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Antonio Guterres: non posso impedire l’accesso all’ONU a un leader non vaccinato

© REUTERS / Denis BalibouseAntonio Guterres
Antonio Guterres - Sputnik Italia, 1920, 17.09.2021
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Martedì presso il quartier generale dell’ONU prenderà avvio la sessione di alto livello dell’Assemblea generale che durerà una settimana.
Oltre 120 capi di Stato e di governo parteciperanno personalmente al vertice per la prima volta dopo la pandemia. Il segretario dell’ONU Antonio Guterres ha già pronunciato un discorso a quanti già in loco. Guterres ha rilasciato in un’intervista a Sputnik in cui ha trattato diversi temi: la possibilità di vietare a un leader l’ingresso agli edifici istituzionali dell’organizzazione, i futuri contatti da instaurare durante il vertice, le relazioni con i talebani*, la collaborazione tra Russia e USA, l’impegno del singolo nella lotta al cambiamento climatico, previsioni sull’automobile del futuro.
— Come emerso mercoledì, le autorità di New York richiedono che chiunque entrerà nel palazzo dell’ONU la prossima settimana sia in grado di dimostrare all’ingresso l’avvenuta vaccinazione contro il COVID-19. Qual è la Sua opinione in merito? Ritiene che i delegati debbano essere obbligati a presentare una certificazione dell’avvenuta vaccinazione dal momento che, come Lei sa, in molti Paesi i vaccini non sono ancora disponibili?
— Come ho già ribadito in altre occasioni, è fondamentale che ognuno si vaccini. E noi, grazie alla collaborazione con la città di New York, daremo la possibilità di vaccinarsi a tutti i delegati che verranno qui e lo desidereranno.
Ho avuto altresì modo di dichiarare in maniera chiara che io in nessun caso ho la facoltà di dire a un capo di Stato che si reca al palazzo di vetro che, se non è vaccinato, non può entrare nel quartier generale.
Io non posso che invitare tutti a vaccinarsi. Si tratta di un gesto fondamentale per la salute di ogni delegato e delle comunità che rappresentano, così come dell’Assemblea generale stessa. Spero che i delegati saranno già vaccinati, ad eccezione di quei casi in cui è effettivamente impossibile. Tuttavia, come ho già ricordato, io non ho la facoltà per impedire a un capo di Stato non vaccinato di entrare nel palazzo di vetro.
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— Quali leader intende incontrare durante la sessione di alto livello dell’Assemblea generale? Ha intenzione di incontrare il presidente degli USA Joe Biden? Terrà un incontro bilaterale con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov?
— Chiaramente incontrerò entrambi. Abbiamo già programmato questi due incontri.
— Quando si terranno nello specifico?
— Se non erro, incontrerò il presidente Biden lunedì e il ministro Lavrov uno degli altri giorni della settimana, ma non Le so dire con precisione. Comunque so per certo che l’incontro è già stato calendarizzato.
— Quali altri leader intende incontrare?
— Tutti. Tutti i capi di Stato e governo e i molti ministri degli Esteri. Probabilmente non riuscirò a incontrare tutti per via del tempo limitato, ma sono intenzionato a incontrare, se possibile, tutti i ministri degli Esteri presenti.
— Durante la settimana sono previsti degli eventi paralleli di rilievo dedicati ai grandi conflitti e, nello specifico, alla situazione in Afghanistan, Siria e Libia? In particolare, riguardo all’Afghanistan ho sentito che i Paesi del G20 potrebbero dedicare un incontro proprio a questo tema…
— Ci saranno alcuni eventi collaterali all’Assemblea, ma si terranno in modalità da remoto. Chiaramente è previsto un incontro sull’Afghanistan, ma anche su altre situazioni degne di nota. Ma il fatto che gli incontri siano virtuali limita in una certa misura il potenziale e l’attrattività degli eventi collaterali. Dopotutto, quando si affronta un problema concreto, il dialogo tra persone sedute l’una accanto all’altra può rivelarsi fondamentale.
— Ci saprebbe dire quando si terrà l’incontro dedicato all’Afghanistan?
— Al momento non glielo so dire. È un incontro calendarizzato, ma a memoria non riesco a ricordare tutti gli incontri programmati.
— I talebani hanno creato un governo che, a detta di tutti, non è inclusivo. Quali requisiti deve soddisfare questo organo di governo perché la comunità internazionale lo riconosca? In che modo l’ONU deve porsi nei confronti del rappresentante permanente dell’Afghanistan? (Il rappresentante permanente dell’Afghanistan all’ONU in carica è stato nominato dal governo dell’ex presidente Ashraf Ghani)
— Questi temi devono essere discussi e risolti dagli Stati membri dell’ONU. Non è il segretario generale a riconoscere governi o ad assumere decisioni sulle facoltà di un rappresentante. Si tratta di decisioni in capo agli Stati membri.
