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Taranto, Terni e Piombino: l’acciaio torna in mani italiane

© AP Photo / Mark DuncanArcelor Mittal
Arcelor Mittal - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
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Le storiche fabbriche verso un controllo statale o nuovi investitori locali, come Marcegaglia e Arvedi che puntano a riprendere il controllo del settore siderurgico.
Nonostante le perdite accumulate nel 2020, le sfide della transizione green e la pressione sulla penuria di materie prime, il settore dell’acciaio in Italia resta attraente.
E lo dimostra il cambio di prospettiva che entro un anno vedrà i tre poli siderurgici italiani, Terni, Taranto e Piombino, tornare, con tutta probabilità, in mani italiane. Trattative di cui dà notizia oggi Repubblica.
L’ex Ilva di Taranto, che ha chiuso con un passivo di 265 milioni di euro nel 2020, passerà a maggio 2022 sotto il controllo statale di Invitalia, che ne acquisirà il 60%, lasciando ad ArcelorMittal il 40%.
La Acciai speciali Terni (Ast) di ThyssenKrupp, che ha perso 151 milioni di euro l’anno scorso, è in vendita e ci sono quattro soggetti interessati.
Infine, la Jsw Steel di Piombino, che ha perso quasi 60 milioni di euro, potrebbe far entrare soci o capitale pubblico, oppure cedere a una cordata italiana.

A Terni in corsa Marcegaglia e Arvedi

La multinazionale tedesca ThyssenKrupp ha deciso di mettere in vendita lo stabilimento in primavera.

In gara ci sono due gruppi stranieri, i cinesi di Bao Steel e i coreani di Posco, e due italiani, Arvedi e Marcegaglia.

Mentre Bao e Posco non avrebbero neanche ancora visitato lo stabilimento, i due contendenti italiani si avviano verso un testa a testa.
Sia Marcegaglia che Arvedi vorrebbero tornare a produrre nello stabilimento di Terni il lamierino magnetico, essenziale nel settore dell’auto elettrica e quindi tornato di grande interesse.
La vendita dell’Ast dovrebbe valere circa 500 milioni di euro.

A Piombino trattative complesse

Il gruppo indiano Jindal non ha ancora effettuato gli investimenti richiesti e ha una grossa commessa da 900 milioni di euro per le rotaie di Rfi bloccata dal governo, che non è convinto del piano di rilancio.
Jindal ha detto di essere pronto a investire 75 milioni di euro in tre laminatoi e di avere anche un socio privato pronto a entrare con la “fornitura e costruzione di un’acciaieria elettrica con una capacità di 1-1,2 milioni di tonnellate”.

In estate si è discusso di un possibile ingresso di Invitalia anche in Jsw, ma l’esecutivo non ha ancora preso una decisione.

Nel frattempo, un consorzio di aziende siderurgiche private ha presentato al governo un progetto che potrebbe portare a sostituire totalmente l’azionariato straniero.
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