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Basta additare come nemici i non vaccinati, serve una strategia per convincerli

© AP Photo / Jae C. HongSiringa con il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19
Siringa con il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19  - Sputnik Italia, 1920, 08.09.2021
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Nel corso della campagna vaccinale le persone non vaccinate sono state bollate come il nemico numero uno della società e come dei cittadini privi di intelletto. In realtà, fra i cosiddetti “no-vax” vi sono tantissimi italiani che hanno semplicemente paura e dei dubbi, persone che vorrebbero essere ascoltate.
In queste ore si discute animatamente in merito alla possibilità di introdurre l’obbligo vaccinale anti-Covid. Nel frattempo in Italia continuano le manifestazioni dei cittadini contrari al green pass. Dalla politica e dai media le persone non vaccinate sono state etichettate come dei nemici, delle persone non in grado di ragionare solo perché serbano dei dubbi sui vaccini contro il Covid.
Molti cittadini vorrebbero essere ascoltati e rassicurati in merito alle proprie preoccupazioni. Come convincerle a vaccinarsi? Qual è la strategia migliore da perseguire? Sputnik Italia ne ha parlato con Luciano Casolari, medico psicoanalista.
— Luciano Casolari, secondo Lei, additare i non vaccinati come dei nemici e degli ignoranti a priori è stato un errore nel corso della campagna vaccinale?
— Sì, è stato a mio avviso un grave errore, perché è stato un modo per discriminare le persone descrivendole come prive di logica. Quelli che avevano una logica dovevano per forza essere dalla parte del vaccino. Premetto che io sono vaccinato e credo nell’utilità del vaccino. La strategia di descrivere coloro che erano riluttanti come privi di logica però è stato sbagliato. Io ritengo che spesso non si tratti di una questione di logica, ma sia una questione emotiva e di tipo istintivo. Nel decidere cosa fare o cosa non fare intervengono degli “aspetti di pancia”, aspetti più istintivi, di cuore e aspetti affettivi legati ad esperienze passate.
Ad esempio il fatto che io mi fidi o meno della classe medica dipende molto dalle esperienze che ho avuto nel corso della mia vita. Io ha avuto alcune esperienze mediche molto positive, forse questo mi ha spinto a diventare medico e quindi ho una certa fiducia nella medicina. Persone che hanno avuto problematiche di vario tipo possono essere sfiduciate.
Fiale con vaccini anti-COVID Pfizer ed AstraZeneca - Sputnik Italia, 1920, 08.09.2021
Aifa: terza dose di vaccino da fine settembre
— Fra questi famigerati no-vax vi sono anche delle persone semplicemente indecise e chi ha paura. Come convincerle a vaccinarsi e come parlare con loro? Quale sarebbe la strategia più corretta?
— Non bisognare legare tutto ad una strategia di comunicazione in cui si bolla l’avversario come negativo, ma adottando una strategia dell’accoglienza in cui si dice che si capiscono i problemi delle persone dubbiose. Un mio paziente si è auto definito “cagasotto vax”, cioè una persona che non è no-vax, ma ha semplicemente paura.
La strategia da adottare deve andare incontro ad alcune loro paure. Nei centri vaccinali per molto tempo si è impedito a qualsiasi accompagnatore di entrare con il paziente da vaccinare. Noi sappiamo che ci sono tante persone che hanno timore. In questo momento, quando il numero delle persone da vaccinare è inferiore si potrebbe anche lasciare che qualcuno entri ad accompagnare la persona che è in difficoltà.
Un’altra possibilità è quella di coinvolgere il medico di famiglia, una figura molto spesso ben conosciuta dal paziente in cui si ripone una certa fiducia e che modo riesce ad agire in modo empatico nei confronti del paziente.
Una terza possibilità potrebbe essere quella di dare una disponibilità per delle vaccinazioni a domicilio per persone che hanno timore. Finora si è data questa possibilità solo ai disabili o ai grandi invalidi. Allargare questa platea anche a coloro i quali hanno delle fobie sarebbe una possibile soluzione.
Infine potrei proporre anche di istituire in ogni provincia un gruppo di medici e psicologi che possano parlare con le persone con dei dubbi. Da me sono venuti diversi pazienti esponendomi i loro dubbi, sono sconcertati perché quando guardano i giornali o le televisioni trovano solo delle frasi dure in cui si dice che le cose stanno in un certo modo e basta e che chi la pensa diversamente in realtà non capisce nulla. Queste persone invece vogliono esprimere i loro timori. Bisogna trovare qualcuno che le ascolti e spieghi loro la situazione dando risposte alle loro preoccupazioni.
Vanno insomma messe in campo delle strategie per l’accoglienza più che per l’aggressività.Io ritengo ad esempio che il green pass sia utile, ma che debba essere spiegato in un’altra chiave: non come una cattiveria verso coloro che non sono vaccinati, ma come un ausilio per coloro che sono già vaccinati.
— Lei sarebbe a favore dell’obbligo vaccinale?
— La mia impressione è che si tratti più di uno spauracchio e una questione di lana caprina che viene utilizzata dai politici per costruirci sopra delle strategie elettorali o per discutere del nulla. L’obbligo vaccinale non si può attuare. In Italia ci saranno secondo me circa tre milioni di persone decisamente no-vax, da un punto di vista pratico non si può pensare che due carabinieri vadano a casa loro con un infermiere munito di siringa. È impossibile.
L’unico obbligo vaccinale che ha un senso è quello del green pass. È un obbligo surrettizio, ma in realtà l’obbligo vaccinale tout court è impossibile da attuare soprattutto perché i numeri sono rilevanti. In questo momento in Italia ci sono 10 milioni di persone non vaccinate, presumo che 3-4 milioni siano no-vax convinti, persone che non lo faranno mai il vaccino. Dal lato pratico è impossibile mettere in atto l’obbligo. Questa è la mia impressione.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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