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Emergenza cenere vulcanica, la protesta dei sindaci dei comuni etnei: "Costi insostenibili"

© Clara StatelloPioggia di lapilli dell'Etna a Giarre
Pioggia di lapilli dell'Etna a Giarre - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
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A causa dei parossismi dell'Etna nella sola cittadina di Giarre da febbraio ad oggi sono caduti 50 tonnellate di cenere vulcanica. I sindaci lamentano l'esaurimento dei siti di stoccaggio e delle risorse per pagare le ditte che si stanno occupando dello smaltimento.
"La situazione è tragica e così non possiamo più andare avanti". Questo il grido di protesta dei sindaci dei cinque comuni etnei, in provincia di Catania, colpiti dalle emissioni di ceneri di due settimane fa. Giarre, Sant'Alfio, Zafferana, Santa Venerina e Milo decidono di fare rete per chiedere sostegno alla Regione e allo Stato.
L'incessante attività vulcanica, iniziata a metà dello scorso febbraio e proseguita oltre la primavera con periodici fenomeni parossistici, è stata spesso accompagnata dall'emissione di materiale piroclastico ricaduto sulla spinta del vento sui centri urbani della fascia jonico-etnea.
Nel solo comune di Giarre sono cadute 50 tonnellate di materiale vulcanico, ha detto il sindaco Angelo D'Anna in un'intervista alla stampa locale.
I punti di stoccaggio di sabbia e cenere sono saturi, con cumuli di terra alti tre metri, mentre i sacchetti di terra conferita dai cittadini restano per strada ancora da raccogliere.
I sindaci sono preoccupati per i costi della pulizia delle strade, che a causa dell'emergenza rischiano il default.
"Ci siamo indebitati tutti oltre ogni limite senza avere coperture nei bilanci", hanno denunciato i sindaci nel corso di una conferenza stampa indetta questa mattina a Milo.
Gli interventi sono stati necessari per fronteggiare le emergenze legate alla viabilità cittadina, in particolare la pulizia delle elisuperfici per il pronto soccorso, strade principali, piazze, scuole.
"Ma adesso siamo allo stremo: per colpa della cenere rischiamo il dissesto finanziario e quindi di non poter più neanche erogare servizi essenziali ai nostri concittadini: scuole, trasporti, assistenza sociale", hanno dichiarato i sindaci, che durante l'iniziativa hanno tolto la fascia tricolore in segno di protesta.
A Roma chiedono la dichiarazione dello stato di emergenza ed un sostegno adeguato a sostenere Enti, cittadini ed imprese. Al governo regionale chiedono un intervento strutturale, che non sia una tantum.
"Servono infatti risorse (statali o regionali) per la copertura finanziaria di quegli interventi urgenti", affermano i sindaci, lanciando il loro ultimatum:
"La Regione si decida: o ci pensano loro tramite il Dipartimento della Protezione Civile, oppure ci pensiamo noi sindaci, con risorse adeguate per incaricare ditte esterne all’indomani dei singoli episodi, senza dover gravare sulle casse comunali, contraendo debiti che non saremo in grado di onorare e rischiando il fallimento della macchina amministrativa per colpa della cenere dell’Etna e delle mancate risposte/soluzioni della politica", concludono.
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