Il ruolo dell’ONU oggi è cruciale. Proprio per questa ragione, come Lei ben sa, abbiamo deciso di collaborare direttamente con i talebani. Ho inviato a Kabul il nostro coordinatore degli aiuti emergenziali Martin Griffiths il quale è stato il primo alto funzionario internazionale a recarsi a Kabul e a incontrare la dirigenza talebana. Abbiamo parlato con loro del tema degli aiuti umanitari e delle prospettive per l’ONU di elargire tali aiuti su tutto il territorio nazionale senza subire discriminazioni. È stato affrontato il tema della protezione che i talebani alla guida del Paese dovrebbero garantire all’ONU. Si è parlato anche della nostra preoccupazione in merito all’osservanza dei diritti delle donne e delle ragazze, che per noi è un tema fondamentale. La discussione è stata estremamente positiva e costruttiva.
Abbiamo ricevuto una lettera dai talebani in cui questi ultimi assumevano degli impegni su questi temi.
Come Lei ben sa, abbiamo diramato un invito a livello internazionale. Abbiamo tenuto una conferenza a Ginevra dove abbiamo tentato di mobilitare tutta la comunità internazionale per fornire pieno supporto umanitario all’Afghanistan.
Al momento dobbiamo evitare ad ogni costo una crisi umanitaria ed economica nel Paese creando meccanismi che favoriscano l’immissione di denaro contante nell’economia. Il collasso dell’economia afghana potrebbe generare enormi danni al popolo afghano e innescare un grande afflusso di persone che destabilizzerebbe gli equilibri dell’intera regione. Questi temi sono stati affrontati alla conferenza di Ginevra. È un bene che i talebani abbiamo apprezzato i nostri sforzi. Ritengo che l’ONU debba collaborare con i talebani. L’ONU deve svolgere un ruolo primario nel sostentamento del popolo afghano in questo momento difficile e mobilitare la comunità internazionale per la fornitura di aiuti umanitari. Queste persone hanno già sofferto troppo.
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— I talebani non vi hanno lasciato intendere se invieranno o meno un loro rappresentante per partecipare alla sessione di alto livello dell’Assemblea generale?
— Questo non è stato un tema di discussione.
— A Suo parere, è consono che a un certo punto i talebani vengano rimossi dall’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’ONU? E quando potrebbe arrivare questo momento?
— Chiaramente, anche questo è un punto che, a tempo debito, sarà oggetto di discussione da parte degli Stati membri. Ma ad ogni modo io ho invitato gli Stati a concedere delle eccezioni alle sanzioni applicate in modo da favorire l’operatività sul breve termine.
E, tra l’altro, non è nemmeno la prima volta: infatti, come Lei ben sa, gli americani hanno richiesto che venissero fatte delle eccezioni per condurre le proprie trattative con i talebani. Dunque, a mio parere, dobbiamo creare le condizioni per una collaborazione indipendentemente dalle decisioni (per loro natura più strutturali) che gli Stati membri assumeranno in base alla loro personale valutazione della situazione in Afghanistan. A partire da assunzioni di natura pragmatica sarà necessario concedere alcune semplificazioni delle sanzioni in atto per creare le condizioni necessarie a procedere e per garantire una efficiente distribuzione degli aiuti umanitari.
— A Suo avviso, l’ONU dovrebbe forse creare una tabella di marcia sul tema delle sanzioni?
— Si tratta di un tema che il Consiglio di sicurezza dovrà considerare in futuro. Al momento il Consiglio ha già assunto una serie di decisioni. È stato stilato un elenco di temi che suscitano un grande interesse per la comunità internazionale. L’Afghanistan, ad esempio, non potrà più essere un punto di rifugio per i terroristi. Questo per noi è fondamentale. Altrettanto importante è che si crei un governo inclusivo che rappresenti i vari gruppi etnici del Paese. Infine, cruciale è che i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze vengano rispettati: le donne devono poter lavorare e le ragazze e bambine andare a scuola.
Dunque è già stata posta l’attenzione su una serie di aspetti che il Consiglio di sicurezza ha classificato come importanti. E ora, ne sono convinto, è necessario dialogare per comprendere come evolverà la situazione. Al momento è tutto imprevedibile. Ma vedremo i prossimi sviluppi. Sono convinto che, indipendentemente dagli sviluppi futuri, gli Stati membri dell’ONU al momento opportuno saranno in grado di valutare quali provvedimenti adottare riguardo ai temi menzionati. Le tempistiche dipenderanno in larga misura da come evolverà la situazione nel Paese.
— Cosa ne pensa della collaborazione tra Russia e USA in Siria?
