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La Russia si prepara al cambiamento climatico

© Sputnik . Maksim Blinov / Vai alla galleria fotograficaMosca
Mosca - Sputnik Italia, 1920, 06.09.2021
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Per una serie di ragioni la Russia si sta già interessando alle iniziative dell’Unione europea sulla decarbonizzazione, ossia la riduzione delle emissioni di CO2 legate tra l’altro alla produzione di energia e ai processi industriali.
Dunque, il tema del riscaldamento globale in misura variabile interessa ciascuno di noi indipendentemente dal nostro coinvolgimento con gli eventi all’ordine del giorno. Se consideriamo come vero il riscaldamento globale, la Russia non rientra tra i Paesi con i maggiori rischi climatici. Ma anche per il nostro Paese questi cambiamenti non implicano soltanto vantaggi, ma anche significativi svantaggi. Gli aspetti positivi sono evidenti: aumento del numero di regioni su cui estendere le attività agricole, possibilità di utilizzare più attivamente la Rotta del Mare del Nord. Gli aspetti negativi, invece, riguardano i rischi legati all’operatività delle regioni ricoperte dal permafrost. E questo aspetto assume particolare rilevanza considerato che in queste aree si concentra la maggior parte delle attività estrattive e di trasporto di greggio, gas e altri combustibili fossili.
Ad esempio, si ricordi che il nuovo stabilimento in fase di costruzione Arktik LNG-2 per la liquefazione del gas sarà dislocato non sulla terraferma, ma su piattaforme a gravità. Non si tratta esattamente di uno stabilimento di liquefazione del GNL galleggiante, ma l’approccio è simile. Oltre al fatto che questo approccio implica un dispendio di risorse minori, è eventualmente anche in grado di ridurre parte dei rischi che si presenterebbero in caso di futuro riscaldamento della regione.
Diverse sono le minacce legate al cambiamento climatico: un aumento del numero di incendi, tempeste improvvise, ecc.
Per questo l’opinione pubblica continua ad essere scettica nei confronti del tema. Secondo un recente sondaggio, è circa un quarto della popolazione a negare il riscaldamento globale, mentre un altro quarto fatica a formulare una propria opinione in merito. Chiaramente in questi sondaggi i dati aggregati sono sempre relativi e dipendono dalle modalità di selezione dei dati a monte. Secondo uno studio dello scorso anno condotto dal Centro di ricerca russo di opinione pubblica - VTsIOM, la stragrande maggioranza degli interpellati ha ritenuto non significativo per la propria famiglia l’impatto del cambiamento climatico e si è detta non pronta a pagare per fonti di energia alternative.
Inquinamento dell'ambiente - Sputnik Italia, 1920, 04.08.2021
Il riscaldamento globale ucciderà più persone della seconda guerra mondiale
La spiegazione dei cambiamenti climatici di origine antropica è ben chiara: si tratta del cosiddetto effetto serra per il quale un’altra concentrazione di CO2 e altri gas serra induce un aumento delle temperature negli strati atmosferici inferiori.
Ma i processi climatici sono troppo complessi perché possano essere tutti causati da un unico fattore di natura qualitativa senza però considerare le implicazioni quantitative. Pertanto, persino i sostenitori della teoria dell’origine antropica del cambiamento climatico riconoscono che non è possibile capire in autonomia tutte le implicazioni di questi processi (a meno di perderci degli anni) e che dunque è necessario fare affidamento alla scienza. Comunque il 97-99% degli scienziati non mette in discussione la natura antropica dei cambiamenti climatici attualmente in corso.
Si segnala comunque una sfiducia nei confronti dei diktat unilaterali della comunità scientifica. La tabella di marca green è forte del pieno sostegno politico dei Paesi occidentali (cfr. premio Nobel per la pace del 2007) e al contempo si indottrina una opinione pubblica rispondente a questi principi. Alla luce di questo sorgono chiaramente dubbi circa l’obiettività di tutti gli studi presentati alla comunità.
