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Prato, polo del tessile cinese: operai pagati due euro l'ora per 14 ore al giorno

© Sputnik . Albert PolyakovUno degli stand nel padiglione organizzato da Ente Moda Italia a CPM Moscow
Uno degli stand nel padiglione organizzato da Ente Moda Italia a CPM Moscow - Sputnik Italia, 1920, 13.09.2021
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A Prato, nel polo del tessile sempre più Made in China, tre imprenditori cinesi facevano lavorare gli operai fino a 14 ore al giorno per una paga oraria misera di soli 2 euro.
I tre cinesi sono stati arrestati con l’accusa di sfruttamento della manodopera. Nell’impresa di confezioni impiegavano nove lavoratori, di cui cinque africani e quattro cinesi. La denuncia è giunta da uno di loro stufo di un tale trattamento ai limiti.
L'indagine è stata condotta dalla Guardia di finanza e della polizia municipale su input del procuratore Giuseppe Nicolosi.
Agli arresti domiciliari sono finite due donne di 40 e 50 anni e il marito di una di loro anch’egli quarantenne e di origini cinesi.
I tre sono considerati i titolari di fatto della confezione 'Venus Ark' di via Toscana e amministrata da un prestanome, anche lui cinese, il quale non è sotto inchiesta. Via Toscana, è tristemente nota per essere la stessa strada dove nel 2013 avvenne l'incendio della Teresa Moda, ditta tessile in cui morirono tra le fiamme sette operai cinesi che vi alloggiavano in una specie di dormitorio allestito all’interno della fabbrica.

La denuncia

Tutto è partito dalla denuncia presentata allo sportello anti-sfruttamento del Comune di Prato da un operaio nigeriano, il quale era stato assunto dai confezionisti cinesi. Questi si era ribellato al dover lavorare per loro tutto il giorno per una paga indegna.
La Guardia di Finanza e la Polizia Municipale hanno indagato sulle condizioni in cui lavoravano i suoi compagni di lavoro, questi ultimi si sono però rifiutati di collaborare nella fase delle indagini per il timore di essere licenziati.
Gli africani, infatti, sono tutti richiedenti asilo ospitati in due Centri di accoglienza straordinaria (Cas) di Prato e Poggio a Caiano.
A quanto pare i responsabili dei Cas non si sarebbero accorti che i richiedenti asilo, loro ospiti, lavoravano per tutta la giornata rimanendo assenti dal centro.
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