— A tal proposito, la soluzione trovata (la decisione di estendere la fornitura di aiuti umanitari transfrontalieri in Siria attraverso il valico di frontiera di Bab al-Hawa sul confine con la Turchia fu adottata nel luglio del 2021 in larga misura grazie a un accordo tra Russia e USA) era stata proposta da me a Mosca durante una mia visita nella capitale russa e proposta da me anche agli americani. Sono lieto che i due Paesi siano giunti a un accordo basato sui valori che io stesso avevo sposato sul tema degli aiuti umanitari transfrontalieri e sulla fornitura degli stessi lungo le cosiddette linee di contatto. Come sappiamo, USA e Russia hanno avuto un passato complesso in Siria. Ma, a mio avviso, gli interessi strategici di USA e Russia in Siria sono gli stessi. Quindi, spero che i due Paesi dialoghino maggiormente e coltivino una forma più solida di cooperazione. Questo ci consentirà di approcciarci a una risoluzione politica della crisi siriana.
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— Fra poco si terranno le elezioni della Duma di Stato, la camera bassa del parlamento russo. In Russia si parla del rischio di ingerenza esterna nel processo elettorale. In passato altri Paesi, fra cui gli USA, hanno parlato di tentativi di ingerenza nelle loro elezioni. Lei crede che qualche soggetto estero possa influire sulle elezioni di nazioni come gli USA o la Russia? È necessario forse elaborare una convenzione ONU per evitare le ingerenze esterne nei processi elettorali?
— Credo che uno Stato non debba essere coinvolto nelle elezioni di un altro Stato. Questo è ovvio.
Sappiamo tutti che oggi esistono i social media. E sappiamo anche che talvolta è difficile determinare chi fa cosa sui social. Ritengo che ci sia necessità di un nuovo codice di comportamento sull’utilizzo dei social sia a beneficio degli Stati sia dei principali operatori responsabili dell’operatività. E spero che i vari Paesi possano comprenderne la necessità.
Conosciamo tutti gli impegni degli Accordi di Parigi sul clima. Conosciamo anche i Suoi inviti sul tema. Si tratta di decisioni che prendono i politici. Ma non potreste anche rivolgervi al comune cittadino soffermandovi sul fatto che ognuno di noi può fare qualcosa per evitare la catastrofe climatica?
Anzitutto è importante che i governi prendano provvedimenti che possano aiutare i cittadini a fare la scelta più giusta. Ad esempio, se si rimuovesse la tassazione sui ricavi e la si applicasse alle emissioni di CO2, si influenzerebbe il comportamento dei consumatori. Se rinunciaste agli incentivi sugli idrocarburi e utilizzaste quel denaro per acquistare un piano di previdenza sociale o un servizio di assistenza medica, anche questo consentirebbe di influenzare il comportamento delle persone. Ma è altresì vero che ciascuno di noi è responsabile. Ognuno di noi produce CO2. E dobbiamo comprendere che anche noi nel nostro piccolo dobbiamo fare dei cambiamenti. Altrimenti raggiungere l’obiettivo globale è impossibile. Alcuni cambiamenti sono davvero alla portata di tutti.
Non ci servono grandi auto. La mia prossima auto sarà elettrica. Al momento ho un’auto tradizionale, datata ma piccola. Non abbiamo bisogno di auto di grande cilindrata.
Possiamo seguire una dieta sana che ci consente di prevenire i cambiamenti climatici pur mantenendo il gusto e i sapori a cui siamo abituati. Nel nostro lavoro potremmo incrementare il numero di incontri da remoto e ridurre il volume di trasferte, se non quelle effettivamente indispensabili. Chiaramente azzerarne il numero sarebbe impossibile.
Dunque, sono varie le attività mediante le quali possiamo contribuire a lottare contro il cambiamento climatico.
Come cittadini dobbiamo chiedere ai nostri governi di adottare i provvedimenti giusti. E al momento non abbiamo raggiunto questo obiettivo.
Se si darà adempimento agli obblighi presi, entro la fine del secolo le temperature si alzeranno di 2,7°C, il che significa una catastrofe per il pianeta.
Dunque, c’è ancora molto da fare durante la conferenza sul clima COP-26 che si terrà a novembre a Glasgow per incrementare il supporto economico dei Paesi sviluppati a beneficio di quelli in via di sviluppo (sul tema siamo indietro rispetto a quanto promesso negli Accordi di Parigi), per aumentare i fondi a favore del clima, per sensibilizzare le comunità e per predisporre le infrastrutture. Infine, è necessario chiedere a quei Paesi che prevedono un aumento delle emissioni di CO2 (in particolare le economie in via di sviluppo) di profondere sforzi ulteriori per ridurre globalmente le emissioni del 45% rispetto al 2010 entro il 2030 e per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.
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