviso, a che cosa è dovuto questo successo straordinario? Vi ha aiutato a raggiungere questo risultato il fatto che la pandemia ha accelerato la digitalizzazione e lo SPID è diventato uno strumento noto e molto usato?
— La prima cosa che ci ha aiutato è che il tema della cannabis è noto grazie all’ampio consumo. E poi, sicuramente, sul risultato che abbiamo raggiunto ha inciso la possibilità di utilizzare l’identità digitale, che può essere esercitata a distanza. Ma, soprattutto, c’è la firma digitale, che è un'invenzione di questo agosto ed è frutto di una serie di attività politiche e di ricorsi alle Nazioni Unite, che dicevano che l’Italia crea degli ostacoli irragionevoli all’esercizio dei diritti civili e politici, e alla partecipazione democratica diretta. Una volta che sono stati tolti tutti questi ostacoli, abbiamo visto che la gente partecipa molto volentieri per le cose che le interessa, com’è successo poco tempo fa con la campagna referendaria sull’eutanasia.

Inoltre, ci dice che a raccogliere firme non c’è sovrapposizione. I cittadini che firmano per la cannabis sono un percentuale vasta (15-20%) e hanno firmato anche per il referendum sull’eutanasia. Quindi è un mondo completamente diverso…

— A proposito del mondo diverso: i possessori di SPID sono 24 milioni, il 49% dei votanti, la maggior parte dei quali sono giovani, basta guardare ai numeri del plebiscito sull’eutanasia che Lei ha appena citato. Non c’è dubbio che la popolazione anziana è meno avvezza a usare strumenti moderni. Questo non creerebbe uno squilibrio, in un Paese anziano come l’Italia, stavolta a favore dei giovani?
— Entro la fine di settembre, per accedere a tutti i portali della Pubblica Amministrazione sarà obbligatorio avere lo SPID. Tutta la vita si sta spostando nel telefonino e quindi anche la possibilità di fare politica.

Quest'estate abbiamo utilizzato il sistema con lo SPID, perché era l'unico disponibile. Però, dal 1° gennaio dell'anno prossimo, il governo avrà una piattaforma organizzata in maniera diversa. È una piattaforma che non costa nulla a chi promuove il referendum (1 euro a firma), sarà tutto a carico dello Stato. Noi, quindi, abbiamo tenuto l'anticipazione dell'entrata in vigore della legge dovendo pagare per ogni firma.

Fra l'altro, per partecipare, basterà scrivere il nome e il codice fiscale. Non credo che sia un problema anche per una persona anziana, oramai oggi c'è gente che ha 80 anni e che tranquillamente usa Internet per pagare le bollette, guardare la TV e chattare con i nipoti. È vero che l’Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo, ma Internet esiste ormai da 40 anni.
— Il cofondatore del M5s, Beppe Grillo, si unisce al fronte per la legalizzazione della cannabis. E cosa dicono gli altri principali partiti sul referendum?
— Lui ha firmato come Beppe Grillo e non come il M5S. In realtà nessun grande partito ha detto nulla.
— Perché?
— Bisognerebbe chiedere a loro. I partiti politici italiani presenti nel parlamento, storicamente, non sono a favore dei referendum, perché, secondo loro, le riforme le deve fare il parlamento. Lo dicono, ma poi non lo fanno…
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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