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Post-pandemia, ora si investirà di più nella ricerca? Parola al presidente del Cnr

© Fotolia / Hoda BogdanUno scienziato al lavoro
Uno scienziato al lavoro - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
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La pandemia ha rinnovato l’interesse per il rapporto fra la scienza e la politica, due sfere che dovrebbero entrambe lavorare per il bene della società. Un rapporto complesso, che trasforma le indicazioni dei ricercatori in scelte politiche. Una cosa è certa: la ricerca, che è fondamentale, ha subito continui tagli. Il covid segnerà una svolta?
Nell’era della pandemia di Covid-19 non si fa che parlare dell’importanza della ricerca e del lavoro degli scienziati, ma, come si sa, proprio la ricerca ha visto negli ultimi anni una riduzione degli investimenti e condizioni di lavoro precarie per i giovani ricercatori, spesso costretti a lasciare il Paese per costruirsi una carriera altrove.
Quanto è importante il dialogo fra la scienza e la politica? Quali misure occorrono per permettere ai ricercatori italiani, che ottengono ottimi risultati a livello mondiale, di lavorare in patria? Sputnik Italia ne ha parlato con Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), già ministro dell’Istruzione (2013-2014), prima donna alla guida del centro più importante di ricerca del Paese.
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— Maria Chiara Carrozza, da presidente del CNR e avendo alle spalle anche un’esperienza politica che cosa pensa: quanto è importante il binomio scienza-politica e che cosa è necessario perché funzioni al meglio per essere al servizio della società?

La pandemia di Covid-19 in questo senso è un’esperienza unica e importante che ci mostra quanto sia complesso trasformare le indicazioni che giungono dalla ricerca scientifica in decisioni di carattere sanitario pubblico. Scienza e politica sono entrambi ambiti di servizio a favore della società. Per questo è necessario che il loro rapporto sia di stretta collaborazione, ma anche ristabilire la massima fiducia tra i cittadini e le istituzioni. È però essenziale ribadire i valori di libertà e indipendenza dei ricercatori, che sono la garanzia della validità dei loro risultati.

— Tanti ricercatori italiani sono apprezzati mondialmente, ma spesso lavorano all'estero. Che cosa va modificato nel sistema della ricerca italiano perché i giovani ricercatori facciano carriera in patria?
Dobbiamo lavorare perché l’Italia possa offrire condizioni migliori dal punto di vista contrattuale e stipendiale ai ricercatori, indipendentemente dalla nazionalità, per poter ribaltare la fuga di cervelli di cui oggi soffre, rispetto ad alcuni paesi come la Francia, il Regno Unito o la Germania. Io sono favorevole a definire un’area europea della ricerca con un sistema di reclutamento europeo e misure per favorire la mobilità dei ricercatori. Stiamo lavorando perché il PNRR ed altri strumenti di programmazione possano essere utilizzati per incrementare il numero totale di ricercatori in Italia e la percentuale di investimenti in ricerca rispetto al PIL, per raggiungere standard europei. Le analisi OCSE forniscono indicatori molto ben ponderati, che dal mio punto di vista possono essere utilizzati per avere una metrica di valutazione delle politiche del governo italiano in ricerca sulle quali intervenire per migliorare la situazione.
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— Nell'epoca della pandemia non si fa che ricordare l'importanza della ricerca, ma questo settore ha sempre sofferto dal punto di vista degli investimenti. Il governo cambierà rotta? Si investirà finalmente di più nella ricerca, lei è ottimista?
Sono ottimista. Il momento storico che stiamo vivendo credo abbia davvero aperto gli occhi sulla necessità di avere un sistema di ricerca forte. Mi auguro quindi che il Pnrr sia un punto di svolta e che d’ora in avanti maggiori investimenti in ricerca diventino strutturali, anche nel capitale umano. In questo scenario il Consiglio Nazionale delle Ricerche è pronto a fare la sua parte, in quanto maggiore ente di ricerca italiano, forte delle sue competenze, della sua trasversalità disciplinare e della sua articolazione sul territorio.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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