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Come la Russia è riuscita a tutelare le tigri

© Sputnik . Vitaly Ankov / Vai alla galleria fotograficaLa tigre dell'Amur
La tigre dell'Amur - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
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Nel 2022 a Vladivostok si terrà il Secondo forum internazionale sulla tutela delle tigri, a 12 anni dalla sua prima edizione, tenutasi in occasione dell’Anno della tigre.
Il direttore del WWF Russia, Dmitry Gorshkov, ci ha raccontato quali traguardi hanno conseguito i vari Paesi del mondo in questi 12 anni di sforzi per tutelare la specie e in quali zone del mondo il numero delle tigri è aumentato. Gorshkov, inoltre, ci ha spiegato se la tigre continuerà ad essere inserita nella Lista rossa e se sarà possibile sviluppare una forma di turismo ambientale basata sulla possibilità di scattare fotografie alle tigri che vivono nelle riserve naturali.
— Per quando è previsto il prossimo Forum sulla tutela delle tigri?
— Dovrebbe tenersi tra un anno sullo sfondo del Forum economico orientale del 2022. Il primo forum si è tenuto a San Pietroburgo nel 2010. In quell’occasione si sono riuniti politici e delegazioni dei diversi Paesi in cui abitano le tigri. Il forum portò all’approvazione del programma mondiale di tutela della tigre e all’adozione, da parte di ciascun Paese, di un programma nazionale sul tema. I Paesi si accordarono, in quella sede, a tenere un vertice ogni 12 anni. L’obiettivo del forum del 2022 è quello di verificare cosa si è riusciti a fare in questi anni e di porsi nuovi obiettivi per i prossimi 12 anni.
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— Cosa siamo riusciti a fare in questi anni?
— Negli scorsi 12 anni l’obiettivo principale era quello di raddoppiare il numero di tigri selvatiche. Non ovunque si registra una situazione positiva. Nazioni come la Cambogia, la Malesia, il Laos, il Vietnam e la Tailandia non solo non sono riuscite ad incrementare la popolazione di tigri, ma non l’hanno nemmeno mantenuta ai livelli del 2010. In Bhutan, Nepal, India e Russia invece la situazione è migliorata. Il Nepal è stato il primo a riuscire a raddoppiare il numero di tigri sul proprio territorio: da 125 sono passate a 250.

I problemi legati all’adempimento delle obbligazioni assunte si ritrovano soprattutto nello sviluppo socioeconomico di questi Paesi, in cui le questioni di tutela ambientale non sono affatto al primo posto tra le priorità. Infatti, per tutelare questo predatore è impossibile ottenere risultati senza il supporto del governo. La tigre dell’Amur ha avuto fortuna, poiché gode dell’attenzione dei più alti livelli governativo. Il WWF Russia sta continuando a fornire il suo supporto su questo tema così delicato, ma nessuna ONG da sola può garantire la tutela della tigre. WWF Russia ha cominciato ad occuparsi della tutela della tigre all’inizio degli anni ’90: fu uno degli obiettivi principali della fondazione e in questo arco di tempo siamo riusciti a fare molto per coniugare gli sforzi di governo, scienza, imprese ed enti sul tema. Mentre negli anni ’90 in Russia si contavano in tutto 400 esemplari, nel 2010 erano circa 500.

