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Blinken: benefici del rilancio del JCPOA con l'Iran minati dal ritardo nei colloqui

© SputnikIl segretario di Stato Antony Blinken
Il segretario di Stato Antony Blinken - Sputnik Italia, 1920, 09.09.2021
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A partire dal 6 aprile di quest'anno, gli Stati Uniti e l'Iran hanno tenuto sei tornate di negoziati indiretti per ristabilire il Piano d'azione congiunto globale (JCPOA), noto anche come accordo nucleare. Il processo si è bloccato senza progressi sostanziali dopo che un nuovo presidente iraniano è salito al potere il mese scorso.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha avvertito l'Iran, mercoledì, che è rimasto poco tempo per rimettere in piedi il JCPOA, meglio noto come accordo nulceare iraniano, e ha esortato Teheran ad accelerare i negoziati, che si sono conclusi all'inizio di giugno senza che fosse individuata alcuna data per delle nuove consultazioni.

"Non ho intenzione di fissare una data a riguardo, ma ci stiamo avvicinando al punto in cui un rigoroso ritorno alla conformità con il JCPOA non riprodurrebbe i benefici che tale accordo ha ottenuto", ha risposto Blinken ai giornalisti, in seguito al colloquio con il suo omologo tedesco Heiko Maas.

Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco ha osservato che il rinvio di due o tre mesi suggerito dall'Iran "è un lasso di tempo troppo lungo per noi".

La posizione iraniana

Rispondendo in precedenza a tali pressioni, l'Iran ha osservato che "i colloqui non avranno successo se continueranno sotto costrizione".
"L'altra parte capisce che occorrono dai due ai tre mesi perché la nuova amministrazione stabilisca e pianifichi qualsiasi tipo di decisione", ha affermato il nuovo ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian, prendendo come esempio il periodo di attesa intercorso tra l'insediamento di Joe Biden a fine gennaio e l'effettivo inizio delle trattative a Vienna, avvenuto ad inizio aprile.
Un dipendente dell'impianto di arricchimento dell'uranio a Isfahan, Iran - Sputnik Italia, 1920, 05.09.2021
Iran avverte che i colloqui sul nucleare dovrebbero svolgersi senza pressioni Occidentali

Il JCPOA

L'amministrazione Trump si è ritirata dall'accordo sul nucleare iraniano nel maggio 2018, reimponendo immediatamente una serie di severe sanzioni economiche contro Teheran, nonostante i rapporti dell'AIEA rilevassero che l'Iran aveva rispettato i suoi obblighi sul nucleare.
Nel corso degli anni successivi, l'Iran ha esortato i membri del JCPOA a facilitare la revoca delle restrizioni, appellandosi al fatto che il Paese avesse subito forti danni economici a causa di esse.
Prima dell'assassinio del fisico nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, avvenuto alla fine del 2020, Teheran non aveva commesso alcuna violazione significativa dell'accordo. Subito dopo l'uccisione, tuttavia, l'Iran ha aumentato il grado di arricchimento dell'uranio e installato centrifughe più avanzate per la sua lavorazione.

Nel febbraio 2021, la repubblica islamica ha minacciato di interrompere le ispezioni dell'AIEA nell'ambito del JCPOA, se le sanzioni non fossero state rimosse. Il 21 febbraio le parti hanno stipulato un accordo di tre mesi per proseguire alcuni dei controlli.

A maggio questi accordi sono stati estesi per un altro mese, ma dal 22 maggio l'Iran ha negato all'AIEA l'accesso ai dati raccolti dalle telecamere all'interno degli impianti nucleari e ha minacciato di cancellare i video degli ultimi tre mesi.
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