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ITA ci serve? I pro e i contro della nuova compagnia di bandiera italiana spiegati in breve

© Foto : AlitaliaAereo Alitalia in un hangar
Aereo Alitalia in un hangar - Sputnik Italia, 1920, 09.09.2021
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È veramente indispensabile per l’Italia avere una compagnia aerea di bandiera? I motivi pro e quelli contro hanno uguale verosimiglianza e si potrebbe stare a discuterne per lungo tempo senza arrivare a una soluzione condivisa.
Il problema sta nel fatto che la liberalizzazione delle rotte aeree in Europa, e la concorrenza internazionale sempre più aggressiva nei momenti di crisi, rendono molto difficile per qualunque aerolinea riuscire a far quadrare i conti.
Gli attentati del 2001 a New York, condotti proprio tramite aerei, l’aumento del costo del carburante, la crisi finanziaria del 2008 e le restrizioni ai viaggi imposte dal Covid hanno reso ancora più difficile la sopravvivenza per tutte le compagnie aeree internazionali.
Alitalia aveva cominciato ad avere bilanci in rosso sin dai decenni precedenti al 2001 e, ogni volta, vi si era sopperito con iniezioni di denaro pubblico. I numerosi tentativi di cambiamenti al vertice, con la contrazione delle destinazioni coperte, hanno ridotto via via i costi, ma anche le entrate, peggiorando ulteriormente le situazioni contabili.
I regolamenti europei hanno reso sempre più complicato il poter ricorrere ad aiuti di stato e anche l’ultimo “prestito” di 900 milioni, erogato per consentire la temporanea sopravvivenza, l’Unione Europea impone oggi che sia restituito. Da chi?

La soluzione decisa dal Governo dopo tutti i falliti tentativi è stata di lasciare finalmente fallire Alitalia e dar vita a una nuova compagnia, più piccola, che dovrebbe, almeno nelle intenzioni, salvaguardare nei cieli la presenza della bandiera italiana.

I motivi del fallimento di Alitalia sono numerosi:
gli stipendi particolarmente alti in confronto alle compagnie concorrenti e soprattutto alle low-cost;
una pletora di personale inutile assunto frequentemente per puri motivi clientelari, personale che, nonostante le riduzioni avvenute nel corso degli anni, è rimasto mediamente alto in proporzione alle miglia volate;
il rifiuto, dettato da ragioni politiche, di fusione con altre compagnie, come quando quella con Air France fu impedita dal governo Berlusconi;
una conflittualità sindacale esagerata, che ha portato, nel 2017, a un referendum interno che ha bocciato l’ultimo piano di ristrutturazione proposto dal socio estero Etihad; ecc.
Ogni volta, la risposta ai momenti di crisi è stata un continuo taglio degli slot, mentre la gallina dalle uova d’oro, cioè la tratta Milano-Roma, ha perso il suo appeal sia per la concorrenza delle low-cost dopo la liberalizzazione delle tratte, sia per la nascita dell’Alta velocità ferroviaria, che si è rivelata molto più vantaggiosa per i viaggiatori.
I sindacati interni e nazionali portano gravi responsabilità, ma, se una colpa va attribuita a qualcuno, è soprattutto ai governi, nessuno escluso, che si deve addebitare per non aver avuto il coraggio di scelte decisive al momento opportuno.
Adesso, la nascita di ITA promette di mettere la parola fine allo sperpero di denaro pubblico, puntando sulla maggiore dinamicità attribuibile a una società più piccola, che partirà senza i debiti precedenti.
Tuttavia, vista la guerra già lanciata dai sindacati con uno sciopero, dichiarato prima ancora che si cominci a operare, occorrerà vedere se la nuova compagnia riuscirà veramente a contenere a soli 2.500 il numero dei dipendenti.
Airbus A321-100 di Alitalia - Sputnik Italia, 1920, 08.09.2021
È rottura tra ITA e sindacati sul personale, la società conferma: solo 2.800 assunzioni
In secondo luogo, se anche il piano industriale predisposto dovesse partire come programmato, i dubbi sulla redditività di una compagnia più grande di una low-cost e, contemporaneamente, molto più piccola di altre compagnie di bandiera straniere restano numerosi.
Quale potrà mai essere l’appeal di un’aerolinea con un numero ridotto di aeroplani e con quindi un altrettanto ridotto numero di destinazioni?

Le sarà molto difficile competere con le low-cost sul tema dei prezzi e ancora più difficile sarà l’essere competitiva con giganti come Lufthansa, Air France, Turkish Airlines (e altri) sulla varietà delle destinazioni offerte.

Torniamo quindi alla domanda iniziale: è davvero indispensabile tenerci una compagnia di bandiera?

Se la risposta è sì

Allora mettiamo nel conto, con coraggio e sincerità, che, molto probabilmente, una qualche parte del denaro pubblico, raccolto attraverso le nostre tasse, sarà utilizzata ancora per far sopravvivere anche questa nuova compagnia.

Se la risposta è no

Perché dobbiamo sprecare altro denaro con questo nuovo tentativo?
Di sicuro c’è che chi, in tutti questi anni, ci ha guadagnato, probabilmente continuerà a farlo. Ad esempio, i vecchi dipendenti di Alitalia e i nuovi assunti da ITA. I primi, oltre alle laute prebende ottenute mentre erano in servizio, hanno potuto contare su una cassa integrazione molto più generosa di quella concessa ai dipendenti di ogni altra azienda in difficoltà. I secondi, anche se ITA dovesse a sua volta fallire, potranno sempre contare su un sicuro futuro trattamento di favore che, per qualche anno, continuerà a foraggiarli.
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