— Quante specie di tigri esistono al mondo e quali al momento sono in pericolo?
— Al momento si distinguono essenzialmente due sottospecie di tigri: l'insulare e la continentale. Al pericolo maggiore sono sottoposte le tigri che vivono sulle isole. Gli esemplari di tigre di Sumatra calano di anno in anno per via del disboscamento della giungla a favore di piantagioni di palme e caucciù. Negli ultimi 10 anni sono scomparse le tigri in Laos e Vietnam. Si è ridotto considerevolmente il loro numero anche in Malesia.
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— In Russia la situazione della tigre oggi è molto migliore rispetto a 12 anni fa. Quanti esemplari se ne contano?
— Secondo le stime degli esperti, all’inizio del XX secolo nella fascia meridionale dell’Estremo oriente russo vivevano circa un migliaio di tigri. Dopo l’inizio dell’insediamento umano nella regione, il loro numero calò drasticamente e, secondo le stime di Lev Kaplanov, noto esperto e studioso di tigri, negli anni ’40 e ’50 nell’area rimasero soltanto 50 esemplari. Grazie agli sforzi profusi da Kaplanov, nel 1947 si riuscì a vietare la caccia alla tigre e nel 1950 fu introdotto il divieto di cattura dei cuccioli per circhi e zoo. La tigre venne inserita nella Lista rossa. Un ruolo fondamentale nella tutela della specie fu svolto dall'istituzione di zone naturali dedicate.
Per WWF Russia il progetto di tutela della tigre dell’Amur fu uno dei primi nel Paese negli anni ’90. Allora si riuscì a mantenere il numero di esemplari intorno ai 400. Oggi, secondo le stime effettuate nel 2015, il numero di tigri nell’Estremo oriente russo oscilla tra i 520 e i 540 esemplari. Da allora sono passati già 6 anni e, secondo gli esperti, si stimano tra i 580 e i 600 esemplari.
— Come viene tenuto il registro e chi può prendere parte alla sua redazione?
— Il registro viene redatto in inverno, tra gennaio e febbraio. L’intero habitat della tigre dell’Amur si estende su una superficie di 200 km2 e su determinate tratte passano degli incaricati, i quali verificano la presenza di tracce di tigri. Solitamente, le tracce possono essere orme di zampa sulla neve o anche altri segnali di attività animale. La tracciatura avviene in maniera contemporanea in modo da non contare le tracce di una stessa tigre più volte. In tutto, ci si mette 5-6 giorni, ma questa fase è preceduta da mesi di attività preparatorie e seguita dalla fase di elaborazione dei risultati. Solitamente, nel Territorio del Litorale e in quello di Khabarovsk le attività di registrazione coinvolgono ben un migliaio di persone. Non abbiamo ancora coinvolto dei volontari in questa attività, perché per operare in loco sono necessarie competenze specifiche. Tuttavia, l’idea è interessante e potremmo provare a capire in che modo includere persone che tengono al destino delle tigri.
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— È plausibile sperare che il numero delle tigri raggiunga le decine di migliaia?
— Abbiamo conseguito alcuni progressi nella tutela della tigre, ma ricordiamoci che, a mio parere, né la tigre né il leopardo dell’Amur lasceranno mai la Lista rossa. Si tratta, infatti, di predatori alfa i cui habitat sono territori molto estesi. Credo che l’obiettivo degli enti russi impegnati nella tutela delle tigri sia non tanto l’aumento del numero di esemplari, quanto il mantenimento a livello ottimale del numero attuale e la prevenzione di qualsivoglia conflitto con l’uomo.
— Quale numero di esemplari di tigri dell’Amur può essere considerato ottimale?
— Secondo gli esperti, tra i 650 e gli 850 esemplari di tigri potrebbero vivere in questi territori. Di più è improbabile. In media, dunque, sono 700 esemplari. A mio parere, alle condizioni attuali il numero di tigri non può tornare al migliaio di esemplari come era all’inizio del XX secolo. Infatti, rispetto a quell’epoca, si è ridotto il numero di luoghi favorevoli alla vita delle tigri a causa dell’urbanizzazione, dell’insediamento umano, della costruzione di strade e di elettrodotti. Questi stravolgimenti antropici esercitano pressione sulla popolazione di tigri. Ma senza queste infrastrutture noi non riusciamo nemmeno a immaginarci il mondo odierno. Altri fattori che hanno un’incidenza negativi sono gli incendi, i disboscamenti abusivi e il bracconaggio.
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— Il numero di tigri è aumentato, ma è aumentato anche il numero degli eventi conflittuali?
— Statisticamente in media non è cresciuto. La presenza di eventi conflittuali con le tigri dipende in larga misura dal contesto naturale: c’è stato abbastanza cibo? Quell’anno è stato difficile per la tigre? Dieci anni fa alle tigri si sparava anche soltanto se si sospettava la possibilità di un conflitto. Oggi le cose sono cambiate. La legislazione sul tema è più rigida dopo l’introduzione di emendamenti al codice penale: infatti, oggi l’articolo 258.1 prevede la comminazione di pena detentiva fino a 4 anni e di pena pecuniaria fino a 1 milione di rubli (circa 12.000 €) per la caccia alla tigre. Sono aumentate le richieste di aiuto in caso di eventi conflittuali. Le persone hanno paura, ma invece di prendere il fucile, telefonano alla guardia forestale.
— Quali sono le abitudini di caccia delle tigri?
— Le tigri possono essere “formate” e poi reintegrate in natura, dove poi eviteranno i contatti con l’uomo. Può sempre esserci una ragione per cui la tigre viene tolta dal suo habitat: per età o per malattia. Ma, a differenza, ad esempio, degli orsi, le tigri non cercano il cibo nei cassonetti. Ma potrebbero utilizzare il cassonetto come esca per aggredire un gruppo di altri animali.
— Finora abbiamo parlato di tigri selvatiche, ma c’è anche il problema delle tigri allevate in cattività. L’anno scorso se n’è cominciato a parlare diffusamente dopo l’uscita del documentario su quella leonessa tenuta in un parco lungo la strada. Cos’è cambiato da allora? Com’è possibile risolvere questo problema.
— Negli allevamenti vivono più tigri che in natura. Leader per numero di tigri in cattività sono Cina e USA. Soltanto negli USA si registrano circa 9.000 tigri.
Sono stati fatti diversi tentativi per cambiare le cose in Cina e negli USA. Alcuni sostengono che le tigri in cattività servono per soddisfare i bisogni della medicina orientale, mentre altri credono che l’allevamento di tigri consenta di mantenere in vita le tigri in natura. Ma si tratta di argomentazioni controverse.

