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Il paradosso scandinavo: quando diventi un campione di accoglienza, ma poi scopri che non ti piace

© Foto : PixabayDue lemuri - immagine metaforica
Due lemuri - immagine metaforica - Sputnik Italia, 1920, 10.09.2021
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I paesi scandinavi, liberisti e progressisti, campioni di accoglienza, integrazione e sempre presi ad esempio dalle sinistre europee, improvvisamente rivelano il loro lato conservatore e iniziano a prendere provvedimenti di chiusura nei confronti dell’immigrazione che fino a poco fa sarebbero stati considerati di destra. Ma che sta succedendo?
Chi l’avrebbe mai detto, per dire, che un giorno il governo danese, guidato dalla Ministro di Stato del Regno, Mette Frederiksen, a capo di una coalizione decisamente di sinistra (Sinistra Radicale, Partito Popolare Socialista e Lista dell’Unità), avrebbe pensato di imporre 37 ore di lavoro settimanali obbligatorie agli immigranti che volessero continuare a beneficiare dei sussidi, avrebbe inviato una lettera alla Commissione Europea, chiedendo di poter continuare ad espellere i profughi afghani richiedenti asilo, nonostante quello che stava accadendo a Kabul, avrebbe approvato una legge per spedire i migranti in paesi terzi in attesa dell’esito delle richieste di asilo e avrebbe introdotto addirittura la richiesta di rispondere ai “valori danesi” per poter ottenere l’approvazione della richiesta di cittadinanza.
Tra l’altro, la pratica di spedire i richiedenti asilo in paesi terzi, in attesa di elaborare la pratica, è una cosa copiata dall’Australia, che sono anni che manda i migranti a Nauru o Papua e dove c’è il Generale Campbell che martella tutti i giorni con la campagna NO Way (“non c’è verso, lasciate perdere”, rivolto ai migranti), ma lì c’è un governo decisamente di destra, per altro sempre molto criticato dai nostri progressisti europei.
Australia, mappa immigrazione clandestina - Sputnik Italia, 1920, 14.08.2018
L’Immigrazione, l’Australia e gli antipodi
E chi l’avrebbe detto poi che in Svezia, dove c’è il socialdemocratico Kjell Stefan Löfven (Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia – simbolo un garofano rosso stilizzato), un bel giorno, proprio all’indomani della capitolazione di Kabul e di tutti i guai in cui noi occidentali siamo andati a mettere i poveri afghani che ci hanno creduti, questi sarebbe andato a dire:
“Una cosa su cui dobbiamo essere molto chiari: non torneremo mai più nel 2015. La Svezia non ci finirà più", riferendosi al grande flusso migratorio avuto in quell’anno.
Se lo sarebbe mai aspettato nessuno che in Finlandia, dove governa il partito Socialdemocratico finlandese, quello che in origine si chiamava Partito Operaio di Finlandia, e dove a capo ora c’è la giovanissima Sanna Marin, nel 2019 il numero degli ordini di espulsione sarebbe aumentato dell’80%?
E in Norvegia, che lo Statistics Norway, l’agenzia nazionale per le statistiche, avesse dovuto ammettere che il piano di integrazione per i migranti, cifre alla mano, si sarebbe rivelato un fallimento? Non era facile da prevedere, dato che fino a poco tempo fa l’intera Scandinavia era a dire quanto fosse soddisfatta e quando benessere avesse portato l’immigrazione.
Sì, certo, in Norvegia il governo non è di sinistra, ma c’è Erna Solberg dal 2013, che è dello Høyre, il Partito Conservatore Norvegese. Ma ‘conservatore’ alla scandinava, nel senso che dà pieno sostegno a libero mercato, matrimoni gay, compresa la possibilità di adozione per le coppie omosessuali, e, ovviamente, è pienamente europeista.

Cos’è che sta facendo cambiare atteggiamento?

