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Stellantis, Fiom davanti ai cancelli di Pomigliano: "Il grande assente è il governo"

© Fiom CgilAssemblea Fiom dei lavoratori Stellantis davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano D'Arco
Assemblea Fiom dei lavoratori Stellantis davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano D'Arco - Sputnik Italia, 1920, 17.09.2021
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La crisi dei semiconduttori ha duramente colpito la produzione di Pomigliano che da quest'estate prosegue a singhiozzo. Allerta tra i 4.400 lavoratori, sindacati temono bomba sociale.
I lavoratori Stellantis si sono riuniti stamattina in assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, da mesi paralizzato dalla mancanza dei semiconduttori. Chiedono l'intervento del governo, per far fronte ad una crisi che si preannuncia di lunga durata, e mirano ad estendere la mobilitazione.
"Serve l'unità sindacale e dei lavoratori", afferma a Sputnik Italia Mario Di Costanzo, operaio e membro della segreteria Fiom di Napoli.
Di Costanzo ha descritto un clima di preoccupazione tra i 4.400 lavoratori Stellantis di Pomigliano e Nola, che da quasi tre mesi non mettono piede in fabbrica. Lo stop è dovuto alla mancanza di forniture che blocca la produzione delle centraline.
La crisi ha richiamato dopo dieci anni gli operai davanti ai cancelli del G.B. Vico per un'assemblea non retribuita convocata da Fiom.

"Questo clima di preoccupazione, di perdita salariale, incertezza per il futuro ha reso opportuno e necessario un’assemblea non retribuita per fare il punto della situazione con i lavoratori", spiega Di Costanzo.

Governo assente

Nel corso dell'assemblea è emerso che "oggi il grande assente è il governo. Assente rispetto alle politiche industriali e di Stellantis, assente rispetto agli appelli lanciati da Fiom e più in generale da tutte le organizzazioni sindacali", prosegue Di Costanzo.
I lavoratori chiedono l'intervento dello Stato e sono preoccupati per le conseguenze e i rischi della carenza dei semiconduttori e successivamente la carenza di un piano industriale può per lo stabilimento.

Perdita salariale

La preoccupazione è doppia e riguarda il presente ed il futuro. Nel breve periodo non si teme un'ondata di licenziamento, ma per l'abbattimento dei livelli di reddito. L'utilizzo prorompente degli ammortizzatori grava sulle buste paga dei lavoratori, spiega il sindacalista.
"La questione della cassa integrazione a Pomigliano - dice ancora Di Costanzo - è particolarmente grave perché lo stabilimento è interessato dal 2008 agli ammortizzatori sociali. Abbiamo una rotazione al 50%, con i lavoratori che fanno 11 giorni di lavoro rispetto ai 22 previsti. Se a questo si aggiunge un'ulteriore riduzione dei posti di lavoro per la crisi causata dai semiconduttori significa, la perdita di reddito dei lavoratori diventa insostenibile. E’ un problema - sottolinea - di ordine sociale".

Incertezza sul futuro dello stabilimento

Nel lungo periodo le politiche di Stellantis su Pomigliano, oltre alla crisi dei semiconduttori, mettono in discussione la stessa sostenibilità dello stabilimento.
Preoccupa la concorrenza a basso degli stabilimenti a basso costo di altri Paesi in cui la manodopera costa meno. Il timore è quello di una dislocazione della produzione all'estero, giustificata dall'insostenibilità economica della fabbrica. Timore che, peraltro, è rafforzato dalle voci di una riallocazione all'estero della produzione di Panda, il modello che esce dalle linee di Pomigliano.
"Già si parla che la futura Panda che verrà probabilmente prodotta nel 2024 verrà allocata fuori dai confini italiani. A noi questo preoccupa perché sappiamo bene che da Marchionne in poi l’idea è sempre stata quella di investire nei Paesi in cui mantenere uno stabilimento costa poco", afferma Di Costanzo.
"Gli stabilimenti italiani - continua - non riusciranno mai ad essere competitivi con quelli dei Paesi di un’Europa a basso costo. E’ per questo che è necessario l’intervento del governo, proprio per capire le intenzioni di Tavares (Ad di Stellantis, NDR), il quale dice che dobbiamo ridurre in costi ma non in che modo.
Per Fiom "l’unico modo di ridurre i costi è quello di saturare gli impianti con nuovi modelli. Lasciare invece gli stabilimenti a cassa integrazione, senza prodotto e senza modelli da produrre è chiaro che poi costano molto perché non c’è un ritorno rispetto alle vendite".

Le prossime iniziative dei lavoratori

Durante l'assemblea l'azienda ha comunicato la ripresa dell'attività produttiva a partire da lunedì. Tuttavia non si sa per quanti giorni gli operai torneranno in fabbrica. La proposta che è uscita dall'assemblea di oggi è quella di convocare assieme alle altre organizzazioni sindacali un’assemblea, questa volta all’interno e retribuita, e quindi decidere quale iniziative pubbliche portare avanti per sollecitare le istituzioni ad un intervento diretto nei confronti di Stellantis.
"Il problema è comune e, per i comunicati emessi, sappiamo che riguarda anche le altre organizzazioni sindacali e, anche se restano differenze di visione rispetto alla crisi, siamo consapevoli che in questo momento serve l’unità sindacale e dei lavoratori", conclude Di Costanzo.
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