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Fara: "Il rischio di un autunno caldo non è solo sul fronte delle proteste anti green pass"

© Sputnik . Eliseo BertolasiManifestazione no Green pass a Milano
Manifestazione no Green pass a Milano  - Sputnik Italia, 1920, 14.09.2021
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Dopo l’estate rovente, potrebbe seguire un autunno caldo, e non solo dal punto di vista puramente climatico. Nella giornata di sabato, migliaia di italiani sono tornati a protestare contro il Green Pass obbligatorio. Si tratta di una manifestazione ormai strutturata, che riprende vigore in concomitanza delle riaperture di settembre.
Cosa ci aspetta nelle prossime settimane e mesi? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto il Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes.
— Professore, nelle ultime settimane la società italiana è stata scossa da diverse manifestazioni anti-Covid-19 non autorizzate. Mentre il Green Pass diventa legge dello Stato, gli universitari, raccolti in numerosi gruppi Telegram, da settimane sono sul piede di guerra e hanno messo in campo diverse iniziative. Il prossimo rischia di diventare un autunno caldo per quella fronda resistente al siero vaccinale?
Roma: folla contro il Green Pass - Sputnik Italia, 1920, 08.08.2021
Roma: folla contro il green pass in Piazza del Popolo
— Il rischio di un autunno caldo non è solo sul fronte delle proteste anti green pass. Vi sono chiaramente anche una serie di fattori economici e di ricadute sul mercato del lavoro, che non faranno che acuire le difficoltà già emerse nel corso della prima fase della pandemia. Dopo di che, oggi la protesta viaggia su canali telematici, alternativi. È lecito protestare, come diritto alla base della democrazia, fintanto che questo diritto viene esercitato attraverso il confronto e il dibattito. È vero anche che gli studenti vogliono mobilitarsi attraverso la presenza nelle piazze. Non ci vedo grandi differenze rispetto ad altri grandi temi o questioni per le quali l’opinione pubblica, e in particolare i giovani, sentono il bisogno di esprimersi.

Nel frattempo, comunque, il Governo fa bene a dare regole certe e stringenti sulla necessità di contenere il virus. Non è solo una questione politica, ma anche una questione di tenuta economica e, di conseguenza, sociale, del Paese. Non mi pare che il green pass oggi sia imposto a tutti attraverso una legge dello Stato, né che questo sia l’obiettivo del prossimo futuro.

il Ministro della Salute Roberto Speranza - Sputnik Italia, 1920, 10.09.2021
Il ministro Speranza conferma: “Ci sarà un'ulteriore estensione dell'obbligo di Green pass”
— Secondo Lei, chi potrebbe essere dietro le chat in cui si organizzano proteste di massa composte di persone riunite con il passaparola via web?
— C’è semplicemente, come dicevo, la trasposizione di alcuni meccanismi che scattano all’interno della società, dei gruppi, che vengono veicolati attraverso le moderne tecnologie. Non bisogna essere spaventati, ma comprendere con maggiore consapevolezza la portata e la potenza dello strumento con il quale ci dobbiamo oggi misurare. I gruppi eversivi su Telegram rappresentano virtualmente uno spaccato importante della nostra società di cui non dobbiamo avere timore, ma che non dobbiamo neanche sottovalutare. Si tratta di fenomeni “spia” di un disagio che serpeggia tra gli strati della popolazione e trova sbocchi, a volte, inusuali per manifestarsi.
L’obbligo vaccinale imposto per legge avrebbe anche la necessaria “copertura” di carattere costituzionale?
— Non mi pare che il Governo si stia muovendo nella direzione di un obbligo assoluto. Piuttosto sta cercando di coprire i luoghi strategici, quelli dove ci si infetta di più, oppure quelli che sono necessari al funzionamento dello Stato. Lo scopo mi pare preventivo, non impositivo. Almeno per quello che vedo attualmente. Non è detto che un’eventuale recrudescenza della pandemia non comporti in futuro un orientamento diverso.
Il visitatore presenta un codice QR prima di entrare in un museo - Sputnik Italia, 1920, 14.09.2021
Green pass, Giorgetti: "Estendere l'obbligo a tutti i lavoratori"
Numerose limitazioni, problematiche e incertezze hanno generato nella società aspettative di “liberazione” e frustrazioni, speranze e ansie, prospettive di un futuro normale. In questo anno passato in pandemia, crescono notevolmente le richieste d'aiuto legate al suicidio ricevute dall'organizzazione di volontariato Telefono Amico Italia, soprattutto dalle donne (il 51,2%) e dai giovani tra i 19 e 25 anni (21,3%) e tra i 26 e i 35 (19,6%). Come commenterebbe questi dati preoccupanti?

— D’altronde queste - donne e giovani - sono le categorie forse più toccate dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia. È chiaro che il lockdown ha fatto saltare tutti quegli schemi di vita e socialità ai quali eravamo abituati. In un’età in divenire, di crescita e di cambiamento, come quella che vivono i più giovani, questo è stato devastante. Ma ormai mi sembra sia un dato acclarato.

Bisognerà forse riflettere con maggiore attenzione anche sul tipo di società che abbiamo costruito, sulla scarsità dei valori, sulla mancanza di un sentire condiviso, di solidarietà diffusa. Quando crolla un’impalcatura, l’operaio al lavoro viene salvato dall’imbacatura di sicurezza che lo protegge durante la caduta. Questa diventa un appiglio. Ecco, oggi possiamo notare una povertà di appigli ai quali poterci aggrappare nei momenti di fragilità sociale o economica; e questo in termini di ausilio della comunità di riferimento, di valori condivisi, e spesso di presenza delle Istituzioni.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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