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Viceministro degli Esteri russo: serve collaborazione tra Russia e USA contro il terrorismo

© AP Photo / David KarpAttentato di Al Qaeda l'11 settembre 2001 al World Trade Center, New York - USA
Attentato di Al Qaeda l'11 settembre 2001 al World Trade Center, New York - USA - Sputnik Italia, 1920, 13.09.2021
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Vent’anni fa, l’11 settembre 2011, i terroristi hanno attaccato gli USA. Hanno fatto il giro del mondo le immagini degli aerei controllati dai terroristi che si schiantavano contro il World Trade Center. Dopo la tragedia la Russia è stata la prima a proporre a Washington il proprio aiuto nella lotta al terrorismo.
Oleg Syromolotov, viceministro russo degli Esteri, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha spiegato a che punto si trovi la cooperazione russo-americana sul tema in questo momento. Il viceministro ha altresì illustrato in che modo è mutata la minaccia terroristica negli ultimi anni e ha esposto le lezioni che il mondo dovrebbe trarre dagli eventi dell’11 settembre.
© Sputnik . Maksim BlinovIl viceministro degli Esteri russo Oleg Syromolotov
Il viceministro degli Esteri russo Oleg Syromolotov - Sputnik Italia, 1920, 13.09.2021
Il viceministro degli Esteri russo Oleg Syromolotov
— Esattamente 20 anni fa i terroristi hanno attaccato il World Trace Center e altri siti negli USA. Al tempo la Russia fu la prima a proporre a Washington la propria collaborazione nella lotta al terrorismo. Ma non se ne fece nulla. A Suo parere, tra Russia e USA vi è comunque la possibilità di collaborare in questo campo oppure l’opportunità è stata persa per sempre?
— Cosa significa “non se ne fece nulla”? Nei 20 successivi all’11 settembre abbiamo sviluppato la collaborazione tra Russia e USA nella lotta al terrorismo e l’attuale irrigidimento delle nostre relazioni bilaterali non significa che questi due decenni siano stati inutili. Inoltre, abbiamo più volte sottolineato che il dialogo russo-americano condotto tra il 2018 e il 2019 sotto l’egida dei ministeri degli Esteri dei due Paesi è stato piuttosto positivo. Quell’iniziativa di dialogo aveva tutte le carte in regola per diventare davvero fruttuosa, ma è stata bruscamente interrotta in via unilaterale da Washington con un pretesto poco credibile. E questo non è stato d’aiuto a nessuno.
Ma anche se il dialogo politico al momento è congelato, la collaborazione con gli USA nella lotta al terrorismo è effettivamente necessaria ed è in linea sia con gli interessi nazionali sia con le attività di mantenimento della sicurezza e della pace internazionali. Tuttavia, questa collaborazione non deve essere più necessaria a noi che ai nostri partner oltreoceano.
Quanto invece alla collaborazione tra gli organi di sicurezza e i servizi segreti russi e americani, i contatti tra questi enti non si sono di fatto interrotti poiché le attività da loro svolte sul tema non devono dipendere dalla congiuntura politica.
11 settembre, Putin nel 2001: Russia sa in prima persona cos'è il terrorismo, siamo con voi - Sputnik Italia, 1920, 11.09.2021
11 settembre, Putin nel 2001: Russia sa in prima persona cos'è il terrorismo, siamo con voi - Video
— In 20 anni quanto è cambiato il terrorismo? La minaccia che esso rappresenta è aumentata o diminuita? Si può parlare di vittoria su al-Qaeda* e sull’ISIS* oppure questi potrebbero risorgere? Quali regioni e quali Paesi sono potenzialmente i più pericolosi?
— Indubbiamente non possiamo ignorare che in questi anni la minaccia del terrorismo è evoluta in maniera evidente. Sono comparse nuove sfide che i vari Paesi non possono ignorare: ad esempio, l’utilizzo da parte dei vari gruppi terroristici di droni per la preparazione e l’attuazione di attacchi, l’attività di arruolamento all’interno degli istituti penitenziari, la propaganda di idee estremiste mediante l’uso di tecnologie di comunicazione moderne, la comparsa di nuove fonti di finanziamenti. La Russia chiaramente opera sia a livello bilaterale sia internazionale per risolvere queste criticità.
Quanto invece alla ripartizione geografiche dei gruppi terroristi, va detto che negli ultimi 20 anni il numero di regioni “irrequiete” in questo senso è aumentato in particolare per via della Libia dove le istituzioni governative sono state di fatto annichilite in esito alla manifesta ingerenza dall’esterno di Paesi quali gli USA. Di conseguenza, il vuoto governativo creatosi è stato colmato dai terroristi. Anche la Siria è stata fucina di terroristi: la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, infatti, continuano ad essere oggetto di ingerenze da parte dei “democratizzatori” occidentali.
In questo contesto di grande attualità è il tema dei combattenti stranieri, nato in concomitanza con la comparsa dell’ISIS nel Medio Oriente che a un certo punto è diventato una calamita per i jihadisti di tutto il mondo. Dopo che l’ISIS è stato sconfitto militarmente (anche grazie alla Russia), si è trasformato in una rete discontinua di celle terroristiche il cui asse portante era costituito dagli ex combattenti stranieri rimpatriati nei loro Paesi d’origine o recatisi in Paesi terzi.
Una minaccia altrettanto significativa è costituita da al-Qaeda che continua a disporre di un potenziale tecnico, finanziario e militare non trascurabile.
Tuttavia, al momento stiamo lavorando sul tema e sono convinto che grazie a sforzi condivisi tutte le criticità summenzionate potranno essere risolte.
Un'autovettura Delimobil a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 11.09.2021
Medvedev: Russia e Stati Uniti devono cooperare di più nella lotta al terrorismo
— Quanto efficace è stata la strategia statunitense di lotta al terrorismo, avviata dopo l’11 settembre? Quali lezioni ha tratto da quegli eventi la comunità internazionale?
— La principale lezione che la comunità internazionale deve trarre dalla politica statunitense di lotta al terrorismo potrebbe essere che questa lotta deve svolgersi alla pari e nel rispetto delle norme e dei principi di diritto internazionale. Proprio l’inosservanza da parte degli USA del diritto internazionale (espressasi nell’ingerenza continua negli affari interni di altri Paesi e nella violazione dell’integrità territoriale di Iraq, Libia, Siria) ha contribuito in una certa misura alla comparsa di temibili organizzazioni terroristiche che sono diventate una “spina nel fianco” per tutto il mondo.
Non possiamo concordare con l’attribuzione da parte degli americani dello stato di priorità ai diritti umani e alle questioni di genere della lotta al terrorismo, nemmeno con il focus posto sulla riabilitazione e il reintegro nella società dei terroristi a discapito del principio di ineluttabilità della pena.
Preoccupa anche il fatto che gli USA si attengano ad alcuni principi non condivisi dalla comunità internazionale. Questo non fa altro che diluire gli sforzi internazionali nella lotta al terrorismo e si scontra con la base giuridico-normativa internazionale ormai largamente condivisa sul tema.
Ad ogni modo speriamo che Washington abbia buon senso e riesca a creare delle collaborazioni costruttive che le consentano di comprendere che il terrorismo è un male così profondo che può essere vinto soltanto con sforzi comuni.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed altri stati.
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