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Allerta cinese: dai fan dei VIP le sette estorcono milioni

© Sputnik . Vladimir Smirnov / Vai alla galleria fotograficaPasseggeri del treno Pechino - Mosca durante una sosta ad Irkutsk
Passeggeri del treno Pechino - Mosca durante una sosta ad Irkutsk - Sputnik Italia, 1920, 13.09.2021
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Chi pensa che si tratti di una tendenza bizzarra che esiste solo in Cina e non in Russia non ha totalmente ragione: infatti, benché forme simili di venerazione per le stelle del grande schermo e della musica in Russia non siano ancora state inventate, esistono però fenomeni simili per alcune stelle dello sport.
Ma l’obiettivo di questo articolo è indagare non tanto l’oggetto del culto quanto piuttosto il culto stesso. In Cina hanno cominciato a occuparsi seriamente di questo fenomeno includendolo tra le possibili minacce per la società.
Bisogna ora capire se riusciranno a contrastare questa minaccia.
È ormai noto che la Cina possiede una squisita industria cinematografica che produce film eccellenti. Meno note all’estero sono invece le produzioni musicali. In Cina spaziano su tutti i generi: rock, rap, pop, new age. In questo approfondimento parliamo di star sia del grande schermo sia della musica: tant’è vero che spesso le due cose coincidono.
Queste star vantano un enorme seguito sui social, elemento che inizialmente non preoccupava nessuno. Ma in un secondo momento si è notato che i fan idolatrano i propri eroi a livelli estremi fino a perdere il controllo.
La comunità scientifica cinese, indirizzata in tal senso anche dalle autorità, ha cominciato a studiare il fenomeno. È emerso, anzitutto, che si tratta essenzialmente di adolescenti: fino al 30% partecipa a qualche gruppo di questo tipo. Il secondo punto emerso è il seguente: secondo gli psicologi, le comunità di fan compaiono seguendo le leggi delle sette totalitarie (questa è stata una scoperta che si rivela molto utile). Terzo elemento: sono sette anonime, ma esaltate e aggressive, disposte anche a spostarsi all’estero.
Considerato anche il fatto che i cinesi che vivono fuori dalla Cina sono diverse decine di milioni.
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Chiaramente tutte le informazioni relative ai pericoli esterni appaiono sempre sgradevoli, un po’ come quando leggiamo certi autori contemporanei che sostengono in totale serietà che i Beatles sono stati un progetto della CIA. Tutti i servizi segreti dovrebbero interessarsi ai nuovi fenomeni che compaiono all’interno della società, ma sostenere che gli stessi servizi segreti abbiano dato vita a questi fenomeni dal nulla è quantomeno un complimento.
Comunità di fan c’erano già ai tempi di Costantinopoli dove idolatravano gli aurighi nell’ippodromo. Inoltre, i fan di questi “titani dello sport” erano soliti creare propri (e molto autorevoli) partiti politici la cui credibilità era più o meno comparabile a quella dei loro analoghi dell’epoca. Quindi, si tratta di fenomeni sempre esistiti. Mancava soltanto Internet.
Oggi è chiaro a tutti che i social media siano il male se utilizzati da utenti scarsamente alfabetizzati oppure da utenti adolescenti la cui visione del mondo non si è ancora perfezionata. All’interno delle comunità queste tipologie di utenti danno voce al peggio. E un conto sono i giornali o le trasmissioni televisive di gossip che danno visibilità alle dichiarazioni vuote o poco credibili delle sedicenti star: dopotutto il gossip è destinato a un ristretto gruppo di persone. Un altro conto, però, è quando di questo si interessano milioni di liceali cinesi.
L’aspetto più interessante del fenomeno è la capacità delle autorità cinesi, ma non solo, di conseguire i propri obiettivi. Vi sono persone le quali ritengono che, se si vieta qualcosa, questo poi gradualmente scompare. Il popolo cinese, però, non la pensa così indipendentemente dall’ideologia al potere.
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A Singapore, ad esempio, dove tre quarti della popolazione è costituita da cittadini cinesi, sono stati effettuati alcuni esperimenti: disincentivare i cinesi a sputare per strada (o almeno quelle principali) e a masticare la gomma. Le autorità del Paese confermano che l’esperimento ha avuto esito positivo o comunque relativamente positivo, sebbene a Singapore non viga alcun regime totalitario di stampo comunista.
La scorsa estate il ricercatore e docente russo Aleksandr Lukin ha avviato uno studio di classificazione dei regimi comunisti: quelli di sinistra (come il regime di Mao Zedong), di destra (come quello di Stalin) e burocratici.
Lukin include l’attuale regime cinese nell’ultimo gruppo. I colleghi non sono stati concordi con Lukin in quanto ritengono che la Cina odierna sia nel complesso comunista soltanto a livello formale e a parole, ma nei fatti si tratta di un sistema nazionale conservatore con una marcata politica di stampo sociale.
Pensatela come volete, ma è un dato di fatto che i burocrati cinesi non temono di fare, anche solo come esperimento, ciò che potrebbe suscitare indignazione da parte dei pensatori occidentali. Le autorità cinesi odierne non hanno interesse a immischiarsi nel fanatismo e nelle campagne propagandistiche, come invece avveniva nel regime (di sinistra) di Mao. Invece, con la questione dei fan delle star le autorità cinesi hanno adottato un approccio estremamente pragmatico.
Cos’hanno fatto? Hanno cominciato a entrare in contatto con chi disponeva del denaro ricavato da quello stesso fanatismo. Dopotutto, senza denaro non si va da nessuna parte. E le comunità di fan, ovunque e in qualunque momento storico esistano, generano grandi quantità di denaro.
È emerso che alla base di ogni setta di fan su Internet opera un’agenzia di marketing o una società dello show business. Questi soggetti considerano i fan come manodopera gratis per promuovere l’immagine della data star.
Infatti, i siti dei fan devono pur essere gestiti da qualcuno e quel qualcuno è riuscito a dar vita a quelle idee che poi da sole sono diventate virali.
All’interno delle comunità esiste una gerarchia che determina i rapporti tra i partecipanti. Bisogna faticare per meritarsi, ad esempio, il decimo livello, raggiunto il quale il fan riceve informazioni esclusive e guadagna la possibilità di scrivere direttamente al suo “idolo”. Ma per raggiungere questo livello bisogna eseguire alcune attività e, talvolta, spendere molto denaro.
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Non ci sarebbe niente di male se si trattasse soltanto di manodopera gratuita. Tuttavia, i ragazzi vengono spremuti a dovere. Ad esempio, i gestori delle comunità invitano i fan a organizzare per il compleanno del loro idolo delle raccolte fondi al grido di “Se ami il tuo idolo, fai qualcosa per lui/lei”. Nel complesso si tratta di una tradizionale setta totalitaria e fanatica che pone in essere tecniche di persuasione antiche di secoli. Per il momento Pechino ha cominciato soltanto di recente ad avvicinarsi alla risoluzione del problema: in maniera superficiale, ma sistematica. Alla cinese! L’esperimento cinese, ad ogni modo, è interessante a prescindere dall’esito che avrà.
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