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Pakistan Stream: la Russia si spinge a sud, ed è solo l’inizio

© Sputnik . Dmitrij Leltschuk / Vai alla galleria fotograficaUn gasdotto
Un gasdotto - Sputnik Italia, 1920, 12.09.2021
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La stampa estera riporta che la Russia sta lavorando per continuare le attività di rafforzamento della propria presenza strategica in punti chiave nel mondo.
In questo caso non si tratta di eserciti o di flotte, ma di energia e, più nello specifico, del Pakistan Stream.
Pochi giorni fa, a Islamabad, si è concluso un incontro bilaterale, in occasione del quale i gruppi di esperti di entrambi i Paesi coinvolti hanno confermato la loro intenzione a realizzare il progetto. La differenza principale rispetto ai memorandum degli incontri precedenti risiede nel fatto che, parallelamente al tracciato del potenziale gasdotto, cominceranno anche gli scavi di prospezione geologica. Ciò significa che le future tubazioni dell’impianto fanno il primo grande passo dai documenti al terreno.

L’idea del progetto nacque in un momento complesso. Nel 2015 fu sottoscritto l’accordo intergovernativo per la messa a punto e la costruzione del gasdotto Nord-Sud, lungo circa 1.110 km, il quale aveva un valore stimato intorno ai 2 miliardi di dollari. Si pensava che gli appaltatori russi avrebbero esteso la direttrice di transito dal porto di Karachi alla città di Lahore. La particolarità del progetto tecnico risiedeva nel fatto che nel porto avrebbe dovuto essere anche edificato un terminale di rigassificazione, per accogliere il GNL trasportato dalle gassiere, riportarlo allo stato gassoso e fungere da punto di partenza del gas verso la provincia del Punjab, a nord del Paese.

Nei due anni successivi, il progetto non fece grandi progressi. Le parti non riuscirono a convenire sulla portata dei dazi da applicare: infatti, la Russia chiedeva che le imposte venissero alzate, poiché, in caso contrario, l’intero progetto avrebbe generato delle perdite. Poi il conglomerato Rostekh, appaltatore chiave per la parte russa, fu colpito dalle ennesime sanzioni americane. Questo non fece altro che rallentare ulteriormente la realizzazione del progetto. Nell’autunno dello scorso anno le parti hanno rivisto nuovamente le condizioni dell’accordo su richiesta di Islamabad.
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La quota di partecipazione del Pakistan al progetto è passata dal 51 al 74 %, ma alla condizione di utilizzare solamente componentistica, strumentazioni e materiali russi. È stato deciso che gli investimenti della Russia non supereranno il 25%, mentre tutte le restanti spese saranno assolte dal Pakistan.
Durante la primavera di quest’anno il progetto ha assunto il nome di Pakistan Stream e i ministri dell’Energia di entrambi i Paesi si sono detti pronti ad avviare il progetto il prima possibile.

Per comprendere l’idea di base e l’intento di qualsivoglia progetto di questo genere non bisogna ascoltare le dichiarazioni di politici o esperti, ma armarsi di una cartina. La geografia economica è un'affascinante materia, che fornisce risposte persino a quelle domande che vengono spesso aggirate durante le conferenze stampa ufficiali.

