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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Afghanistan: Non bastano gli slogan, le donne vanno aiutate

© Sputnik . Valery Melnikov / Vai alla galleria fotograficaUna donna afghana
Una donna afghana - Sputnik Italia, 1920, 11.09.2021
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Vent’anni dopo quel drammatico 11 settembre che stravolse la storia, l’Occidente ha lasciato l’Afghanistan, un Paese piombato in mano ai talebani e una terra dove le donne, ora più che mai, vedono negati i propri diritti e rischiano la vita. C’è però chi è rimasto al loro fianco, come la Fondazione Pangea Onlus.
Coraggio e tanta voglia di lottare, le donne che scendono per le strade delle città afghane dimostrano questo. Niente sport, musica e politica per le donne afghane, questo è lo scenario che sta prendendo vita nel Paese in mano ai talebani*.
Non bastano gli slogan e la retorica. L’Occidente ha lasciato l’Afghanistan, ora però è il momento di stare accanto alle donne afghane, ed è quello che fanno diverse ONG rimaste nel Paese. La Fondazione Pangea Onlus, che opera in Afghanistan, aiutando le donne, dal 2003 è una di queste. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Simona Lanzoni, vicepresidente della Fondazione.
— Simona Lanzoni, qual è la situazione delle donne in Afghanistan con l’avvento dei talebani? Che cosa rischiano?
L’abbiamo visto questi giorni. Quando manifestavano, alcune donne sono state uccise, i talebani sparano contro di loro. Le donne vengono minacciate, possono essere frustrate, seguite fino a casa senza sapere che cosa possa succedere. Parlo di minacce fisiche, violenze, torture. Le donne sonno ostacolate: in questo momento già hanno fatto le divisioni nelle scuole, proprio oggi in una scuola di Kabul delle bimbe di 10 anni, ci raccontavano delle colleghe, sono state tutte minacciate perché non avevano il burqa. Di solito le bambine di 10 anni non portano il burqa. La situazione sta peggiorando.
— Le donne che scendono in piazza nonostante tutti i rischi hanno manifestato un coraggio incredibile.
È un coraggio fantastico e anche un coraggio della disperazione. Le donne spesso sono state utilizzate come slogan per giustificare tutto ciò che è stato fatto dalla comunità internazionale. Di fatto i diritti delle donne afghane non sono riconosciuti.
Il movimento che vediamo oggi in Afghanistan è un movimento dal basso in diverse province del Paese, non solo a Kabul, Herat e Mazar, ma anche nelle province più remote. Vediamo donne, ma anche uomini, che chiedono una cosa: dicono “no” ad un regime ultra conservatore, quel che di fatto è oggi.
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— L’Occidente in queste settimane ha lasciato l’Afghanistan. C’è chi è rimasto però a fianco del popolo afghano in questo momento difficile, diverse ONG fra cui anche la vostra Pangea. Ci parli della vostra missione nel Paese.
Noi operiamo dal 2003 in Afghanistan, chiaramente purtroppo si è dovuto modificare l’attività che svolgiamo da 20 anni, perché il regime talebano non ci permette di lavorare come prima. Adesso sono state aperte delle case rifugio, dove possiamo ospitare delle donne ad alto rischio di vita con le loro famiglie. Oggi stiamo studiando per capire come ricominciare le attività di micro credito che abbiamo sempre svolto, affiancate da attività di alfabetizzazione, attività per la salute in generale e per la salute riproduttiva. Cerchiamo la possibilità di operare come prima nel Paese.
— Il vostro obiettivo è di tornare e aiutare a pieno regime le donne afghane?
Assolutamente sì, è importante non lasciare il popolo afghano, le donne afghane. Noi non vogliamo utilizzarle come slogan e poi lasciarle lì. Noi non le lasciamo sole.
— Che cosa dovrebbe fare il governo italiano? Che appello vorreste lanciare alle istituzioni?
Bisogna continuare a monitorare la situazione sui diritti delle donne affinché non ci sia un ulteriore peggioramento. Sarebbe importante riaprire delle evacuazioni umanitarie, soprattutto delle donne e dei bambini, che hanno molta più difficoltà ad uscire dal Paese, che sono target di violenze e soprusi. Ci sarebbe da lavorare con le persone arrivate dall’Afghanistan in Italia per un’accoglienza specifica di genere, che faccia attenzione a quelli che sono i bisogni specifici delle donne e degli uomini. Bisogna portare attenzione a quelle che possono essere le violenze intradomestiche che possono verificarsi.
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— Dalle istituzioni italiane e dagli altri Paesi europei arriveranno risposte concrete? Lei è ottimista?
— Sicuramente l’Italia ha fatto molto rispetto agli altri Paesi. Negli ultimi ponti aerei ha dimostrato una grande umanità nei confronti degli afghani evacuando molte più persone di quelle che erano previste. L’Italia ha fatto tanto. Sta lavorando adesso inserendo le persone nei sistemi SAI, cosa che non era scontata.
Per ciò che riguarda la politica estera, sono state tenute proprio in questi giorni delle conferenze stampa in cui si è cercato di capire il futuro delle evacuazioni umanitarie: sembra che tutto passerà per le grandi agenzie delle Nazioni Unite o dell’UNHCR. Si aprirà l’Ambasciata italiana a Doha in Qatar. Bisogna anche vedere come evolverà la politica reale dei talebani. Immagino che l’Italia stia lavorando molto per mettere in atto il G20 sull’Afghanistan, non è detto che tutti i Paesi siano interessati. È un lavoro di rete, comunità internazionale e spero che l’Italia si distinguerà nel sostegno alla popolazione afghana e soprattutto alle donne.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e altri Paesi
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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