Dopotutto l’attività scientifica non è scevra da meccanismi potenzialmente in grado di intaccare il processo scientifico. Anche in fase di pubblicazione dello studio il redattore della data rivista scientifica, in capo al quale spetta la decisione della pubblicazione, può sempre trovare una ragione per non dare visibilità a un dato studio. Possiamo quindi essere sicuri che tutti gli articoli (di qualità, ma che non parlano dei temi più di tendenza) siano stati pubblicati? E che tutti i ricercatori siano disposti a essere ostracizzati qualora desiderino sostenere un punto di vista scomodo?
Quanto esposto non implica chiaramente che la tesi dell’origine antropica dei cambiamenti climatici sia infondata. E comunque si parla sempre di probabilità. In un recente studio dell’IPCC che conferma per l’ennesima volta la natura antropica dei cambiamenti climatici, si usano comunque le parole ed espressioni “probabilmente” e “molto probabilmente” che si riferiscono a una precisa gamma di valori probabilistici. In tal senso si osservi che in questo studio si raccolgono solamente gli articoli scientifici sul tema, ma non sono state condotte ricerche indipendenti.
Ma la rapida politicizzazione della tematica lascia comunque molti perplessi.
Fumo fuoriesce da una centrale elettrica a Novosibirsk, Russia - Sputnik Italia, 1920, 16.11.2019
Riscaldamento globale ormai inarrestabile. Ma non per la Russia!
Ad ogni modo i meccanismi del processo di decarbonizzazione a livello globale sono stati avviati e ormai è difficile fermarli. Sebbene in misura minore rispetto a quanto avviene in Europa, anche gli USA e i Paesi asiatici in via di sviluppo si stanno timidamente muovendo in questa direzione. Dunque, si tratta di un tema che ci riguarda tutti. In tal senso assume importanza anche il cosiddetto consumo consapevole per il quale il risparmio di un determinato bene è capace di ridurre il dispendio energetico necessario alla sua produzione. Per non parlare poi della riduzione nell’utilizzo di energia elettrica o termica, o ancora del lasciare a casa l’auto personale.
A farne maggiormente le spese sono i lavoratori del settore energetico e industriale le cui aziende consumano alte quantità di energia. Tutti loro dovranno fare i conti con i processi di decarbonizzazione aziendale.
Non possiamo che invidiare quelle persone che sono fermamente convinte della natura antropica dei cambiamenti climatici e dell’efficacia delle soluzioni proposte. Tuttavia, quanto esposto sopra ci induce a pensare che non tutti la pensano così.
Se riflettiamo, infine, sull’economia del Paese, anzitutto va considerato il futuro tributo sulla CO2 che si applica sulle merci russe da esportazione, caratterizzate da una significativa impronta ambientale. Al momento l’ammontare del tributo e l’elenco delle merci imponibili sono relativamente contenuti, ma con gli anni aumenteranno.
In secondo luogo, si noti che molte aziende, anche russe, stanno cominciando a investire sulla decarbonizzazione di settori che non sono interessati dal tributo poiché nel corso degli anni le merci colpite dalla riscossione di tributi ulteriori in sede di commercio con l’UE saranno sempre di più.
In terzo luogo, stanno nascendo delle classifiche di aziende per rispetto dell’ambiente e la loro capacità di fare debito dipenderà dagli sforzi che l’azienda stessa intraprenderà per portare avanti il processo di decarbonizzazione.
Un esempio di questo approccio si è registrato nel momento in cui alcune banche occidentali hanno deciso di non concedere linee di prestito ad aziende del settore del carbone. Lo ribadiamo, al momento è un processo alla sua fase iniziale, ma ogni anno che passa riguarderà sempre di più anche il nostro settore industriale e agricolo.
Sullo sfondo di queste riflessioni rimane, però, un grande rischio: se non si riuscirà a conseguire una riduzione significativa delle emissioni di CO2 o se la riduzione dell’impatto antropico sui cambiamenti climatici non rallenterà i cambiamenti stessi, allora gli ingenti sforzi profusi e le ingenti risorse stanziate dovranno essere tempestivamente reindirizzati al contrasto delle conseguenze generate da questi stessi cambiamenti climatici.
di Alexander Sobko
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