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Una crisi subacquea. La Francia polemizza con USA, Gran Bretagna ed Australia

Sottomarino  - Sputnik Italia, 1920, 17.09.2021
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La stampa mondiale ha dato grande risalto alla formazione di una nuova alleanza anti-cinese tra Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia, senza tuttavia approfondire l’analisi di ciò che è effettivamente successo.
Per comprendere l’accaduto, non è inopportuno descrivere i fatti. Gli australiani intendevano potenziare la componente subacquea della loro Marina e si erano rivolti per questo ai francesi, che possiedono una cantieristica molto sviluppata, in grado di produrre navi e sottomarini di pregevole livello tecnologico.

Ne era derivata una commessa importante che, qualora si fosse perfezionata, avrebbe permesso a Parigi di rafforzare la propria presenza nel Pacifico, in una regione nella quale, tra l’altro, la Francia governa numerose isole, aprendo altresì un varco in un mercato da lungo tempo ritenuto un riservato dominio di Washington e Londra.

Si sarebbe trattato di dodici sottomarini a propulsione convenzionale, la cui produzione avrebbe avuto un costo di 56 miliardi di euro per Camberra. Ne sarebbe disceso anche un rapporto politico-militare bilaterale più stretto, dal momento che la fornitura di sistemi d’arma complessi implica anche il supporto post-vendita e la formazione a profitto di chi dovrà utilizzarli.
Va sottolineato come non sia facile esportare materiali d’armamento in Australia. E anche gli italiani ne sanno qualcosa, dal momento che anni fa Roma era sicura di poter vendere a Camberra un certo quantitativo di fregate Fremm di ultima generazione, già realizzate, ed invece la commessa venne vinta dagli inglesi, che concorrevano con un progetto ancora sulla carta.
È accaduta nuovamente una cosa del genere. Pressioni combinate da parte di Stati Uniti e Regno Unito hanno convinto l’Australia a cambiare fornitore. L’intesa con la Francia è saltata e alla Marina di Camberra andranno adesso dei sottomarini a propulsione nucleare costruiti in collaborazione con gli americani e gli inglesi.
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Questo esito ha indotto il grosso degli osservatori internazionali a ritenere questa scelta industriale l’espressione di un nuovo asse in via di formazione tra Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia.
Si tratta di una lettura che contiene alcune forzature. L’Australia, infatti, è saldamente parte del Commonwealth dal momento stesso della sua fondazione e riconosce Elisabetta II come proprio capo dello Stato. Ospita inoltre da alcuni anni dei soldati americani, sia pure in numero ridotto, sul proprio territorio.
Ed è soprattutto parte del cosiddetto Five Eyes: un patto esclusivo, che lega da decenni tra loro, piuttosto intimamente, i servizi d’intelligence delle potenze anglosassoni. Ne fanno parte anche canadesi e neo-zelandesi.
Nulla di nuovo quindi? Non esattamente. Gli elementi di novità ci sono, ma sono altri. Il primo, e più importante di tutti, è certamente l’approfondimento del distacco australiano dalla Cina.
A dispetto degli intensi rapporti economici con la Repubblica Popolare, Camberra sta infatti progressivamente accettando il proprio coinvolgimento diretto nella strategia americana di contenimento dell’ascesa cinese. Non è poco per un paese che aveva avuto recentemente in Kevin Rudd un premier che parlava anche il mandarino.
Per quanto la relazione bilaterale sino-australiana si stesse deteriorando già da tempo, il nuovo contratto implica ora un salto di qualità.
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I sottomarini a propulsione nucleare di cui la Marina australiana si doterà imbarcheranno solo armamenti di tipo convenzionale, ma la scelta di acquisire imbarcazioni capaci di esprimere un’autonomia illimitata si spiega solo assumendo che si stia pensando di utilizzarli a grande distanza dalle loro basi, ovvero nel Pacifico occidentale, forse anche a ridosso del Mar Cinese Meridionale.
Quanto alla presenza francese nel Pacifico, non è mai stata troppo gradita agli americani, cui Parigi attribuisce la responsabilità principale di quanto è accaduto, lamentandone le conseguenze sulla fiducia reciproca.
In effetti, questo rilievo potrebbe essere esteso anche alla Gran Bretagna. L’attuale Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, non a caso aveva commentato poche settimane fa molto criticamente la sortita del Carrier Strike Group guidato dalla portaerei britannica Queen Elizabeth nelle acque del Pacifico, sottolineando l’auspicio che gli europei si assumano la responsabilità della sicurezza nelle aree adiacenti al loro continente, invece di occuparsi di quelle nelle quali Washington può provvedere da sola.
Evidentemente, il posizionamento, l’assetto ordinamentale e la storia dell’Australia non permettevano in questo caso di estromettere anche l’Inghilterra. Le conseguenze di quanto è accaduto non dovrebbero essere esagerate, ma potrebbero essere importanti.
In risposta alla propria esclusione dal mercato dei materiali d’armamento australiano, Parigi potrebbe non resistere alla tentazione di europeizzare una questione che in realtà coinvolge soltanto le proprie ambizioni geopolitiche di rinascente grande potenza. Qualche segnale in questa direzione è già percepibile.
Quanto è accaduto potrebbe conseguentemente accrescere alcune tensioni già latenti all’interno dell’Alleanza Atlantica che Macron, non Trump, definì cerebralmente morta. E probabilmente ci saranno ricadute negative anche sulle relazioni tra Londra e Parigi.
Aukus fa arrabbiare la Francia  - Sputnik Italia, 1920, 17.09.2021
L'AUKUS fa arrabbiare la Francia
Queste circostanze stupiranno senza dubbio tutti coloro che hanno scarsa dimestichezza con il realismo politico e la logica di potenza. E susciteranno l’indignazione di chi li ritiene immorali. Ma i fatti sono questi: la contrapposizione emergente con la Cina non è in grado di unificare l’Occidente nel modo in cui permise di farlo la percezione della minaccia sovietica durante la Guerra Fredda.
C’è questo dato dietro la competizione che si sta acuendo tra gli Stati più importanti dell’Alleanza Atlantica. Il ripiegamento americano ha indotto i paesi di maggiori tradizioni a rispolverare le loro antiche ambizioni.
Qualche volta, tuttavia, incontrano ostacoli. Forse, il principale è una specie di rinnovata Dottrina Monroe, questa volta informalmente estesa dagli Stati Uniti all’intero Pacifico. Ma non vanno sottovalutate neppure le vecchie rivalità intraeuropee. La storia sta tornando.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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