Il Pakistan è una nazione con oltre 220 milioni di abitanti. Anche se pare una popolazione esigua rispetto alle vicine India e Cina, si tratta di un gran numero di cittadini da sfamare e a cui garantire l’energia elettrica e altri comfort del mondo moderno. Se individuassimo sulla cartina tutte le centrali elettriche del Pakistan, noteremmo, anche senza essere degli esperti, uno squilibrio significativo.
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Nello specifico, il Pakistan dispone di 20 centrali alimentate a greggio e derivati, 22 centrali termoelettriche alimentate a gas naturale, 9 centrali a carbone e 3 centrali nucleari. Questi siti di generazione energetica sono disposti su una linea immaginaria che parte a sud, si sposta a est e poi si dirige verso nord concentrandosi prevalentemente nell’area della capitale. Le zone più densamente coperte da questi siti sono l’area meridionale del Belucistan, nell’area di Karachi, e la sua parte più centrale sulla direttrice Quetta-Loralai-Multan. La maggior parte delle centrali elettriche è concentrata nel Punjab nei pressi della sopraccitata Lahore.
Un po’ più a nord, vicino a Islamabad, sono dislocate 3 centrali elettriche a carbone, ma il loro unico compito è quello di soddisfare le necessità energetiche della capitale e dell’area circostante.
Questa dislocazione geografica mostra che tutta l’area sudoccidentale del Paese, lungo la frontiera con l’Iran e l’Afghanistan, di fatto non è coperta da siti di generazione energetica propri, mentre nell’area a nord di Islamabad (al confine con il Kashmir e la Cina) l’unica fonte di energia è rappresentata da un manipolo di centrali idroelettriche a bassa potenza.
Naturalmente, il Pakistan deve garantire la luce nelle case dei propri cittadini e assicurare fonti energetiche affidabili, che siano in grado non soltanto di soddisfare le proprie necessità, ma che stimolino anche il già fiorente commercio con le grandi nazioni vicine.
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La realizzazione del Pakistan Stream da 12,4 miliardi di m3 di gas garantirà un afflusso di carburante per le nuove centrali elettriche, le quali, a loro volta, alimenteranno le industrie concentrate nel Punjab, al confine con l’India. Se il progetto avrà successo, sarà anche possibile estendere il gasdotto fino alla capitale: si consideri che tra Multan e Islamabad vi sono poco più di 400 km.
Per comprendere dove risieda l’interesse della Russia nel progetto, è necessario valutare alcuni elementi.
Anzitutto, si prenda in considerazione il gasdotto TAPI (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India), progetto al quale la Russia ha partecipato in qualità di garante tecnico, nonché di fornitore di strumentazioni e tubazioni. L’acquirente finale del gas è l’India, ma tutti i Paesi di transito stanno registrando una richiesta significativa di gas e, pertanto, vorranno una quota di quel gas. Ritornando al Pakistan, si consideri che, in base alle condizioni del progetto, nell’area di Multan, il Pakistan Stream dovrebbe congiungersi al gasdotto TAPI. La potenza complessiva dei due gasdotti nel punto di congiunzione si attesterà a 55 miliardi di m3, che coincide perfettamente con quella dei Nord Stream. Avendo a disposizione risorse del genere, il Pakistan sarà in grado di sfruttare massivamente la gassificazione interna e disporrà di un significativo asso nella manica nella contrapposizione politica con l’India, la quale detiene la contesa regione del Pakistan.
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Inoltre, la creazione di un mercato del gas in una nazione come il Pakistan, la cui popolazione è 3 volte maggiore di quella tedesca o turca, ridisegnerà sicuramente il mercato mondiale degli idrocarburi.
Il progetto è chiaramente di grande interesse per il Qatar, il quale, sfruttando il percorso più breve possibile dal Golfo Persico al Golfo dell’Oman e poi verso Karachi, potrebbe inserire nel gasdotto il proprio gas liquefatto. Tuttavia, il Qatar non è a condizione di aumentare in maniera significativa la produzione di GNL: ciò significa che a tendere le forniture di gas qatariota in Europa caleranno e questo incrementerà ulteriormente l’importanza dei gasdotti russi e i volumi di gas da essi trasportato.

Inoltre, la Russia, fornendo tubazioni e altra strumentazione, contribuisce non con materia prima grezza, ma con prodotti finiti ad elevato valore aggiunto, includendo nella catena di produzione tutta una serie di figure altamente professionali come geofisici od operai metalmeccanici specializzati.

Non vi è alcun dubbio sul fatto che l’interesse nei confronti dell’area è legato sia ai rivolgimenti politici in Afghanistan sia alla conclusione della costruzione del Nord Stream 2. La Russia ha dimostrato chiaramente di essere in grado di portare a termine questa tipologia di progetti pur essendo sottoposta a importanti sanzioni esterne. L’India sta cercando di diventare la principale nazione al mondo nel campo della metallurgia: per farlo ha bisogno del ferro afghano, del coke e del gas russi. Il Pakistan vorrebbe migliorare sensibilmente il livello della produzione industriale, ma per farlo serve sempre il gas naturale e tutte le nazioni vicine ne sono deficitarie e non sono intenzionate a condividerlo con Islamabad. L’Afghanistan, in linea di principio, è pronto a consumare qualsivoglia volume di risorse esterne, perché l’elettrificazione del Paese si trova in uno stato a dir poco “medievale”, per via dell’incessante guerra.
Il ritiro degli americani dall’Afghanistan ha innescato una serie di rivolgimenti a livello globale. Se i talebani* riusciranno ad evitare al Paese l’ennesima guerra “tutti contro tutti”, allora, sul breve periodo, vedremo la comparsa di dispute su nuovi mercati: energetico, industriale e degli scambi commerciali.
Fortunatamente la Russia si è garantita saldamente uno dei principali e più promettenti settori di sviluppo.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed in altri Paesi.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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