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Salari in Italia, peggiora il gap: le donne pagate l’11,5% in meno degli uomini

© Fotolia / Ihar UlashchykLavoro
Lavoro - Sputnik Italia, 1920, 08.09.2021
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Lo 0,4% in più nel 2020 rispetto all’anno precedente. Secondo il rapporto dell’Osservatorio JobPricing si tratta di discriminazione.
L’anno della pandemia ha peggiorato una situazione già complessa, quella della differenza salariale tra uomini e donne in Italia.
Secondo il settimo rapporto dell’Osservatorio JobPrincing, nel 2020, su una retribuzione annua lorda a tempo pieno, il divario tra le buste paga delle donne e degli uomini è arrivato all'11,5%, lo 0,4% in più dell’anno precedente.
“È come se le lavoratrici italiane avessero iniziato a percepire uno stipendio il 7 febbraio, lavorando regolarmente dall’1 gennaio”, si legge nel report.
Il quadro peggiora ancora al 12,8% di differenza se si considera la retribuzione globale annua, comprensiva quindi delle parti variabili: il peggioramento in questo caso è di 2,4 punti sull'anno precedente.
“Le lavoratrici italiane sono pagate di meno perché lavorano di meno, hanno caratteristiche professionali peggiori o addirittura meno produttive, oppure sono anche vittime di discriminazione?", dice Erica Delugas, economista e data manager di JobPricing.
"Le nostre stime ci dicono che il differenziale salariale di genere medio sia dovuto interamente alla discriminazione. Il divario retributivo medio corretto sulla Retribuzione Globale Annuale è del 5,6%, quello che misura la discriminazione è dell'8,1%".
© Foto : Osservatorio JobPrincingReport Gender gap Osservatorio JobPrincing
Report Gender gap Osservatorio JobPrincing - Sputnik Italia, 1920, 08.09.2021
Report Gender gap Osservatorio JobPrincing

La situazione in Italia

Prima della pandemia, l’occupazione femminile toccava il 50%, contro il 68% di quella maschile. La disoccupazione si attestava invece a circa 9% per gli uomini e 11% per le donne.

Nel 2020 si è parlato di recessione femminile per la parte di lavoratrici che hanno lasciato il lavoro. “Il tasso di inattività ha subito un’impennata, tornando ai livelli del post-crisi 2012” ed “è aumentato di 1,83 punti per le donne”.

Le donne occupate sono di meno, trovano meno lavoro e tendenzialmente fanno più fatica ad essere parte della forza lavoro o, in alternativa, smettono di cercare lavoro più facilmente degli uomini, scoraggiate dalla disoccupazione di lungo periodo, secondo l’Osservatorio.
“Le donne del Mezzogiorno risultano essere le più svantaggiate in assoluto”.

Segregazione verticale

Secondo il report esiste poi un altro tipo di divario, quello sui livelli occupati dalle donne nelle aziende e la mancanza quasi totale di ruoli di alto livello.

“Le donne rappresentano la minoranza tra i dirigenti e i quadri. La disparità è più evidente nel settore privato, rispetto a tutto il mercato”.

Ed esiste il paradosso che, pur essendo più istruite, le donne siano meno presenti nei ruoli “che invece dovrebbero essere ricoperti in maggioranza da coloro che raggiungono livelli di istruzione maggiori”.
Le donne, in media, sono più istruite degli uomini, su tutti i livelli, secondo il report.
“Nell’ultimo anno le laureate sono state il 58,7% del totale. Inoltre, abbandonano meno gli studi”.
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