E quindi la domanda è – come mai proprio adesso che si è scatenata la crisi afghana, cioè forse l’unico vero caso in cui la condizione di rifugiato calza davvero a pennello alla definizione data dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, il grande cuore scandinavo improvvisamente si rimpicciolisce?
Sarà magari che in Svezia in 20 anni sono passati dall’avere uno dei tassi di omicidi e sparatorie più bassi di tutto il pianeta, ad essere tra quelli messi peggio in Europa? Oppure saranno i disordini avvenuti nel ghetto di Malmö, l’aumento del numero degli stupri, la nascita in reazione degli estremismi di destra, i roghi del Corano, quelli delle chiese in risposta, il degrado, il senso di insicurezza, la crisi economica, le precauzioni Covid, che non le imponi tanto facilmente se hai interi quartieri completamente fuori controllo?
Probabilmente la risposta non è poi tanto complicata – ad un certo punto i problemi divengono visibili anche per la borghesia, quando questo avviene, la borghesia cambia parere. Finché l’acqua sul Titanic affogava solo la terza classe, in coperta ancora si ballava. Appena l’acqua sale, la percezione del pericolo cambia anche per la seconda classe. Essendo la Scandinavia una regione europea non certo di terza classe, c’è voluto più degli altri prima che l’acqua arrivasse alle ginocchia anche in seconda.

Cosa imparare da tutto questo?

Su ‘Il Giornale’ è apparso il seguente titolo: “Sussidi solo ai profughi che lavorano - La lezione danese ai buonisti”. Titolo cliccabile, per carità, ma che significa? Davvero qualcuno crede che la nostra sinistra possa prendere un qualche spunto dal cambio di rotta scandinavo?
Ma ve lo immaginate in Italia, dove solo il 2% dei 2,8 milioni di beneficiari del reddito di cittadinanza ha trovato lavoro, far funzionare una roba del genere?
E poi, se il lavoro riesci a ‘crearlo’ dal nulla per gli immigrati, allora perché non lo crei anche per gli italiani?
Tantopiù che le ipotesi (in teoria) dovrebbero essere solo due:
A – Sei un richiedente asilo politico perché scappi da un paese in cui rischieresti la vita a rimanere. Quindi cosa: per farti rimanere in un campo di accoglienza, intanto che la situazione si stabilizzi nel tuo paese, devo trovare qualcosa da farti fare per pagarti l’accoglienza umanitaria? E che accoglienza umanitaria è? Se poi vuoi restare, sarà tuo stesso interesse cercarti delle opportunità di lavoro vero, se ci sono, e se non vuoi passare il resto della vita nel campo per i profughi.
B – Sei un migrante economico, tale e quale lo eravamo noi agli inizi del secolo scorso. Ma a noi non hanno mai mica dato accoglienza, sovvenzioni o trovato il lavoro. Si andava in Belgio a fare i minatori, qualcuno ci ha anche lasciato la pelle, oppure in America o altrove a sbarcare il lunario. Quelli che non riuscivano ad inserirsi facevano la fame o tornavano indietro, “ci ho provato” dicevano, gli altri hanno costruito la Little Italy, fatto il sindaco di New York o sposato Marilyn. Questo fa il migrante economico. Il lavoro se lo trova da solo se c’è, altrimenti torna a casa.
Giampiero Mughini -  screenshot dal film Ecce Bombo - Sputnik Italia, 1920, 31.10.2018
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
La sinistra italiana in ogni caso non imparerà proprio nulla da tutto questo. Semplicemente piano piano cambierà idea, da sé, come in Scandinavia. D’altra parte, una volta non era statalista e socialista? Poi è diventata liberista e capitalista. Non era per la libertà e la sovranità nazionale? Poi è diventata europeista e globalista. Una volta stava con la Palestina? Adesso Israele. Parlavano di lotta all’imperialismo? Adesso guardano a Washington come al grande oracolo. Una volta facevano una testa così con le libertà e i diritti civili? Adesso ti fanno il mazzo se non hai il Green Pass. Le definizioni, ‘destra’ o ‘sinistra’, rimangono, ma nel tempo cambiano le prospettive.
L’acqua sale, arriva in seconda, le percezioni cambiano. Tutto lì.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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