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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Esercito europeo? Un’utopia. Ecco perché

Bomba Brindisi - Sputnik Italia, 1920, 09.09.2021
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Il disastro afghano ha riacceso i riflettori su un sogno di lunga data: un esercito europeo. Resta da capire come sia attuabile un progetto di difesa comune in un’Europa che non gode di una politica estera e di interessi strategici comuni, basti pensare alla questione migratoria. Un’utopia?
Quella della creazione di un esercito europeo è un’idea ciclica su cui in Europa si discute da più di mezzo secolo, ma che il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha riportato a galla. Le scelte strategiche europee dipendono in tutto e per tutto dal volere della NATO e di Washington, la crisi afghana ne è un esempio.
L’esercito europeo però è realizzabile praticamente? Gli Stati Uniti permetterebbero ad un simile progetto di nascere? Sputnik Italia ne ha parlato con Dario Fabbri, analista geopolitico, coordinatore America per Limes, vice direttore della Scuola di Limes.
— Dopo il fallimento della NATO in Afghanistan si torna a parlare di esercito europeo, una vecchia idea mai realizzata. Dario Fabbri, è possibile creare un esercito europeo? Il caso afgano può rappresentare una svolta?

L’esercito europeo in quanto tale non nascerà, non ci sono le condizioni essenziali affinché questo nasca. Se il punto è realizzare una forza simbolica di qualche migliaio di unità per intervenire in teatri esotici in giro per il mondo, allora è un progetto che si può anche realizzare. Se parliamo di forze armate europee, questo è un altro discorso e non succederà, perché non c’è sentimento per farlo.

Andare in guerra vuol dire morire, molto semplicemente. Si muore per sentimento, si accetta un sacrificio del genere per i membri della propria collettività. È impossibile immaginare che questo avvenga fra collettività diverse: non ho ancora incontrato un finlandese che voglia morire per un rumeno, un lituano per uno spagnolo, un italiano per un belga. La guerra prevede questo però, non è un videogioco in cui si comunica fra commilitoni in un inglese abbozzato.
L'alto rappresentante per la politica estera e sicurezza dell’UE, Josep Borrell - Sputnik Italia, 1920, 02.09.2021
Borrell: "L'Afghanistan dimostra la necessità di dotarsi di un esercito europeo"
Oltre al sentimento, che non c’è nell’opinione pubblica, per sostenere la partecipazione alle forze armate, non ci sono neanche interessi comuni fra i Paesi dell’Unione Europea in ambito di politica estera. Nel momento in cui dovessero andare a svolgere un’operazione in Libia, ad esempio, gli interessi di Francia, Germania e Italia in quel teatro sarebbero in competizione fra di loro. E poi, chi paga? Fare l’esercito europeo vuol dire il predominio di alcune nazioni sulle altre, non si tratta di membri della stessa collettività.
— Un esercito europeo come interagirebbe con la NATO? Gli Stati Uniti permetterebbero la creazione di un tale progetto? Stoltenberg si è mostrato infastidito nelle recenti interviste che ha rilasciato in merito.
Non poteva essere altrimenti. Gli Stati Uniti sarebbero fortemente contrari, per usare un eufemismo. Se si tratta di una forza simbolica di poche migliaia di unità, di cui parlavo prima, tutti con la bandierina europea, come idea va benissimo. Se parliamo di forze armate europee reali e concrete, con la propria indipendenza, allora è impossibile. Gli Stati Uniti non accetterebbero mai, sarebbero ostili a questo progetto. La NATO serve proprio per non avere le forze armate europee, non sono compatibili fra di loro.
Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg - Sputnik Italia, 1920, 05.09.2021
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— A livello europeo, quali progetti potrebbero essere realizzabili allora, a suo avviso, nel settore della Difesa?
Vi sono da tempo dei progetti di collaborazione. Ci sono brigate che operano insieme, spesso sotto al comando di alcuni Paesi, anziché di altri. Si possono quindi analizzare questo tipo di singole iniziative di collaborazione fra eserciti diversi. Oltre a questo non si va.

Nella politica comune della Difesa, finché si trovava nell’Unione Europea, il Paese più attivo era il Regno Unito; questo ci da l’idea di come fosse la validità di questo tipo di iniziative. Il Regno Unito, essenzialmente, era lì per fare il cavallo di Troia degli Stati Uniti. Parliamo di un ambito onirico, in queste ore, però, preso sul serio. Sono dei discorsi quasi da ombrellone oggettivamente.

— Un’autonomia strategica è possibile per l’Unione Europea in assenza di una politica estera e di una difesa comune?
No, perché i Paesi che compongono l’Unione Europea sono molto diversi fra di loro, non esiste una nazione europea. L’Unione Europea è dentro un continente che militarmente è dominato dalla presenza degli Stati Uniti.
Manca lo strato essenziale di comunanza sentimentale fra i cittadini europei. La comunanza è sempre nel brutto tempo, che si vede o non si vede. Un conto è amarsi in Erasmus, un conto è morire in guerra per un’altra nazione o insieme ad un’altra nazione.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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