Al momento, in Russia, si sta sviluppando il turismo ambientale e una delle sue declinazioni consiste nel fotografare gli animali in libertà. Il fotografo si mette in una postazione, da dove non disturba nessuno, e fotografa la tigre. Questo può diventare un servizio offerto dalle riserve dove vive la tigre dell’Amur?

Anzitutto, può essere pericoloso per le tigri. Non credo sia una buona idea lanciare del cibo come esca alla tigre e poi stare a guardarla mentre lo mangia. Esperimenti di questo genere sono stati fatti in diversi Paesi meridionali, dove vive la tigre, e sono finiti con l’uccisione dei fotografi. Col tempo, la tigre si abituava al cibo dell’uomo, smetteva di avere paura dell’uomo, il suo comportamento cambiava, ma non c’era un lieto fine né per la tigre né per l’uomo. Un’altra tecnica di sfruttamento della tigre nel turismo ambientale è per il controllo delle fototrappole. Il turista si reca con un esperto a controllare le fototrappole e si fa fotografare dall’attrezzo. Poi la tigre si farà fotografare in un secondo momento. Si ottengono così due fotografie allineabili a consuntivo per creare l'effetto “io sono stato qui con la tigre”. In questo caso, tigre e umano si incontrano soltanto sull’immagine, ma a una certa distanza temporale.
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Torna la ‘Tigre della Malesia’: il raro felino riappare in Thailandia colto da una fototrappola
In base alla mia esperienza, posso dire che fare una buona fotografia a una tigre è molto complicato. Durante la mia attività nella Riserva Sichote-Alin ricevemmo una troupe di ripresa straniera. Gli operatori stavano in posa per 400 ore su varie fotocamere e la tigre usciva soltanto a beneficio di una di queste e per letteralmente 30 secondi. In sostanza, le probabilità che la tigre si mostrasse erano prossime allo zero.
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