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11 settembre, 20 anni dopo: il racconto di un testimone a Sputnik

© AP Photo / David KarpAttentato di Al Qaeda l'11 settembre 2001 al World Trade Center, New York - USA
Attentato di Al Qaeda l'11 settembre 2001 al World Trade Center, New York - USA - Sputnik Italia, 1920, 10.09.2021
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Il broker Marc Fiedler assistette dal suo ufficio alla Merrill Lynch all’attacco al World Trade Center quel martedì 11 settembre di 20 anni fa. Nella sua memoria, il ricordo di quell’evento che sconvolse gli Stati Uniti ed ebbe profondo impatto sulla politica e la storia contemporanea.
Marc Fiedler quel giorno aveva una visuale perfetta sulle Torri Gemelle, ha raccontato a Sputnik. Si era trasferito da poco nel nuovo ufficio di Greene Street a Jersey City, con una panoramica ottimale sulla skyline del World Trade Center, appena dall’altra parte del fiume Hudson.
Quel giorno, alla Merrill Lynch, la famosa banca di investimenti di New York, “era un martedì come tanti”, ricorda, e nessuno guardava di certo dalla finestra, presi come sempre eravamo all’inizio della giornata lavorativa.
"Improvvisamente abbiamo sentito uno schianto molto forte", ha ricordato, e solo allora la sua attenzione venne attratta oltre la finestra, verso Manhattan.
Allora notò il fumo fuoriuscire dalla Torre Nord e subito ci fu stupore e trambusto per le prime ipotesi su quanto potesse essere accaduto.

"C'erano persone che dicevano: 'Oh, sarà stato un pilota che ha fatto schiantare accidentalmente il suo aereo contro l'edificio', ma poi abbiamo iniziato a pensare che un pilota avrebbe cercato di atterrare sul fiume Hudson e non si sarebbe mai andato a schiantare proprio contro un grattacielo”.

La prospettiva cambiò presto, quando avvenne il secondo schianto, ha raccontato: "abbiamo visto dal vivo il secondo aereo entrare nella seconda torre. In un attimo tutto è cambiato e abbiamo capito che doveva trattarsi per forza di un attacco”.
A quel punto non potè fare altro che lasciare l’edificio insieme a tutti i colleghi, dato che l’allarme era oramai generalizzato.
I treni da Jersey City però erano bloccati e anche i cellulari non funzionavano, per cui non rimaneva altro che andare a piedi fino alla stazione di Hoboken, dirimpetto a Manhattan. Funzionava solo la radio e tutti ci tendevano un orecchio mentre percorrevano quei cinque chilometri.

“Era molto nuvoloso, fumoso, non si vedeva più molto a causa dei detriti”, ha detto Marc, “si pensava che quegli edifici erano tra i più forti e i più grandi al mondo e sarebbero dovuti rimanere lì anche il giorno dopo. Poi la voce alla radio ha iniziato a dire che la gente si stava lanciando nel vuoto ed è iniziato il caos”.

Arrivato finalmente alla stazione, Marc ha raccontato che la situazione era ancora calma, con tensione e consapevolezza, ma anche compostezza.
La radio continuava a tenerlo aggiornato sugli eventi e rimase allibito quando, sulla via di casa, già in treno, seppe che la prima torre era crollata.

"Voglio dire, come ha potuto quel gigantesco edificio crollare a causa di un aereo quasi vicino alla cima?", si chiede ancora oggi, spiegando che si sforzò di rimanere ottimista, ma che dopo mezz’ora circa crollò anche la seconda torre e la condizione psicologica divenne per tutti ancora più seria. “Poi cadde la seconda torre. E credo che nessuno sia stato più lo stesso da allora".

Gli attacchi dell’11 settembre 2001 causarono la morte di 2.977 persone (più i 19 dirottatori) e il ferimento di più di altri 6.000. Negli anni successivi, si verificarono ulteriori decessi a causa di tumori e malattie respiratorie legate alle conseguenze degli attacchi.
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