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Droghe, tasse e sponsor segreti: da dove vengono i miliardi dei talebani

© Sputnik . Stringer / Vai alla galleria fotograficaI talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia e altri Paesi)
I talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia e altri Paesi) - Sputnik Italia, 1920, 05.09.2021
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I talebani, oltre ad essere saliti al potere in Afghanistan, hanno anche preso il controllo sull’economia del Paese. Nonostante l’intensa attività di narcotraffico, negli ultimi decenni il movimento ha imparato a generare ricavi non soltanto dallo spaccio di oppio ed eroina.
I talebani* hanno imposto tributi alle società di logistica e agli operatori di telefonia mobile nei territori di loro pertinenza. Inoltre, ricevevano denaro dal Pakistan e dai Paesi del Golfo Persico. Generavano ricavi per oltre 1,5 miliardi di dollari l’anno. Sputnik ha cercato di capire se queste cifre sono state sufficienti per riempire le casse statali.
Non soltanto droga
“Non si produrrà né spaccerà più droga. L’Afghanistan non è più il Paese dell’oppio”, ha dichiarato Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani. Questi ha poi aggiunto che avrà bisogno di aiuti esteri in questo senso.
Non è la prima volta che si registrano tali promesse. Nel 2000, infatti, per ottenere il riconoscimento a livello internazionale, vietarono la coltivazione di papavero da oppio. Vennero distrutti tutti i campi ed effettivamente il narcotraffico si ridusse drasticamente. Ma quando gli USA invasero l’Afghanistan e i combattenti talebani persero il potere, lo spaccio di oppio, eroina e metanfetamine ricominciò a prosperare.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) considera l’Afghanistan il più grande produttore di oppio al mondo. L’anno scorso il raccolto di papavero ha registrato un aumento nel Paese del 37%. La superficie complessiva di terreni coltivati a papavero si attesta a 263.000 ettari, un record assoluto.
Le attività di spaccio generano ai talebani, secondo le stime dell’UNODC, ricavi per 400 milioni di dollari l’anno.
Per lungo tempo questa è stata per loro la principale fonte di reddito. Ma negli ultimi anni la situazione è cambiata: i fondamentalisti, infatti, hanno diversificato le loro entrate.
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Molte e diverse entrate
È stato il mullah Mohammad Yoqub, figlio del mullah Omar, ad esortare il movimento a cercare nuove fonti di reddito. I combattenti allora hanno cominciato a impegnare nell’occupare nuovi territori ricchi di risorse minerarie.
L’Afghanistan è ricco di elementi come il rame, la bauxite, il ferro, il marmo, il litio, l’oro. Il valore complessivo di queste risorse è stimato intorno ad alcune migliaia di miliardi di dollari. Molti giacimenti rimangono intaccati ancora oggi. Quelli che sono finiti nelle mani dei combattenti generano loro oltre 460 milioni di dollari l’anno. Secondo i dati di The Financial Times, gli acquirenti sono essenzialmente aziende private cinesi, pakistane ed emiratine.
Nel mese di maggio l’ONU ha comunicato che i ricavi annui dei talebani variano tra i 300 milioni e 1,6 miliardi di dollari. L’anno scorso soltanto dai tributi hanno raccolto 160 milioni. Una volta impossessatisi di nuovi territori, i talebani svuotavano le casse dell’erario, accaparravano le armi e i mezzi corazzati, depredavano imprese e famiglie.
I talebani hanno introdotto un tributo al 10% e una tassa sulle utenze comunali (soltanto la quota relativa all’elettricità ha generato loro 2 milioni l’anno), chiedevano dazi per consentire il transito delle merci e cercavano di ingerire in qualsivoglia attività. Imposte a parte erano riservate alle forniture di carburante, alle sigarette, agli alimenti, ai medicinali e ai beni di prima necessità.
Inoltre, i talebani erano anche aiutati da alcuni Paesi esteri. Come appurato, circa 500 milioni di dollari l’anno arrivano nelle casse dei talebani grazie a sponsor privati di Paesi del Golfo Persico come Arabia Saudita, UAE e Qatar.
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Prime difficoltà
“I talebani hanno costruito un impero finanziario che vacillerà quando si troveranno a guidare il governo”, prevedevano i media occidentali. E così è successo. I talebani che fino a questo momento avevano operato soltanto nell’economia sommersa hanno già riscontrato le prime difficoltà.
Non credendo alle promesse del nuovo governo, i cittadini si sono riversati in banca per prelevare i risparmi, raccontano i corrispondenti da Kabul. Questo è stato un duro colpo per l’economia del Paese. Ai bancomat cominciano a terminare le riserve di contanti e i prezzi iniziano a salire vertiginosamente. Ad esempio, la farina e l’olio sono triplicati. Per strada non c’è nessuno, la maggior parte delle farmacie è chiusa.
“Il sistema bancario è paralizzato. L’Afghanistan è un Paese che dipende dalle importazioni. L’export vale 870 milioni di dollari, mentre l’import ben 8,6 miliardi. I talebani ora devono dare da mangiare al popolo e sostenere l’apparato governativo”, spiega Omar Nessar, collaboratore dell’Istituto di orientalistica dell’Accademia russa delle scienze, nonché direttore del Centro di studi afghani contemporanei.
Il 75% delle spese pubbliche era solitamente garantito dagli aiuti internazionali. Kabul riceveva oltre 4 miliardi di dollari l’anni. D’ora in poi non si potrà più fare affidamento su questi aiuti.
Secondo Ajmal Ahmaty, governatore della Banca centrale afghana fuggito dal Paese, la maggior parte dei fondi accumulati dai governi precedenti sono dislocati fuori dai confini del Paese. Sette dei nove miliardi di dollari delle riserve valutarie si trovano negli USA. Il governo Biden intende congelare questi fondi. L’Afghanistan rischia un’impennata dell’inflazione, una svalutazione della valuta nazionale e un incremento della povertà. Se il nuovo governo non sarà riconosciuto dalla comunità internazionale, il Paese rischia anche un forte isolamento. Ma Omar Nessar ritiene che i Paesi della regione attiveranno presto il dialogo con i talebani. E ciò significa che il regime potrebbe vedersi garantite nuove fonti di reddito.
*organizzazione terroristica messa al bando in Russia
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